Opec, cos’è e quali Paesi ne fanno parte

L'Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio è stata fondata nel 1960, comprendendo dodici Paesi che si sono associati, formando un cartello economico sul prezzo del petrolio

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Paesi membri Opec

Quando leggiamo o sentiamo nei telegiornali notizie riguardanti il prezzo del petrolio, ci capita spesso di imbatterci in una parola di sole quattro lettere, ma che racchiude molto altro: Opec. Questo termine è un acronimo di Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio, fondata nel 1960. Di seguito cerchiamo di capirne di più.

Cos’è l’Opec e a cosa serve

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L’Opec è nata per combattere il potere degli Usa

L’Opec comprende dodici Paesi che si sono associati formando un cartello economico, al fine di negoziare insieme (sul principio de l’unione fa la forza) con le compagnie petrolifere vari aspetti fondamentali che riguardano il mercato petrolifero: produzione, prezzi e concessioni dell’oro nero. La sede dell’OPEC è attualmente Vienna, sebbene in principio e fino al primo settembre 1965, fosse in Svizzera, a Ginevra. Gli stati facenti parte dell’Opec controllano grossa parte delle riserve mondiali accertate di petrolio (il 78%) e circa metà di quelle del gas naturale. Forniscono circa quattro/decimi della produzione mondiale di petrolio e quasi due/quinti della produzione derivante da gas naturale. I Paesi arabi che ne fanno parte hanno creato nel 1968 nel Kuwait un’organizzazione parallela: l’OAPEC (acronimo di Organization of Arab Petroleum Exporting Countries), al fine di coordinare le politiche energetiche dei paesi mediorientali.

Perché è nata l’Opec

La nascita dell’Opec fu spinta dal predominio economico delle aziende petrolifere straniere, principalmente anglo-americane, che fin dagli anni venti e trenta, attraverso una serie di concessioni per l’estrazione, esercitavano un controllo pressoché assoluto sulla filiera produttiva (dalle riserve alla estrazione, passando per raffinazione e commercializzazione). Non a caso, il ‘nostro’ Enrico Mattei le definì le ‘sette sorelle’ (termine poi preso in prestito anche in altri ambiti, come il calcio), dato che tra la fine degli anni 40 e l’inizio degli anni 60 arrivarono a controllare la quasi totalità del petrolio mediorientale. Ciò comportò il fatto che questi paesi arrivassero a controllare in maniera unilaterale le quote di estrazione ed il prezzo da pagare ai paesi produttori. Al fine di bilanciare l’offerta e la domanda per evitare negative fluttuazioni nel prezzo e mantenere così lucroso il loro business, le sette sorelle imposero spesso quote di estrazione inferiori alla capacità massima dei paesi produttori. Pertanto, questi ultimi ci andavano a perdere. Del resto, i paesi mediorientali avevano e hanno tutt’oggi nelle esportazioni di petrolio la quasi totalità delle loro esportazioni. E ciò non permetteva loro margini di crescita rilevanti.

La goccia – è proprio il caso di dirlo – che fece traboccare il vaso stracolmo di petrolio, fu la decisione presa il 30 aprile 1959 dal presidente statunitense Dwight Eisenhower, di varare il MOIQP – Mandatory Oil Import Quota Program. Con esso si limitavano le importazioni di petrolio al 9% del fabbisogno totale degli Stati Uniti. Il MOIQP era dunque un programma economico di tipo protezionistico inteso a raggiungere due obiettivi:

  • difendere gli interessi delle compagnie petrolifere americane, che così non avrebbero subito più la concorrenza interna dei Paesi arabi;
  • rendere gli Stati Uniti maggiormente indipendenti in campo energetico attraverso un utilizzo più massiccio dei giacimenti presenti sul territorio americano. La stessa politica che gli Usa stanno attuando da qualche anno, in barba alle speranze che gli ambientalisti avevano riposto su Obama.

Occorre poi aggiungere che tramite MOIQP il governo americano privilegiava le importazioni dal Canada, importante alleato americano nell’era della Guerra Fredda contro l’Unione sovietica, non considerandolo più come esportato e dunque veniva escluso dalla quota massima di importazione. In questo modo gli Usa tagliavano fuori dalle esportazioni il Venezuela, all’epoca principale esportatore di petrolio verso gli Stati Uniti.

Stanchi della situazione, sia i Paesi Medio Orientali che il Venezuela stesso, decisero di incontrarsi dietro invito dell’Iraq nel 1960, per discutere future politiche comuni, intese a proteggere gli interessi dei paesi produttori.

