Nuovi voucher: come funzionano, chi può utilizzarli, cosa cambia

Dallo scorso lunedì 10 luglio sono partiti i nuovi Voucher. Strumento per pagare in maniera legale lavoretti e prestazioni occasionali. Al centro di un aspro dibattito ad inizio anno, al punto che i Sindacati avevano anche promosso un referendum che avrebbe dovuto disputarsi lo scorso maggio.

Per poi essere soppresso visto che i Voucher erano stati aboliti dal Governo Gentiloni. Tuttavia, per quanto incarnino un modello di lavoro legato alla logica della flessibilità estrema, sono comunque degli strumenti utili a rendere legali e trasparenti remunerazioni che altrimenti resterebbero “a nero”. Non a caso, la stessa CGIL, promotrice del suddetto referendum, e molti Comuni italiani, li usano per pagare prestazioni occasionali. Detto ciò, vediamo come funzionano i nuovi Voucher, chi può utilizzarli, ecc.

Quali sono i nuovi Voucher

I nuovi Voucher sono praticamente di due tipi: il Libretto di famiglia e il Contratto di prestazione occasionale. Il primo, identificabile anche con l’acronimo LF, deve essere utilizzato quando il datore di lavoro è una persona fisica. Il secondo, identificabile con l’acronimo Cpo, è invece utilizzabile da imprese e liberi professionisti. La modifica si è resa necessaria perché questo strumento veniva eccessivamente utilizzato, e l’Inps, anche per facilitarne i controlli, ha aperto una piattaforma apposita, dove trovare tutte le informazioni.

Chi può usare i nuovi Voucher

Il Libretto famiglia lo possono usare solo quanti non svolgono una attività meramente professionale o di impresa. Pertanto questa categoria di lavori:

  • domestici, inclusi giardinaggio, pulizia e manutenzione;
  • assistenza domiciliare a bambini e persone anziane, ammalate o con disabilità;
  • insegnamento privato supplementare (meglio conosciuto come dopo-scuola).

Il contratto di prestazione occasionale riguarda, all’opposto:

  • professionisti;
  • lavoratori autonomi; imprenditori;
  • associazioni, fondazioni ed altri enti di natura privata;
  • imprese del settore agricolo;
  • pubbliche amministrazioni.

Chi non può utilizzare i nuovi Voucher

Non può avere accesso ai nuovi Voucher il datore di lavoro che, entro i sei mesi precedenti la prevista prestazione, abbia o abbia avuto un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa con il lavoratore. Ma anche quanti vantano più di cinque lavoratori subordinati assunti con un contratto a tempo indeterminato. Sono escluse dai nuovi Voucher anche le imprese che operano nei settori dell’edilizia e simili, o svolgono attività di escavazione o di lavorazione di materiale lapideo. Ancora, quelle imprese che lavorano nel settore delle miniere, cave e torbiere. Infine, i contratti di prestazione occasionale non possono essere usati neanche per appalti di opere o servizi.

Quali sono i limiti riguardanti i nuovi Voucher

Sia il libretto di famiglia che il contratto di prestazione occasionale, non possono essere utilizzati a piacimento dal datore di lavoro, che non può deciderne né il lato economico né quello temporale. Viene infatti espressamente indicato il fatto che ciascun lavoratore può ricevere un compenso massimo annuale di 5 mila euro sommando i compensi di tutti i datori di lavoro. Mentre da un singolo datore di lavoro solo 2.500 euro in un anno solare. Così come, al contrario, ogni datore di lavoro, può remunerare compensi a più lavoratori per un tetto massimo di 5 mila euro in un anno solare.

Per quanto concerne la durata temporale, invece, la durata della prestazione in un anno solare (quindi dal primo gennaio al 31 dicembre) non può superare le 280 ore complessive.

Cosa deve fare un datore di lavoro per sfruttare i nuovi Voucher

Quanti possono utilizzare i nuovi Voucher – che siano persone fisiche, imprese, professionisti – devono innanzitutto registrarsi alla succitata piattaforma dell’Inps. Dopodiché, dovranno versare una somma di denaro (che varia ovviamente in base alle esigenze dell’utilizzatore) che diventerà il portafoglio elettronico del datore di lavoro, dove potrà attingere per pagare compensi, spese per i contributi e gli oneri di gestione.

