La parità di cambio tra Euro – Dollaro serve veramente? Pro e Contro

euro-dollaro

Gli analisti – e da un po’ di tempo anche i politici – guardano con una certa apprensione il cambio euro-dollaro. La tendenza è palese e apparentemente inarrestabile: l’euro si apprezza e il dollaro si svaluta. La situazione attuale è sfavorevole per Europa per un motivo semplice: se la moneta unica ha un valore alto e la moneta statunitense ha un valore basso, allora gli Stati Uniti sono avvantaggiati nelle esportazioni, vendono più prodotti, le loro imprese sono più in salute.

Alcuni pensano che l’euro, per tornare competitivo, debba essere svalutato del 20% fino a raggiungere, in un ipotetico futuro, la parità con il dollaro. E’ realmente un’evenienza auspicabile?

In verità ci sono i pro e i contro. Sicuramente esporteremmo più facilmente, e ciò andrebbe a tutto vantaggio delle nostre aziende; immetterebbe, inoltre, liquidità in un sistema – quello italiano – che soffre di una mancanza cronica di liquidità. L’altra faccia della medaglia è rappresentata da una certa difficoltà a importare. Sicuramente comprare dall’estero è più facile quando l’euro vale 1,36 dollari, piuttosto che quando ne vale uno (se dobbiamo comprare dagli Usa). In generale, tutto ciò che compreremmo dall’America costerebbe di più, anche le materie prime.

La domanda da porsi è: ammettendo come auspicabile parità tra euro e dollaro, quali misure uno Stato dovrebbe adottare per raggiungere questo obiettivo? Sostanzialmente, è una questione di politica monetaria e di bilancia commerciale. Se un Governo favorisce una politica monetaria espansiva, finalizzata all’immissione di moneta nel sistema economica, allora la moneta stessa verrà coinvolta nel processo di svalutazione. L’euro, quindi, perderebbe di valore e raggiungerebbe quello del dollaro. Peccato che la Bce ha al suo interno pochi strumenti a sua disposizione. Anzi, è stata geneticamente creata per combattere la svalutazione.

L’altro sistema riguarda la bilancia commerciale, per la quale si intende la differenza tra le esportazioni e le importazioni di cui un paese si rende protagonista. Se la bilancia è positiva, ossia se le esportazioni superano le importazioni, allora la moneta può perdere di valore. Il compito di un Governo, quindi, dovrebbe essere quello di creare condizioni favorevoli per la vendita della merce italiana all’estero. A tal proposito si potrebbe pensare a misure finalizzate alla riduzione del costo del lavoro, agli sgravi fiscali per le imprese o all’innovazione, ossia a tutto ciò che, in una maniera o nell’altra, rende appetibile all’estero i nostri prodotti rispetto alla concorrenza. Si tratta di un qualcosa di estremamente difficile, per l’Italia di oggi, dal momento che mancano le risorse per farlo.

Se lo Stato è praticamente inerme, cosa può fare il cittadino qualunque? La risposta più prevedibile sarebbe “niente”. Qualcosa però, almeno in linea teoria, può essere fatto. Semplicemente, si può smettere di comprare prodotti stranieri. Il senso di questa azione è quello di esercitare un’influenza sulla bilancia dei pagamenti. Diminuendo le importazioni l’avanzo è più probabile e questo, come accennato sopra, contribuisce alla svalutazione di una moneta. Ovviamente il potere dei consumatori è piuttosto circoscritto: il grosso delle importazioni non è rappresentato dall’acquisto di iPhone o di iPad, ma dall’acquisto delle materie prime e dell’energia.