Paesi Brics come l’Unione Europea

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L’Unione Europea è una delle potenze economiche del pianeta. Nonostante la crisi economica e la crisi finanziaria, nonostante la fragilità della sua moneta, i paesi che lo compongono – tutti assieme – riescono a competere con i grandi del mondo, con gli Stati Uniti – rimasti unica potenza dopo il crollo dell’Unione Sovietica – e la Cina, che con il suo miliardo e mezzo (quasi) di persone minaccia di sconvolgere le gerarchie dell’economia.

L’Europa è una potenza perché, nel bene e nel male, riesce a parlare come entità singola, frutto di un’integrazione che, se non culturale e politica, è sicuramente economica e finanziare. E se un’integrazione simile legherebbe tra loro i paesi Brics? E se un’integrazione simile trasformassero i paesi in forte crescita in un’entità monolitica e solida? Sarebbero guai per Stati Uniti e per l’Europa, costretti a confrontarsi con una “macro-regione” dall’immensa forza contrattuale.

Proprio di questo si è parlato in un workshop a cui hanno partecipato proprio i Paesi Brics. La prospettiva suggerita è stata quella di formare una sorta di comunità, di mercato unico stile Unione Europea. Un processo colossale e che coinvolgerebbe buona parte della ricchezza del pianeta. In totale, infatti, Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa detengono una quantità immensa di riserva monetaria: 4.400 miliardi di euro (per il 70% in mano al colosso asiatico). Rappresentano il 46% della popolazione mondiale. Producono il 25% del Pil. Realizzano il 175 degli scambi commerciali. Soprattutto, crescono anche in periodo di crisi: la Cina addirittura dell’8%, mentre gli altri si mantengono intorno al 5%.

Certo, molte sono le differenza tra questi paesi, soprattutto dal punto di vista politico. L’India, ad esempio, è una democrazia liberale ormai matura; la Cina mantiene un sistema misto capitalismo-socialismo che sfugge a ogni logica occidentale; la Russia è una democrazia de jure, ma una dittatura de facto, pur nell’ottica di un liberismo sfrenato.

L’obiettivo, quello sì, è comune: capovolgere le gerarchie, sorpassare l’Occidente in potenza e influenza. Qualche segnale, i paesi in forte sviluppo l’hanno dato, seppur singolarmente. La Cina è diventata la seconda economia del mondo. La Cina, inoltre, è entrata a fare parte del Wto (lo ha fatto con la promessa implicita di investimenti, formidabile cavallo di troia).

A Durban è stato già compiuto qualche passo in avanti: la progettazione di una banca dei paesi Brics, a mo’ di Banca Centrale Europa. La prima capitalizzazione vedrà il contribuito di ognuno di cinque paesi, il quale devolverà 10 miliardi.

Gli analisti occidentali però, sono convinto che questo passò sarà l’ultimo. Il sentire comune tra l’elite europeo asserisce che ai Brics manca il principio fondante, un principio o un avvenimento che giustifichi in un’unione. L’Unione Europea fu preceduta da due guerre mondiali che produssero un forte desiderio di pace. Brasile, Russia, India, Cina, Sud Africa – per fortuna – non “godono” di un tale elemento fondante.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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