Oracle sopra le aspettative: utili Q3 2026 e titolo sale del 10%
Dopo anni passati a inseguire i giganti del cloud, Amazon, Microsoft, Google, e con molti analisti scettici sulla sua capacità di competere davvero, Oracle ha dimostrato che la strategia funziona.
Il report del terzo trimestre fiscale 2026 ha spazzato via ogni dubbio: 17,2 miliardi di dollari di ricavi totali (+22% anno su anno), EPS adjusted a 1,79 dollari contro le stime di 1,55 (+15,5%), e soprattutto una crescita del 44% nei ricavi cloud che ha fatto saltare gli investitori dalla sedia.
Il titolo è schizzato del 10% nell’after-hours, passando da 182 a oltre 200 dollari. Ma c’è un numero che ha davvero impressionato: i Remaining Performance Obligations (RPO) sono esplosi a 553 miliardi di dollari, con una crescita del 325% anno su anno.
In parole semplici? Oracle ha già firmato contratti cloud così grandi che i ricavi sono garantiti per i prossimi 3-5 anni. Poche aziende tech possono vantare una certezza del genere, specialmente in un contesto macro così incerto.
Oracle è un caso affascinante: un’azienda che molti davano per spacciata nel cloud, schiacciata dagli hyperscaler, e che invece ha trovato la sua nicchia redditizia.
Database aziendali mission-critical, infrastruttura AI per modelli di linguaggio giganti.
E con l’AI che spinge la domanda di capacità computazionale a livelli mai visti, Oracle si trova nel posto giusto al momento giusto.
Andiamo a vedere qualche dato.

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Sommario
I numeri: un Q3 che sorprende
Oracle ha chiuso il Q3 con ricavi di 17,2 miliardi (+22% anno su anno, +18% a valuta costante).
È il primo trimestre in oltre 15 anni in cui l’azienda registra una crescita organica sia dei ricavi dell’EPS superiore al 20%. Per un colosso con oltre 40 anni di storia e ricavi annuali vicini ai 70 miliardi, riaccelerare a questi ritmi è abbastanza raro.
Numeri dovuti principalmente a tre fronti: la crescita esplosiva del cloud, i margini operativi in espansione grazie alla scala nei datacenter Oracle Cloud Infrastructure (OCI), e il controllo disciplinato dei costi.
Sul fronte della redditività, Oracle ha dimostrato di saper convertire crescita in profitti tangibili.
Il free cash flow negli ultimi dodici mesi ha raggiunto i 23,5 miliardi (+13%), confermando la capacità di Oracle di trasformare ricavi in liquidità per buyback, dividendi e ulteriori investimenti.
Cloud revenue: il vero motore
La stella del trimestre è stata la divisione cloud. I ricavi sono cresciuti del 44% anno su anno, un tasso che pochissime aziende mature riescono a mantenere.

Questo segmento include Oracle Cloud Infrastructure (OCI), Oracle Fusion Cloud Applications (ERP, HCM, SCM cloud), e i servizi di database cloud.
Tre driver hanno trainato la crescita: la migrazione accelerata dei clienti enterprise dai datacenter verso il cloud Oracle; la domanda crescente di infrastruttura per workload AI e machine learning; e i contratti pluriennali con hyperscaler come Microsoft Azure. e Salesforce.
Ma il dato più impressionante? Gli RPO a 553 miliardi, +325% anno su anno. Rappresentano contratti già firmati ma non ancora riconosciuti come ricavi, in altre parole, business garantito. .
Contesto di mercato: Oracle vs i giganti del cloud
Oracle compete in un mercato dominato da AWS (32%), Azure (23%), Google Cloud (10%). Oracle detiene l’1,5-2% del mercato globale. A prima vista sembrerebbe marginale. Ma la realtà è più complessa: Oracle si è posizionata in una nicchia altamente redditizia, database mission-critical e workload enterprise ad alte prestazioni.
Mentre AWS, Azure e GCP competono sui prezzi, Oracle compete sulla specializzazione: se hai un database Oracle on-premise e vuoi migrare al cloud senza riscrivere tutto, OCI è praticamente l’unica opzione.
In pratica I clienti sono bloccati nell’ecosistema per via dei costi di switching elevati. Inoltre, Oracle ha stretto partnership con Azure e Google Cloud per offrire Oracle Database come servizio gestito sulle loro piattaforme.
Un altro vantaggio è l’infrastruttura AI. Oracle ha investito pesantemente in chip NVIDIA H100 e H200 per costruire cluster di supercalcolo dedicati al training.
Ha attratto clienti come xAI di Elon Musk, che ha scelto Oracle per addestrare ad esempio Grok.
Attenzione ai rischi: il debito pesa
Intendiamoci: non e tutto rose e fiori. Oracle ha perso oltre la meta del suo valore dai picchi di settembre 2025.
Affitta GPU Nvidia generando margini inferiori rispetto al software in licenza. Il free cash flow e in rosso per 13 miliardi. E per finanziare la sua grande scommessa sul cloud AI, ha annunciato piani per raccogliere tra 45 e 50 miliardi di dollari nel solo anno fiscale 2026 – tra equity e debito.
Una scommessa enorme, che funziona solo se la domanda di AI infrastructure continua a crescere ai ritmi attuali. Se qualcosa va storto, un rallentamento economico, un calo della domanda AI, tassi di interesse piu alti del previsto, Oracle si troverebbe in una posizione molto vulnerabile.
E’ un rischio reale. Devi tenerlo presente.
E’ il momento di investire in Oracle?
Oracle ha alzato le previsioni per il Q4 fiscale 2026 (termina il 31 maggio). L’azienda prevede un EPS adjusted tra 1,92 e 1,96 dollari, ben sopra il consensus di 1,70.
L’azienda prevede di continuare a investire aggressivamente nell’espansione della capacità cloud, puntando a raddoppiare il numero di datacenter OCI nei prossimi 18 mesi.
Ecco come sta andando il titolo Oracle in Borsa:
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I risultati del Q3 FY26, hanno superato le attese su quasi tutti i fronti, riaccendendo il dibattito tra analisti e investitori: il titolo è ancora un’opportunità, oppure il mercato ha già scontato tutto?
I conti sono stati ottimi ed il business mostra una crescita impressionante. Sopratutto fa impressione il +84% sulle infrastrutture cloud.
Ma attenzione: il debito, il free cash flow negativo e la dipendenza dalla domanda AI rendono ORCL un investimento comunque rischio. Se stai cercando esposizione all’AI e vuoi comprare azioni Oracle, fai attenzione alla volatilità.
E’ sicuramente un titolo da osservare con attenzione.
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