Oro forma un death cross per la prima volta dal 2023: che significa?

Oro in death cross: prezzo a 4.017 dollari, -28% dai massimi. Cosa dicono i dati tecnici e perché alcuni vedono un’occasione.

L’oro ha incrociato una soglia tecnica temuta da molti. Nei giorni scorsi la media mobile a 50 giorni ha incrociato al ribasso quella a 200 giorni, il cosiddetto “death cross”, un segnale che non si vedeva dal settembre 2023. Il metallo prezioso scambia intorno ai 4.017 dollari l’oncia, il 28% sotto i massimi storici vicini ai 5.600 dollari di gennaio.

Entrambe le medie mobili sono sopra il prezzo: la 50 giorni a 4.452 dollari, la 200 giorni a 4.475. L’oro ha perso più del 10% nel solo mese di giugno e viaggia verso il quarto mese consecutivo di ribasso.

Chi guarda alla storia, però, potrebbe arrivare a conclusioni diverse. Su 8 death cross nel mercato dell’oro dal 2001, ben 5 si sono rivelati occasioni di acquisto nel breve termine. L’ultimo, nel settembre 2023 a 1.871 dollari, fu seguito da un rally sopra i 2.000 dollari nel giro di settimane, e poi dai massimi di sempre.

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I livelli tecnici e il peso del dollaro

Gregory Shearer, responsabile metalli di J.P. Morgan, descrive la situazione senza giri di parole: il prezzo è “bloccato in una terra di nessuno tecnica, in bilico sopra la media a 200 giorni a 4.340 dollari e frenato dalla 50 giorni a 4.730 dollari”. Al momento l’oro è scivolato sotto entrambi i livelli.

Grafico oro - 02 Luglio 2027

I supporti si trovano a 3.959 dollari (minimo multi-mensile recente) e a 3.886 dollari. La resistenza sta nella fascia 4.300-4.400 dollari. Se i 4.000 cedessero, il prossimo approdo sarebbe 3.440 dollari, un livello individuato dall’estensione di Fibonacci al 100% e coerente con lo scenario di reflazione del World Gold Council, che proietta un calo del 5-20% nella zona 3.360-3.440.

E a livello macro? Nove dei 19 membri del FOMC prevedono almeno un rialzo dei tassi entro fine anno. I mercati prezzano quindi una probabilità del 60-70% di un aumento entro settembre. Il dollaro è ai massimi di un anno, i rendimenti reali dei Treasury salgono e il petrolio in rialzo alimenta le aspettative di inflazione. Una combinazione che storicamente toglie ossigeno all’oro.

Le banche centrali comprano in silenzio

I fondamentali di lungo periodo raccontano una storia diversa dal quadro tecnico. Secondo J.P. Morgan, gli acquisti ufficiali di oro riportati nel primo trimestre 2026 sono stati di appena 16 tonnellate nette, un dato trascinato in basso dalla vendita di 60 tonnellate da parte della Turchia a marzo.

J.P. Morgan stima acquisti non riportati per 244 tonnellate nel Q1 2026, in crescita rispetto alle 208 del Q4 2025, usando dati OTC e delle raffinerie svizzere. La media 2021-2025 si attesta a 225 tonnellate per trimestre, il doppio del ritmo del quinquennio precedente.

La Cina guida la corsa. Le importazioni nette cinesi di oro nel primo trimestre hanno toccato le 317 tonnellate, quasi il triplo del trimestre precedente. La People’s Bank of China ha acquistato 5 tonnellate a marzo e 8 ad aprile, un’accelerazione netta rispetto alla tonnellata al mese dei periodi precedenti.

Previsioni prezzo oro fine 2026

Le stime degli analisti sul prezzo a fine 2026 sono disperse come di rado capita. J.P. Morgan mantiene il target a 6.000 dollari l’oncia. Wells Fargo si spinge a 6.100-6.200. Goldman Sachs, dopo aver abbassato il proprio obiettivo da 5.400 a 4.900 dollari, occupa una posizione intermedia. La mediana di un sondaggio Reuters su 31 analisti punta a 4.916 dollari.

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Sul fronte opposto, Michael Antonelli di Baird prevede un prezzo sotto i 4.500 a fine anno. L’analisi più pessimistica individua un target a 3.440 dollari, basato sull’estensione di Fibonacci.

J.P. Morgan ha anche rivisto le stime sulla domanda. La previsione per gli acquisti delle banche centrali nel 2026 è scesa da 800 a 640 tonnellate, quella sui flussi ETF da 580 a circa 400 tonnellate. Le partecipazioni globali degli ETF auriferi sono comunque cresciute di 108 tonnellate da inizio anno, nonostante la caduta dei prezzi. La previsione media annua è scesa da 5.708 a 5.243 dollari l’oncia.

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Il precedente del 2023 e i possibili catalizzatori

Chi cerca conforto può guardare al death cross del 27 settembre 2023. L’oro era scivolato a 1.871 dollari, perdendo il 3,7% nel mese per colpa dei rendimenti in salita e del dollaro forte. Quel segnale si rivelò un falso allarme: il prezzo invertì la rotta in poche settimane e nella primavera 2024 aveva già superato i 2.000 dollari.

Oro
GC=F CMX
$4.138,70 USD
+1,53% oggi
Market Cap
Volume
123.936
P/E Ratio
Variazione
+$62,30
Oggi
+1,5%
1A
+20,3%
1 Sett.
-4,4%
Andamento prezzo

Nel 2013 il segnale arrivò a mercato orso già avviato; nel 2023 precedette un rimbalzo deciso.

I possibili catalizzatori per un recupero nella seconda metà dell’anno sono la riapertura dello Stretto di Hormuz, il rientro dei timori inflazionistici, un’eventuale inversione del dollaro e il ritorno degli investitori sul metallo.

La distanza tra il prezzo attuale (4.017 dollari) e un obiettivo medio del consenso intorno ai 4.900-5.000 dollari implica un rialzo potenziale del 20-25%, a condizione che acquisti delle banche centrali, de-dollarizzazione e crescita del debito americano continuino a sostenere la domanda.

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