Cosa sono le obbligazioni subordinate?

Decreto Salva Banche, crack, Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti, Cassa Ferrara, Bankitalia. E poi obbligazioni subordinate, asset finanziari, rischi, azioni, perdite di denaro, un suicidio, amministrazioni straordinarie, richieste di risarcimento, conflitti di interesse, inchieste ed accuse. I media, in questi giorni, non parlano d’altro. Ma cerchiamo di capirci qualcosa, partendo dal concetto di obbligazioni subordinate.

Obbligazioni junior

I bond subordinati, o obbligazioni subordinate, sono dei titoli di debito che permettono a chi li compra di diventare creditore dell’istituto emittente, incassando periodicamente degli interessi: il dividendo o cedola. Sono spesso denominate obbligazioni “junior” per distinguerle da quelle non subordinate (o “senior”) e rientrano in una speciale categoria di obbligazioni il cui rimborso – nel caso di problemi finanziari dell’emittente – avviene successivamente a quello di altri soggetti come i dipendenti, i correntisti o i sottoscrittori dei bond ordinari, e anzi concorrono a ripianare le perdite. Con le nuove norme dell’Unione Europea, infatti, le passività soggette al bail-in saranno prima di tutto gli strumenti di capitale, quindi le passività subordinate e a seguire le obbligazioni bancarie non garantite.
Le obbligazioni subordinate hanno, quindi, una rischiosità maggiore, naturalmente incorporata nei rendimenti, rispetto a quella delle obbligazioni senior. Il rischio supplementare dipende dalla tipologia e va di pari passo ad un rendimento superiore alla norma. In taluni casi, il rischio è correlato unicamente al fatto che, in caso di fallimento dell’emittente, l’investitore viene soddisfatto dopo i creditori senior. In altri casi, invece, il portatore può subire perdite, talvolta irrecuperabili, anche qualora l’emittente non diventi insolvente ma semplicemente abbia qualche difficoltà operativa.
Le obbligazioni subordinate staccano una cedola periodica ma non è detto che abbiano una scadenza predefinita; in questo caso prevedono un’opzione di rimborso anticipato a favore dell’emittente, da esercitare a partire da una certa data.

Tier 1, Tier 2 e Tier 3

Ci sono in circolazione tre tipi di obbligazioni subordinate. Le Tier 1 sono le più rischiose, spesso non hanno scadenze finali e, in caso di insolvenza, si rischia il 100% del capitale investito. Esiste, infatti, il rischio che l’emittente possa differire o anche cancellare una cedola.
Gli Upper Tier 2 sono quasi altrettanto rischiosi. In caso di insolvenza si rischia il 100% del capitale investito e c’è il rischio che l’emittente possa differire, ma non cancellare, le cedole (queste possono solo essere sospese e pagate, tutte insieme, nel primo anno che si chiude in utile).
Le Lower Tier 2, spesso di durata decennale, sono le più comuni; in questo caso, il pagamento degli interessi è sospeso solo nel caso in cui si arrivi ad un grave caso di insolvenza.
I Tier 3, infine, sono i bond subordinati meno rischiosi e meno remunerativi; sono poco comuni ed hanno scadenze brevi (dai 2 ai 4 anni).
Il rischio di credito connesso alle obbligazioni subordinate è molto alto. In caso di fallimento o di dissesto dell’emittente, la perdita che può subire l’investitore è elevata e molto spesso può arrivare al 100% del capitale investito, poiché vengono sempre privilegiati gli altri creditori. Il rischio di credito è molto elevato nel caso di obbligazioni di tipo Tier 1 e per alcuni Tier 2. In caso di liquidazione dell’emittente, invece, i Lower Tier 2 e i Tier 3 vengono soddisfatti più facilmente, ma sempre dopo le obbligazioni senior.

I rischi

Le obbligazioni subordinate sono difficili da valutare, in particolar modo se è incerta la data di rimborso del capitale (“extension risk”). Molte di esse, infatti, non hanno una vera e propria scadenza, ma prevedono la possibilità di essere richiamate dall’emittente con la cosiddetta opzione “call”, da esercitare a partire da una certa data. L’assenza di scadenza rende molto complicato ipotizzare il rendimento dell’investimento, visto che non si conosce con certezza il suo termine.
Inoltre, i bond subordinati risultano in certi casi veramente difficili da acquistare e da vendere. E la ragione sta nel fatto che ogni titolo fa storia a sé ed ogni emissione ha caratteristiche peculiari che la distinguono dalle altre.

La situazione ad oggi

In circolazione ci sarebbero oltre 60 miliardi di obbligazioni subordinate emesse dalla banche italiane, più o meno redditizie, per un corrispettivo di circa 800 milioni di euro, di cui quasi 350 milioni in mano a piccoli investitori privati.
Finiamo con i dati aggiornati a inizio dicembre dalla Banca d’Italia, dai quali emerge che nove banche di piccole dimensioni si trovano sotto procedure di amministrazione straordinaria. Si tratta dell’Istituto per il Credito Sportivo (Rm), la Bcc Irpina (Av), la Cassa di Risparmio di Loreto (An), la Banca Padovana di Credito Cooperativo (Pd), la Cassa Rurale di Folgaria (Tn), la Banca Popolare delle Province Calabre (Cz), La Banca di Cascina Credito Cooperativo (Pi), la Bcc Banca Brutia (Cs) e la Bcc di Terra D’Otranto (Le).