Il paradosso indebitamento delle famiglie italiane

indebitamento-famiglie

L’ultimo rapporto della Cgia consegna un quadro sconfortante. Le famiglie italiane si sono indebitate in questi anni in modo preoccupante e, ovviamente, lo hanno fatto a causa della crisi. Dal 2008 al 31 dicembre 2012 l’indebitamento è cresciuto del 34% e oggi tocca quota 501 miliardi.

Il dato però cela un paradosso. L’indebitamento delle famiglie non ha seguito un trend costante, tutt’altro. A fine del 2011 è stato raggiunto il picco, 506 miliardi, e questo vuol dire che nell’ultimo anno lo stock del debito è addirittura diminuito. Parallelamente, però, la recessione non ha cessato di mordere e la pressione fiscale è aumentata.

Il calo dell’indebitamento non è, in verità un fatto positivo. O meglio, ne segnala un altro ben più negativo: il calo dei consumi. E’ proprio con il dato dei consumi che si spiega il paradosso “2012, più crisi meno indebitamento”. La Cgia stessa fa notare che il parametro consumi e il parametro indebitamento sono legati da una relazione di proporzionalità diretta – non proprio esatta ovviamente: quando scendono i consumi sale l’indebitamento; viceversa, quando salgono i consumi, cala l’indebitamento. Non è un caso che dal 2008 al 2011 si sia registrato un aumento dei consumi, seppur risicato (in media +1% annuo su annuo) e un aumento dell’indebitamento delle famiglie fino a 506 miliardi. Non è un caso, altresì, che nel 2012 si sia registrato un crollo dei consumi, -4%, e una discesa dell’indebitamento da 506 miliardi a 501.

Questo legame è spiegabile con la strategia della sopravvivenza (possiamo chiamarla così) messa in campo in modo coordinato dalle famiglie. Hanno avuto tutte la stessa idea. Giuseppe Bortolussi, presidente della Cgia, a tal proposito dichiara: “Ho l’impressione che nell’ultimo anno molte famiglie abbiano deciso dissaldare i propri creditori a scapito dei risparmi e dei consumi. L’insicurezza legata alla crisi economica, al timore di una impennata dei tassi di interesse e, in particolar modo, alla paura di perdere il posto di lavoro ha indotto moltissime persone a concentrare le proprie entrate e una parte consistente dei risparmi al pagamento dei debiti”. C’è la crisi, ho paura, spendo meno e mi copro le spalle. Un ragionamento dannoso per l’economia ma inattaccabile e non privo di un certo buon senso.

La Cgia ha anche spiegato che sotto la definizione di indebitamento ha posto attività quali i mutui per l’acquisto di una casa, i prestiti per l’acquisto di un’auto o la moto e in generale di beni mobili, il credito al consumo, i finanziamenti per la ristrutturazione di immobili.

La Cgia ha sottolineato, inoltre, un certo legame tra indebitamento e reddito. I più alti livelli di indebitamento si riscontrano nelle zone dove il reddito pro capite è più alto. E infatti il record è stato registrato nella Monza-Brianza, con 27mila euro di debito a famiglia, e a Varese (25mila euro a famiglia). L’indebitamento più basso è stato registrato, di contro, a Vibo Valentia (9mila euro) e ad Enna (8mila euro). Questo legame è spiegabile con il procedimento psicologico di cui sopra: se non sicuro, non spendo e non contraggo debiti.