Oro sotto i 4.200 dollari e Petrolio incerto: le materie prime nella morsa dell’escalation USA-Iran

Oro in calo e petrolio volatile dopo i raid USA-Iran: tensione su Hormuz, tassi alti e mercati divisi sulle materie prime.

Una notte per chi segue le materie prime. Gli Stati Uniti hanno lanciato nuovi raid contro l’Iran dopo l’abbattimento di un elicottero Apache al largo dell’Oman: colpiti con munizioni di precisione difese aeree, stazioni di controllo a terra e radar vicino allo Stretto di Hormuz.

Teheran ha risposto nel giro di poche ore, con un attacco di droni contro la Quinta Flotta americana in Bahrain e azioni contro installazioni militari USA in Giordania e Kuwait.

E i mercati? Hanno reagito in modo tutt’altro che scontato. L’oro, che sulla carta dovrebbe guadagnare a ogni fiammata geopolitica, è sceso fino al 2,1% a circa 4.170 dollari l’oncia, il minimo da fine marzo, dopo l’1,6% già perso nella seduta precedente.

Nome Prezzo Var %
Au Oro GC=F $4.034,30 ▲ +0,71%
🛢 Petrolio WTI CL=F $79,65 ▲ +1,93%
🛢 Petrolio Brent BZ=F $86,26 ▲ +3,55%

Il Brent invece è salito fino al 2% sopra i 93 dollari al barile, salvo poi ripiegare verso quota 91 quando Washington ha annunciato la fine della breve campagna di rappresaglia; il WTI ha oscillato intorno agli 88 dollari.

L’oro vale ora circa un quinto in meno rispetto ai livelli precedenti lo scoppio della guerra, il 28 febbraio. E la rottura della media mobile a 200 giorni ha innescato altre vendite da parte degli istituzionali. Andiamo a vedere qualche dato.

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La notte di Hormuz: raid e rappresaglie

La ricostruzione arriva da Bloomberg. Il Centcom ha definito gli attacchi “strike di autodifesa” condotti su direttiva del presidente Trump, una “risposta proporzionale a un’aggressione iraniana ingiustificata”. I media iraniani parlano di esplosioni sull’isola di Qeshm e nella regione di Jask, lungo la costa meridionale del Paese. Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha avvertito che la Repubblica Islamica “non lascerà senza risposta alcun attacco o minaccia”.

Le nuove ostilità mettono a rischio un cessate il fuoco già fragile. E rischiano di prolungare la chiusura quasi totale dello Stretto di Hormuz, oggi sottoposto a un doppio blocco, americano e iraniano. Per il mercato trae un certo conforto dal fatto che la risposta sia rimasta comunque lieve.

Perché l’oro scende mentre il Golfo brucia

Il comportamento dell’oro è il vero rompicapo di questa fase. La spiegazione è la catena inflazione-tassi. Il conflitto tiene alti i prezzi dell’energia, che a loro volta alimentano l’inflazione. E un‘inflazione che corre spinge le banche centrali verso una politica monetaria più dura. E tassi più alti penalizzano un asset che non paga né cedole né interessi.

Andiamo a vedere il prezzo dell’oro nel grafico giornaliero:

Grafico Oro - USD - 10 Giugno 2026

e come osserviamo il prezzo è tornato sotto le medie SMA200 ed EMA200 di lungo periodo.

Non a caso i rendimenti dei Treasury a due anni sono saliti al massimo da oltre un anno, proprio mentre i mercati attendono il dato sull’inflazione americana di Maggio in uscita oggi, con il consenso che vede l’indice sopra il 4% annuo.

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C’è anche un effetto valanga potenziale: ulteriori ribassi renderebbero in perdita una quota crescente delle posizioni negli ETF sul gold. A quel punto l’oro sarebbe esposto a ulteriore rischio al ribasso

Oro: il calo dai massimi di Gennaio 2026

Quotazione dell’oro in dollari per oncia: massimo storico di gennaio, livelli del 9-10 giugno e scenari indicati da Citi. Fonte: Bloomberg.

Citi: rischio di un altro 20% di ribasso entro settembre

Gli analisti di Citi Group, in una nota pubblicata lunedì e ripresa da CNBC, hanno tagliato il target a tre mesi da 4.300 a 4.000 dollari l’oncia.

Ma è lo scenario estremo a far discutere: se lo Stretto di Hormuz restasse di fatto chiuso fino alla fine dell’estate, l’oro potrebbe scivolare fino a 3.500 dollari.

Questo significherebbe un calo di circa il 19,7% rispetto ai 4.357 dollari rilevati ieri. L’oro, che il 29 gennaio aveva toccato il massimo storico di 5.594,82 dollari, appare oggi “incredibilmente rischioso” nel breve termine secondo la banca americana

Che pure, su un orizzonte di 6-12 mesi, mantiene un obiettivo rialzista di 5.000 dollari. “Comprare sui ribassi ha senso solo con una forte convinzione che non ci sarà una nuova escalation”, scrivono gli analisti.

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Petrolio: domanda distrutta o solo in pausa?

Sul fronte del greggio il vero enigma è la domanda. Il Brent staziona intorno ai 91% nonostante il mondo stia vivendo la peggiore interruzione di offerta della storia.

Oro
GC=F CMX
$4.034,30 USD
+0,71% oggi
Market Cap
Volume
44.555
P/E Ratio
Variazione
+$28,60
Oggi
+0,7%
1A
+20,1%
1 Sett.
-7,2%
Andamento prezzo

Com’è possibile tutto questo? Una spiegazione si sta facendo strada: il pianeta sta imparando a consumare meno petrolio. Natasha Kaneva, analista di J.P. Morgan, ha osservato in Cina un consumo inferiore di circa il 9% rispetto al periodo pre guerra.

I consumatori cinesi volano meno e usano di più gli autobus interregionali, che durante le festività del Primo Maggio hanno toccato un record. Negli Stati Uniti succede qualcosa di simile: a Los Angeles l’uso del trasporto pubblico nei giorni feriali è cresciuto di quasi l’8% quest’anno.

Kaneva stima che a maggio la domanda globale sia calata di 5,6 milioni di barili al giorno, circa il 5% del normale; altri analisti parlano di 4 milioni.

L’Agenzia Internazionale dell’Energia prevede per quest’anno un calo della domanda nonostante la crescita del PIL globale. Un’anomalia storica. I produttori, ovviamente, respingono l’idea di una distruzione permanente.

E ovviamente i paesi produttori di greggio sono preoccupati. Il segretario all’Energia USA Chris Wright ha tagliato corto: “Non esiste una cosa come 4 milioni di barili al giorno di distruzione permanente. Senza petrolio non c’è mondo moderno”.

Ma siamo sicuri di non poter fare proprio a meno del petrolio?

Se investi in materie prime, nei prossimi giorni le variabili da tenere d’occhio sono due. La prima è il dato sull’inflazione USA di maggio, in uscita oggi: una lettura sopra le attese rafforzerebbe le aspettative di rialzo dei tassi, con altra pressione sull’oro.

La seconda è l’evoluzione militare nello Stretto di Hormuz. Una de-escalation farebbe scendere i prezzi dell’energia e, paradossalmente, potrebbe segnare il punto di minimo dell’oro. Se invece il doppio blocco durasse tutta l’estate, lo scenario da 3.500 dollari l’oncia potrebbe essere più probabile.

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Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.