Nuovi PIR 2019: nuove regole e rischi per i risparmiatori

Piano di accumulo Capitale cos'è

I nuovi PIR, ovvero i piani individuali di risparmio, sono stati recentemente oggetto di una recente modifica apportata al decreto attuativo della legge di Bilancio 2019 – che prevede vincoli di investimento a favore delle PMI quotate – e pubblicato in Gazzetta Ufficiale.

Esso, in particolare, ha sollevato non poche polemiche e perplessità da parte degli esperti per quanto concerne le garanzie di conservazione del capitale, facendo allarmare anche la Banca d’Italia.

I PIR rappresentano strumenti di risparmio diretti alle famiglie che possono complicare il rispetto dei criteri prudenziali di liquidità e di diversificazione previsti per i fondi aperti esistenti.

Nello specifico, il rischio è quello di registrare perdite conseguenti a vendite di attività in mercati con una liquidità minima, in conseguenza della volatilità dei corsi, i quali portino i sottoscrittori a liquidare l’investimento in un momento precedente al conseguimento dei benefici fiscali.

Nuovi PIR: cosa sono e come funzionano?

Che cosa sono e come funzionano i PIR? Ecco le novità introdotte sui piani individuali di risparmio con la Legge di Bilancio 2019.
I PIR, ovvero i piani individuali di risparmio, sono strumenti dedicati ai piccoli investitori in grado di garantire l’esenzione fiscale, se vengono rispettate determinate condizioni, tra cui quella di mantenerli per 5 anni.

Ebbene, introdotti dalla Legge di bilancio del 2017, essi sono stati introdotti come una forma di investimento a medio termine diretta ad incanalare i risparmi nella direzione delle imprese italiane, nello specifico verso quelle medie e piccole.

Se, poi, il programma viene mantenuto per ben 5 anni, come già accennato, ai risparmiatori viene garantita l’assenza di tassazioni.

Nel 2019, la Legge di bilancio ha provveduto ad introdurre delle modifiche finalizzate ad un significativo aumento dei benefici per le aziende.

Volendoli analizzare nel dettaglio, occorre sottolineare come questi siano proposti per poi essere gestiti da apposite società (denominate SGR, ovvero società di gestione del risparmio).

Essendo riservati esclusivamente alle persone fisiche, non vi sarà la possibilità per le aziende e per le altre persone giuridiche di sottoscriverli. In più, è anche consentito costituirli autonomamente.

PIR: le modalità di investimento e le principali peculiarità

Già utilizzati all’estero, in Francia, negli USA, in Gran Bretagna e in Giappone, i PIR risultano essere uno strumento dedicato ai piccoli investitori. Ciascun piano, nello specifico, deve essere mantenuto per un periodo di almeno 5 anni, non potendo superare i 30.000 euro.

Inoltre, bisogna specificare anche che ogni singolo investitore non ha la possibilità di superare i 150.000 euro. Le risorse che verranno raccolte potranno essere investite in obbligazioni, azioni, conti correnti bancari e fondi.

Il 70% dell’investimento, poi, dovrà essere diretto agli strumenti finanziari che verranno emessi dalle imprese italiane nonché da quelle europee con un’organizzazione stabile in Italia (il 30% di questo dovrà riguardare strumenti emessi da imprese non include nel FTSE Mib, ovvero da quelle di dimensioni inferiori).

La parte restante, invece, potrà essere destinata a strumenti come conti deposito o conti correnti.

Introduzione nei nuovi PIR: quali sono i rischi per i risparmiatori?

I Piani individuali di Risparmio sono stati introdotti dalla Legge di stabilità del 2017 allo scopo di incrementare gli investimenti delle aziende d’Italia, attraverso il risparmio dei cittadini.

Con i nuovi PIR del 2019, inoltre, si procederà all’introduzione di molteplici novità, alle quali si affiancheranno inevitabilmente dei rischi per gli stessi risparmiatori che, prontamente, Bankitalia ha provveduto a sottolineare.

Sembra, infatti, che la normativa citata renderà più difficile il rispetto di quelli che risultano essere i requisiti prudenziali (cioè liquidità e diversificazione) evidenziati dai Piani già esistenti.

Più in particolare, aumenterà il pericolo per i fondi di subire delle significative perdite, in conseguenza di vendite di attività nell’ambito di mercati poco liquidi.

Ebbene, in tali casi, in seguito ad episodi di forte volatilità, potrebbe capitare che i sottoscrittori siano più propensi a liquidare l’investimento ancor prima di aver conseguito il beneficio fiscale.

Per far fronte a tale tipologia di inconvenienti, dunque, gli investimenti dei fondi aperti italiani sia in fondi di venture capital sia in titoli di PMI risultano nulli.

Tra le modifiche apportate alla disciplina dei nuovi PIR costituiti a partire dal 1° gennaio 2019 si annoverano le seguenti:

  • investire in azioni di PMI quotate nel segmento AIM di Borsa Italiana almeno il 3,5%;
  • investire in fondi italiani di venture capital almeno il 3,5% del patrimonio.

Al momento per i già sottoscrittori di Piani Individuali di Risparmio istituiti entro il 31/12/2018, si ha la possibilità di arricchire il capitale di investimento.

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