Nuova crisi economica in arrivo: le fosche previsione della BRI

Se pensate che la crisi economica sia ormai alle spalle, vi sbagliate di grosso. E’ quanto emerge dalle ultime dichiarazioni della BRI (Banca dei Regolamenti Internazionali), considerata la banca delle banche centrali, la quale ha espresso profonda preoccupazione per il contesto attuale, arrivando a prospettare l’arrivo di una tempesta perfetta. Al confronto di questa, la crisi del 2008 sarebbe solo una carezza. Si tratta di un allarme o di una vera e propria previsione? La tragedia è inevitabile? Per rispondere a queste domande occorre partire dalle analisi recentemente effettuate dalla BRI.

Crisi Economica
Quale futuro per la crisi economica? E per i giovani?

Crisi economica 2016: una metafora coraggiosa

E’ sotto gli occhi di tutto la difficoltà dell’Occidente a crescere e a recuperare il terreno perduto negli scorsi sette anni. In teoria, la ripresa lenta non dovrebbe destare grosse preoccupazioni. L’idea è che l’accelerazione tanto sperata sia alle porte, anche in virtù di un certo attivismo delle banche centrali. E’ proprio questo il problema. Secondo un paper di Claudio Borio, capo del dipartimento monetario ed economico della BRI, le banche centrali sono da un lato troppo attive, e dall’altro non riescono, nonostante la mole degli strumenti messi in campo, a incidere in profondità nei relativi contesti regionali e in quello globale.

L’analisi è fosca perché, sempre secondo il dirigente, questi strumenti hanno pesanti effetti collaterali. Ecco che nella mente degli studiosi più creativi si sta affacciando una metafora certamente coraggiosa, ma che aiuta a comprendere al meglio la situazione. Il rapporto tra l’economia e le banche centrali assomiglia a quello, perverso, tra un tossicodipendente e la sua droga. I sistemi economici attuali senza le misure accomodanti delle banche centrali crollerebbero, così come un drogato collasserebbe per la crisi di astinenza. Eppure le iniziative espansive fanno male a medio e lungo termine, proprio come la droga fa male al drogato.

Questa interpretazione potrebbe sembrare esagerata ma è innegabile che le mosse avanzate dalle banche centrali abbiano una loro pericolosità intrinseca. Il riferimento è soprattutto ai tassi negativi e al Quantitative Easing. La BCE e la BOJ (Bank Of Japon) attualmente hanno abbattuto al di sotto dello zero alcuni tassi di riferimento e stanno immettendo liquidità nel mercato. Eppure i risultati tardano ad arrivare: crescita anemica – intorno al punto percentuale – inflazione ancorata allo zero virgola, ben lontana dall’obiettivo dichiarato del 2%.

Altro che crisi economica 2008: per il futuro si avvicina la tempesta perfetta

Secondo la BRI, i segnali negativi che oggi tutti stanno apprezzando potrebbero suggerire l’avvento di una crisi economica ancora più forte di quella sofferta a partire dal 2007-2008. I motivi sono semplici: le banche centrali stanno dando fondo a tutte le risorse in loro possesso, eppure la situazione non migliora o lo fa impercettibilmente. Cosa accadrà quando queste risorse finiranno, ossia quando non sarà più possibili ridurre i tassi o immettere la liquidità?

La questione principale è la presenza di alcuni problemi strutturali di difficile risoluzione, almeno nel breve e nel medio periodo: le difficoltà delle economie emergenti – esacerbate dal crollo delle materie prime – e il debito globale, effettivamente troppo alto.

Siamo in un circolo vizioso: perseverando in questa politica, le banche centrali fanno del male all’economia. Interrompendola, provocano scombussolamenti ancora peggiori.

Nello specifico, gli effetti collaterali delle politiche ultra-espansive di BCE e BOJ provocano una riduzione dei margini di azione delle banche, che devono investire forzatamente per non perdere il proprio danaro (è questo l’effetto dei tassi negativi). Allo stesso momento, il Quantitative Easing spinto, per giunta in un contesto eterogeneo e regolamentato male, potrebbe produrre delle bolle, dal momento che la fruizione del denaro non è affatto equilibrato, e più che altro si sviluppa a macchia d’olio.