Inoltre, il datore di lavoro è obbligato a comunicare all’Inps lo svolgimento della prestazione lavorativa. In che modo? Se utilizza il Libretto famiglia, la comunicazione può avvenire anche dopo che la prestazione sia avvenuta, entro però il giorno 3 del mese successivo alla prestazione.

Le cose cambiano per il Contratto di prestazione occasionale. La comunicazione deve avvenire entro 60 minuti prima che la prestazione abbia inizio. Il lavoratore avrà notifica tramite l’indirizzo e-mail o sms al numero di telefono indicato nel momento della registrazione. Tutte le comunicazioni possono essere revocate entro 3 giorni, qualora la prestazione non sia avvenuta. Tuttavia, se il lavoratore, sempre entro 3 giorni, comunica il contrario, prevale tale dichiarazione.

Diritti e doveri del lavoratore con nuovi Voucher

Vediamo ora le nuove disposizioni per i destinatari dei nuovi Voucher. Questi i diritti del lavoratore occasionale:

  • riposo giornaliero, pause e riposi settimanali;
  • assicurazione contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali;
  • assicurazione per l’invalidità e la vecchiaia, con iscrizione alla gestione separata;
  • compensi esenti da tassazione ai fini dell’imposta sul reddito delle persone fisiche;
  • compensi computabili ai fini della determinazione del reddito necessario per il rilascio o il rinnovo del permesso di soggiorno;
  • compensi non incidenti sullo stato di inoccupato e disoccupato.

Per quanto invece concerne i doveri del lavoratore occasionale soggetto ai nuovi Voucher, deve innanzitutto registrarsi sulla piattaforma digitale dell’Inps. Il lavoratore può decidere come farsi accreditare il compenso: tramite conto corrente fornendo l’iban, sul proprio libretto postale, su una carta di credito abilitata. Se non gode di questi strumenti, può anche scegliere un bonifico domiciliato da riscuotere poi agli sportelli postali.

Quali sono i compensi dei nuovi Voucher

Veniamo infine alla parte che sta più a cuore dei lavoratori: i compensi. Partendo dal Libretto famiglia, il compenso minimo previsto è di 10 euro all’ora, così ripartito: 8 euro in favore del lavoratore; 1,65 euro di contributi ivs destinati alla Gestione separata Inps; 0,25 per il premio assicurativo Inail; 0,10 per gli oneri gestionali.

Per quanto concerne il Contratto di prestazione occasionale, il compenso giornaliero non può essere inferiore a 36 euro. Vale a dire la retribuzione minima per 4 ore di lavoro (9 euro all’ora). Questo tetto minimo vale pure se la prestazione ha una durata inferiore alle 4 ore (quindi se lavoro 2 ore, avrò sempre diritto a nove euro). Per le ore successive il compenso è di 9 euro l’ora, ai quali si devono aggiungere gli oneri a carico del datore di lavoro. Vale a dire: 2,97 euro per contribuzione ivs alla Gestione separata Inps e 0,32 per il premio assicurativo Inail. Ai versamenti complessivi si aggiunge un’addizionale dell’1% per gli oneri di gestione della prestazione di lavoro occasionale e dell’erogazione del compenso al prestatore. Il costo totale per ora diventa pertanto 12,29 euro.

Voucher Inps, come funzionavano prima della riforma

I Voucher Inps, in termini di pratiche da espletare, sono rimasti molto simili alla precedente forma. Già prima infatti, buoni dovevano essere attivati nel sito dell’Inps, dopo che committente e lavoratore si erano registrati. Poi se il committente era un’impresa o un professionista, doveva rendere nota la prestazione con apposita comunicazione all’ispettorato del lavoro prima che iniziasse l’attività. I vecchi Voucher Inps potevano essere acquistati presso:

  • una tabaccheria convenzionata;
  • uno sportello delle poste italiane;
  • uno sportello di una banca.
  • In via telematica tramite i tabaccai che aderiscono alla convenzione Inps-Fit; servizio internet banking Intesa Sanpaolo; presso le banche popolari.

