Pagamenti digitali: boom delle app per smartphone e tablet

In merito ai pagamenti digitali, l’Italia ha ancora molto da fare, soprattutto se paragonata agli altri Paesi del Vecchio Continente. Al momento i volumi sono in effetti ancora molto ridotti ma si assiste ad una crescita costante che fa ben sperare per il prossimo futuro. In aumento soprattutto il giro d’affari derivante dall’acquisto di servizi e prodotti attraverso i dispositivi mobili.

Pagamenti digitali
Gli acquisti via smartphone rappresentano il 13% dell’ammontare totale dei pagamenti digitali

Acquisti via smartphone per 2,8 miliardi di euro

L’Osservatorio mobile payment & commerce della School of management del Politecnico di Milano ha analizzato il mercato digitale italiano nel 2015. Ebbene, gli acquisti via smartphone hanno fatto toccare quota 2,8 miliardi di euro, ovvero il 13% dell’ammontare totale registrato nel settore dei pagamenti digitali (incluso l’e-commerce).

Se paragonato al giro d’affari delle carte di credito e delle carte di debito (165 miliardi di euro l’anno) è ovvio che appare come una cifra quasi ridicola ma, per comprendere la portata futura, occorre andare oltre ed analizzare l’intero mondo dei pagamenti elettronici. Quelli tradizionali sono cresciuti del 5,6%, mentre i pagamenti tramite mobile sono aumentati ben del 48%. Questa disparità porta a credere che i dispositivi mobili possano rappresentare una chance unica per l’Italia al fine di azzerare, o almeno ridurre, il gap con gli altri Paesi europei.

Convinti delle potenzialità dei pagamenti digitali, sono in molti quelli che si sono buttati a capofitto o si stanno avvicinando a questo mondo. Banche, operatori telefonici, produttori di dispositivi mobili, innovative startup dedicate al fin-tech, tutti cercano la loro nicchia di mercato, scommettendo sul prossimo futuro di un fronte in costante evoluzione.

Istituti di credito e App

Le banche italiane stanno puntando forte sui servizi per smartphone e tablet, tanto che ormai quasi tutte hanno applicazioni ad hoc da offrire alla loro clientela. L’Osservatorio mobile banking creato da Abi Lab con il contributo della School of management del Politecnico ha analizzato un campione di istituti di credito italiani ed è addivenuto a questa conclusione: tutti mettono a disposizione almeno un’applicazione per smartphone e il 77% di essi ha implementato anche una App per tablet. Tutte le banche prese in esame offrono quantomeno i servizi base e cioè saldo del conto corrente, lista movimenti, bonifici, ricariche telefoniche.

L’analisi sottolinea inoltre come si assista ad un incremento delle applicazioni specializzate. Il 36% degli istituti di credito contattati ha messo sul mercato una App che trasforma lo smartphone in un punto vendita mobile portatile, per incassare i pagamenti (ovvero un Pos), mentre il 27% ha implementato un servizio di borsellino digitale (il cosiddetto mobile wallet).

I pagamenti peer to peer

Nel settore dei pagamenti digitali, sta emergendo un nuovo fronte che potrebbe rappresentare un vero successo nel prossimo futuro. Stiamo parlando dei pagamenti «peer to peer» (p2p), che permettono di trasferire in tempo reale piccoli importi di denaro tra privati in modo sicuro. Questa sorta di WhatsApp dei pagamenti consente di avere la disponibilità immediata del denaro sul conto e può risultare molto utile in molti frangenti della vita quotidiana. Pensiamo per esempio ad una cena tra amici quando si deve dividere il conto oppure quando si raccolgono soldi per fare un regalo di gruppo.

Molti intermediari hanno già aderito a questo nuovo sistema di pagamento. Al momento sono 23 le banche aderenti per un totale di 300mila utenti già registrati. L’antesignana è stata Sia con il servizio Jiffy (alla quale hanno aderito per esempio Banca Intesa, UniCredit, Ubi, Bnl, Widiba, Carige, Cariparma). A seguire si è imposta Satispay, poi Hype (Banca Sella), 2pay, Zac (Icbpi-Cartasì) e Chat&Cash (Banco Popolare). Presto sul mercato anche Tinaba.

Ogni servizio prevede costi e importi differenti: in media l’ammontare massimo delle transazioni è di 150-200 euro, per un totale di 500 euro giornalieri e 2.500 euro mensili; solitamente l’attivazione è gratuita poi alcuni operatori richiedono il pagamento di una commissione sui singoli movimenti. Nell’ultimo anno il valore dei trasferimenti di denaro ha già toccato quota 10 milioni di euro: l’importo medio delle transazioni effettuate ammonta a 44 euro ma quasi la metà si ferma sotto i 25 euro.

Pagamenti p2p anche negli esercizi commerciali

I pagamenti «peer to peer» non si limitano al trasferimento di denaro tra amici e familiari ma si sta diffondendo anche tra gli esercenti. Per esempio, Satispay e 2pay consentono di effettuare acquisti e pagare anche presso i negozi tradizionali.

L’adesione al servizio Satispay è già arrivata da 2600 esercizi, quali TotalErg, Grom, i ristoranti Brek del Gruppo Pam e Mychef; grazie a quest’ultimo accordo il servizio potrà essere utilizzato nei punti vendita Areas Italia e nei ristoranti McDonald’s, Rossopomodoro e Panino Giusto. L’azienda ha recentemente fatto sapere che sono state già scaricate 60mila App e si sono registrati 25mila utenti (+28% nell’ultimo semestre); inoltre ha sottolineato come il volume di affari sia considerevolmente cresciuto, arrivando a toccare quota 500mila euro al mese. Le attese sono ancora più positive visto che si stima di toccare e superare il milione di euro mensile.

Oltre ai pagamenti tra persone, con Jiffy si possono anche fare quelli da privati ad esercizi commerciali, come ad esempio bar ed edicole o liberi professionisti che operano in mobilità, come tassisti e idraulici. Recentemente è partito un progetto pilota su Bergamo dove i clienti di UBI Banca – attraverso l’applicazione UBI PAY – possono effettuare pagamenti via smartphone in tempo reale presso una trentina di esercenti. Una delle prossime evoluzioni di Jiffy sarà anche il “Person-to-Government” (P2G) con il servizio Jiffy che, collegandosi alla piattaforma PagoPA dell’Agid, potrà consentire ai cittadini di ricevere sul proprio smartphone una notifica di pagamento con importi precompilati – relativa ad esempio a mense scolastiche o multe – ed effettuare l’operazione di pagamento verso le pubbliche amministrazioni in modo completamente digitale.