Come funziona Opec

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Una sede Opec

Quello stesso anno, il 14 settembre, durante una conferenza a Baghdad per iniziativa del Governo del Venezuela e di quello dell’Arabia Saudita, nasceva dunque l’Opec. Sebbene inizialmente, un po’ come avvenuto per l’Unione europea, fosse costituita da soli cinque paesi membri: Iran, Iraq, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela. I quali costituirono un cartello il cui scopo era ed è quello di concordare la quantità e il prezzo del petrolio che queste nazioni esportano. In questo modo, gli stati membri ricevono per il petrolio che esportano considerevolmente più di quanto riceverebbero se non ne facessero parte. Facciamo un esempio concreto: nel 2004 gli 12 membri dell’OPEC hanno ricevuto 338 miliardi di dollari di entrate per l’esportazione del petrolio, un incremento del 42 percento rispetto all’anno precedente. Si pensi che trentadue anni prima, il 1972, gli esportatori di petrolio incassarono 23 miliardi di dollari per le esportazioni, o con quelle del 1977, quando a seguito della crisi energetica del 1973 essi ricevettero 140 miliardi di dollari. Ad incidere sulla scelta delle quantità di petrolio da produrre, il fatto che le vendite di petrolio a livello mondiale sono denominate in dollari statunitensi. Pertanto, i cambi nel valore del dollaro rispetto alle altre valute influiscono sulle loro decisioni. Dunque, se il petrolio perde valore rispetto ad altre valute, automaticamente i membri dell’OPEC ricevono minori entrate. Dunque sono portati a ridurre la loro produzione per non andarci a perdere. Di qui anche il termine petroldollari, utilizzato anche per i paesi mediorientali.

Decisioni più importanti Opec

L’Opec influenza e di molto alcune scelte a livello internazionale, influenzando in primis, ovviamente, i prezzi internazionali del petrolio. Ad esempio, durante la crisi energetica del 1973 (grande shock petrolifero), l’OPEC si rifiutò di spedire petrolio verso le nazioni occidentali che avevano sostenuto Israele nella guerra del Kippur contro l’Egitto e la Siria. Questo rifiuto provocò un incremento del 70% nel prezzo del greggio, che durò per cinque mesi, dal 17 ottobre 1973 al 18 marzo 1974. Le nazioni dell’OPEC decisero, il 7 gennaio 1975, di innalzare i prezzi del petrolio grezzo del 10%. O ancora, con l’avvicinarsi della guerra del Golfo del 1990-91 tra Iraq e Usa, il presidente del primo, Saddam Hussein, sostenne che l’OPEC doveva spingere verso l’alto il prezzo del petrolio, aiutando così l’Iraq e gli altri stati membri a ripianare i debiti.

Gran parte del successo dell’OPEC sull’influenza dei prezzi del petrolio anche per lungi periodi, può essere attribuito alla flessibilità dell’Arabia Saudita. Questa nazione, principale alleato arabo degli Usa da un lato e largamente accusato oggi di sostenere anche l’Isis dall’altro, ha tollerato il mancato rispetto dei patti da parte di altri paesi membri, e tagliato la sua produzione per compensare l’eccesso delle quote di produzione degli altri membri del cartello. D’altronde, l’Arabia Saudita è l’unico Paese membro dell’Organizzazione dei Paesi esportatori di petrolio che abbia capacità di scorta, e la possibilità di aumentare la produzione qualora le situazioni lo richiedessero.

Ovviamente, le decisioni dell’Opec di innalzare i prezzi del petrolio hanno un limite: l’abbassamento dei consumi. Inoltre, far crescere continuamente i prezzi del greggio può spingere i paesi importatori a investire in altre fonti alternative, come quelle rinnovabili.

Quali sono paesi membri Opec

Questi, ad oggi, i Paesi membri dell’Opec:

  1. Algeria
  2. Angola
  3. Ecuador
  4. Iran
  5. Iraq
  6. Kuwait
  7. Libia
  8. Nigeria
  9. Qatar
  10. Arabia Saudita
  11. Emirati Arabi Uniti
  12. Venezuela
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Paesi membri Opec

L’ultimo ingresso registrato si è avuto nel primo gennaio 2007, quando vi entrò a far parte l’Angola. Due anni dopo però c’è stata anche un’uscita: quella dell’Indonesia, paese fondatore ma essendo diventata da diversi anni un importatore netto di petrolio, non era più in grado di soddisfare le sue stesse quote di produzione. Quello dell’Indonesia non è l’unico caso: il Gabon vi è entrato nel 1975 per poi uscirne nel 1995.

Paesi petroliferi che non sono membri Opec

Poi ci sono quei Paesi che pur essendo grandi produttori di petrolio, non hanno mai fatto parte dell’Opec. Ecco quali:

  • Nord America: Canada, Messico, Stati Uniti d’America (contro cui si batte l’Opec);
  • Medio oriente: Oman, Bahrein;
  • Asia: Russia, Cina, Kazakistan;
  • Europa: Norvegia.
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