Oro, analisi fondamentale al 13 novembre 2019

Il prezzo dell’oro vede altri ribassi avvenire in questi giorni, trainato da due fattori principali: il sentimento dei mercati, che continua a desiderare il rischio, ed un aumento significativo del valore del dollaro americano.

Questi due fattori sono i principali, ma si uniscono ad essi anche altri importanti elementi da tenere in considerazione. Ad esempio, un affievolimento generale delle tensioni in Medio Oriente e della guerra doganale tra Cina e Stati Uniti.

Esaminiamo dunque tutti questi fattori per costruire un’analisi dettagliata del mercato dell’oro: ci aiuterà a comprendere quali siano le dinamiche in corso e a costruire una nostra analisi di breve termine.

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I mercati scelgono il rischio

Una legge tradizionale della microeconomia finanziaria insegna questo: quando i mercati crescono, le persone scelgono investimenti più rischiosi e viceversa. In questo momento i listini azionari mondiali, quantomeno i principali, continuano a vedere una crescita sostenuta.

Non solo, ma per il momento ci sono anche pochi segnali che potrebbero scatenare una crisi nel breve termine. I mercati possono temere l’esplosione della bolla speculativa immobiliare in Cina, ma difficilmente questa riuscirebbe davvero a riflettersi sui mercati finanziari di tutto il mondo; anche le tensioni doganali tra Cina e Stati Uniti si sono affievolite molto nell’ultimo periodo.

Se molti economisti continuano a citare la questione dei dazi come quella più spinosa con cui fare i conti in questo momento, è altrettanto vero che non ci sono risvolti ormai da vari mesi. Si parla da quasi un anno e mezzo di un ipotetico incontro chiarificatore tra Donald Trump ed il Presidente cinese Xi Jinping, ma questo non è ancora né arrivato né previsto.

Pe il momento, tutto quello a cui abbiamo assistito è stata una guerra di tweet e continue voci di corridoio. Un amo che sembra aver perso la esca che faceva abboccare i mercati ad ogni novità pubblicata dalla stampa. Pare chiaro che questa situazione non sia ancora risolta, ma che non stia nemmeno creando eccessiva imprevedibilità quantomeno nel breve termine.

L’effetto dollaro

L’oro è quotato in dollari americani, per cui ogni movimento del dollaro tende inevitabilmente ad influenzarne il valore. In questo momento, il dollaro sta vivendo un momento di grazia che si trascina ormai da settimane; i dati sull’occupazione americana e sul livello dei salari, anche quelli pubblicati a novembre 2019, continuano ad essere molto positivi.

Da una parte questo continua a trascinare più investitori nel mercato azionario, dall’altro rafforza anche la posizione del dollaro nei confronti dell’oro e di tante valute. Anche in questo caso, i dati che ci permettono di fare ipotesi sul futuro ci dicono che probabilmente il dollaro continuerà a vivere un momento di rafforzamento anche nei prossimi mesi.

A dicembre e a gennaio la Federal Reserve si pronuncerà su un possibile taglio dei tassi di interesse centrali, che però al momento sembra ancora lontano: il valore del dollaro sta scontando circa il 10% di probabilità che a dicembre avvenga un ribasso di 0.25 punti base, mentre sconta un 20% di probabilità che questo possa avvenire a gennaio.

Certo, un taglio dei tassi potrebbe contribuire a spingere l’economia americana, ma per il momento non sembra affatto che ce ne sia bisogno. La disoccupazione rimane ai minimi storici e i mercati finanziari, invece, ai loro massimi sulla scia di dati trimestrali molto positivi da parte del comparto delle grandi aziende americane.

In un contesto di questo genere è più facile che la Federal Reserve decida di mantenere alti i tassi, per avere un paracadute molto ampio da aprire nel caso in cui questa crescita dovesse giungere ad arrestarsi.

Previsioni di breve-medio termine

Nel breve e nel medio termine è probabile che continueremo ad assistere ad un prezzo dell’oro particolarmente basso, specie se non ci saranno altri sviluppi sul fronte delle questioni doganali tra Cina e Stati Uniti.

Chiaramente dovremo seguire da vicino quello che succederà sia a dicembre che a gennaio: se la Federal Reserve dovesse improvvisamente decidere di ribassare il tasso di interesse centrale, allora per il dollaro americano sarebbe un forte elemento di svalutazione che farebbe saettare verso l’alto la quotazione dell’oro.

Per il momento è difficile ipotizzare che questo possa accadere, ma riusciremo a farci un’idea più precisa nel corso di novembre. Con i principali annunci macroeconomici, infatti, arriverà anche una maggior sicurezza nel poter prevedere le mosse della banca centrale americana.

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