Molto diversa era invece la disposizione economica dei vecchi Voucher. L’importo massimo all’interno dello stesso anno solare, era pari a 7 mila euro netti, vale a dire 9.660 euro lordi. Limite che poi scendeva a 2 mila euro netti per ogni singolo committente. Oggi invece, come visto, il tetto massimo complessivo è sceso a 5 mila, mentre si è leggermente alzato quello singolo (2500 euro). Il limite era giustificato dal non volerlo rendere eccessivamente abusato e per disincentivare la precarietà permanente del beneficiario. Tuttavia, il Jobs Act vanificava questi presupposti in quanto, rispetto al Governo Monti che lo rendeva fruibile solo appannaggio di studenti e pensionati, la riforma sul lavoro rende i Voucher utilizzabili per ogni categoria professionale. Postulato che non è stato modificato.

L’abuso dei Voucher Inps

Abuso che di fatto si è puntualmente verificato. A dicembre dello scorso anno, l’Inps ha comunicato i dati relativi alla crescita nell’utilizzo dei voucher: nel periodo gennaio-ottobre 2016 ne sono stati venduti ben oltre i 120 milioni, del valore nominale di 10 euro. Un aumento di un terzo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E forse non è un caso che, sempre da gennaio a ottobre dello scorso anno, siano crollati i contratti a tempo indeterminato. Nei primi dieci mesi del 2016 ne sono stati stipulati più di 1,3 milioni. Ma nella stessa misura, ne sono altrettanto finiti. Il bilancio è positivo, ma di soli 61.640 contratti in più.

Altro indice di precarietà e flessibilità acuitisi col Jobs Act voluto dall’ex Premier (ora in pectore) Matteo Renzi e l’attuale Ministro del lavoro Giuliano Poletti.

L’ipocrisia intorno ai Voucher Inps

I Voucher Inps sono dunque tornati. E vedremo se si verificherà un nuovo abuso. Probabilmente sì, specchio del lavoro occasionale e precario di oggi. Eppure, questo strumento è stato utilizzato (e presumibilmente lo sarà anche in questa versione 2.0) anche da chi notoriamente lo avversa. Ad inizio di quest’anno, ha fatto scalpore la notizia che pure la Spi-Cgil, il sindacato dei pensionati, a Bologna e in tutta l’Emilia-Romagna paga i propri lavoratori occasionali tramite Voucher. La notizia è stata portata a galla dal Corriere di Bologna, giornale che ha pure tentato di contattare i vertici del sindacato, i quali non a caso sono apparsi imbarazzati. Non stentiamo a crederci, considerando che la Cgil ha promosso pure un referendum contro di essi, e che la segretaria, la pasionaria Susanna Camusso, li ha definiti dei “pizzini”.

Il vertice sindacale si è però giustificato affermando che questo è l’unico modo per pagare prestazioni occasionali e non farle scivolare nel lavoro nero. Ma anche la politica non è da meno. Il Comune di Napoli, amministrato come noto dall’ex Pm Luigi de Magistris, il quale aveva pure appoggiato con una delibera il referendum della Cgil per sopprimere i Voucher Inps, in realtà pure li utilizza. A denunciarlo il Corriere del Mezzogiorno, che riporta come venga impiegato per pagare i lavoratori occasionali di diversi settori: dal giardinaggio alla prevenzione del randagismo. Ma anche il Sindaco di Napoli si è giustificato col fatto che sia l’unico strumento per pagarli. Gli ha fatto eco l’assessore al Lavoro del Comune partenopeo, Enrico Panini, peraltro una vita nella Cgil, affermando che lo strumento dei voucher è stato scelto dalla Regione Campania.

Sempre in tema di ipocrisia di una certa politica, occorre annoverare come, sebbene i Voucher siano stati introdotti per la prima volta dalla Legge Biagi col Governo Berlusconi (2003), a dargli una spinta decisiva è stato il Governo Monti, appoggiato dal Pd. Il cui segretario allora era Pierluigi Bersani, che nei mesi di dibattito sul referendum li ha definiti mostruosi.

LEAVE A REPLY