Opzione donna: requisiti e penalizzazioni

L’INPS ha provveduto a sbloccare le domande di pensione con l’Opzione Donna. Parliamo di quella norma transitoria istituita nel 2004 e restata in vigore fino ad oggi (anche dopo la ratificazione della cosiddetta riforma Fornero nel dicembre 2011), che permette alle lavoratrici di andare in pensione anticipata a 57 anni e 3 mesi di età (58 anni e tre mesi per le autonome) e con 35 anni di contributi (esclusi i periodi di malattia e di disoccupazione).

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Opzione Donna

Opzione donna: requisiti anagrafici e contributivi

La pensione di anzianità in regime sperimentale donna consente di ottenere una prestazione previdenziale anticipata calcolata con il meno rimunerativo sistema contributivo, ovvero in proporzione alla contribuzione versata nel corso di tutta l’attività lavorativa e non in base alla media delle ultime remunerazioni o degli ultimi redditi (quanto accade invece nel sistema retributivo).
La Legge di Stabilità 2016 ha allargato l’Opzione Donna, stabilendo che i requisiti anagrafici e contributivi devono essere perfezionati entro il 31 dicembre 2015. Le lavoratrici autonome hanno una finestra mobile di 18 mesi e quindi matureranno l’assegno pensionistico a partire dal primo luglio 2017. Per quanto riguarda le lavoratrici dipendenti, invece, la finestra mobile è di 12 mesi e quindi percepiranno l’assegno dal primo gennaio 2017. Possono presentare le domande di pensione anticipata le lavoratrici autonome nate prima del 30 settembre 1957 e le dipendenti nate prima del 30 settembre 1958.

Sblocco delle domande

La circolare 45/2016 dell’INPS mette in chiaro che il termine del 31 dicembre 2015 deve essere visto solo come scadenza entro la quale devono essere perfezionati i requisiti anagrafici e contributivi per il diritto al trattamento pensionistico e non anche la finestra mobile di cui abbiamo parlato qualche riga sopra. Quindi consente di sbloccare le pratiche delle lavoratrici che avevano già presentato la domanda di pensione, senza che le loro richieste fossero prese in esame dall’INPS per colpa della lettura limitativa della norma.

Nello stesso documento si parla anche delle penalizzazioni per le pensioni anticipate ottenute con un’età anagrafica inferiore ai 62 anni d’età e qui c’è da sottolineare un’altra grossa novità. Le penalizzazioni dell’1-2% per ogni annualità di anticipo rispetto ai 62 anni non verranno infatti applicate ai trattamenti decorrenti negli anni 2012, 2013 e 2014. Dall’inizio di quest’anno, ma non retroattivamente e senza il pagamento di eventuali interessi, la determinazione dell’assegno verrà quindi fatta senza l’onere delle suddette penalizzazioni, che sono state depennate.