Nozze Banco Popolare – BPM: punti di forza e prospettive

Dopo mesi di intricate trattative e di rumors, ieri notte è arrivata la conferma. Le nozze tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano si faranno e daranno vita al terzo gruppo bancario italiano, dietro UniCredit ed Intesa SanPaolo. La nuova realtà potrà, infatti, contare su 4 milioni di clienti, 2.500 sportelli in tutto il territorio nazionale e quasi 120 miliardi di euro di impieghi.

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Accordo tra Banco Popolare e Banca Popolare di Milano per dare vita al terzo gruppo bancario in Italia

I punti cardine dell’intesa tra Banco Popolare e BPM

Dopo i grandi merger tra Intesa-SanPaolo, UniCredit-Capitale e Mps-Antonveneta, avvenuti circa dieci anni fa, assistiamo oggi all’accordo tra due grandi istituti italiani; accordo che dovrà essere votato a maggio e perfezionato entro il prossimo novembre. I consigli di amministrazione, riunitisi ieri, hanno dato il benestare al progetto di fusione, dopo la verifica positiva della Vigilanza Unica della Banca Centrale Europea. Quest’ultima ha dato infatti parere positivo in merito all’incremento del capitale di circa 1 miliardo di euro messo sul piatto dal Banco Popolare, per dare il via alla superbanca S.p.A. con un patrimonio del 13,6%.

Numericamente, il peso specifico delle quote pende dalla parte dei veronesi: il 54% della nuova banca sarà infatti del Banco Popolare, mentre il 46% dei soci della Banca Popolare di Milano. Il gruppo veronese, che ha inglobato Banca Popolare di Verona, Banca Popolare di Novara, Banca Popolare di Lodi, Credito Bergamasco, Banca Popolare di Cremona, Banca Popolare di Crema, Banco S. Geminiano e S. Prospero, Cassa di Risparmio di Lucca Pisa Livorno, Banco di Chiavari e della Riviera Ligure, Banco San Marco, Banca Popolare del Trentino, Cassa di Risparmio di Imola, Banco Popolare Siciliano e Banca Aletti, ha una dimensione maggiore della BPM. Tuttavia, pur essendo tre volte più grande, capitalizza di meno: 2,6 contro 3,1 miliardi di euro. Questo perché il Banco Popolare ha in pancia molti crediti deteriorati e molte sofferenze. Le sinergie lorde complessive sono attese in 365 milioni, con oneri una tantum pari al 150% delle sinergie di costo. La creazione di valore stimata ammonta a 1,9 miliardi di euro.

La nuova banca avrà sede legale a Milano e sede amministrativa a Verona. Il board sarà inizialmente composto da 19 membri, che scenderanno in un secondo momento a 15, incluso un rappresentante dei dipendenti. Carlo Fratta Pasini sarà il nuovo presidente, Giuseppe Castagna sarà il capoazienda, mentre Pier Francesco Saviotti si siederà alla guida del comitato esecutivo.

Quelle tra Bpm-Banco sono le prime nozze tra istituti bancari popolari ed arrivano a un anno dal decreto Renzi che li converte in società per azioni. Commenti positivi da parte del ministro dell’Economia e delle Finanze Pier Carlo Padoan che ha commentato su Twitter: «Le riforme funzionano, le Popolari cambiano: più grandi, più forti, più trasparenti».

I punti di forza della fusione BPM-Banco

Gli analisti finanziari appaiono fiduciosi in merito all’accordo tra Banco Popolare e BPM e ci leggono numerosi vantaggi. Ovviamente partono dalle sinergie di costo (si attendono risparmi che vanno dal 9% al 13% per un controvalore rispettivamente di 290 milioni e di 420 milioni di euro), ma vanno oltre. Non è infatti scontato che le somme aritmetiche portino poi benefici concreti agli azionisti. Vengono quindi considerate in modo positivo le dimensioni e le aree di attività della nuova superbanca: il 77% degli sportelli è collocato nelle regioni del Nord (il 35% in Lombardia), mentre la quota di mercato si attesta sul 16%.

Il vero punto di forza, però, è dato dalla solidità della Banca Popolare di Milano, che ha inanellato utili per tre anni consecutivi, arrivando ad un totale di 290 milioni a fine 2015; inoltre può far valere un Roe (l’indice di redditività del capitale proprio) maggiore del 6%. I crediti deteriorati netti della BPM sono pari al 10,6% degli impieghi, in diminuzione rispetto al 2014, e le sofferenze nette al 4,4% sono inferiori alla media dell’intero sistema bancario italiano.

Per quanto riguarda la qualità del credito, il Banco Popolare si trova in una posizione più critica: non è un segreto che il Banco sia uno degli istituti con più crediti malati (14 miliardi, ovvero il 17% degli impieghi e 1,7 volte il capitale). Tuttavia, la situazione sembra in miglioramento e fa sperare nella fine della crisi: nel 2015 il Banco ha ottenuto, infatti, il primo utile significativo pari a 430 milioni di euro, dopo le pesanti perdite accumulate dal 2011 al 2014. Il Roe del Banco si aggira intorno al 5% e sono in decisa decelerazione le rettifiche sui crediti scese a quota 800 milioni nel 2015 dagli oltre 3,5 miliardi dell’anno precedente. Il flusso di crediti malati è sceso del 66% e il Cet1 è al 13,2%. Questa risalita ha fatto sì che si potesse procedere con la fusione: un anno fa sarebbe stato impossibile, visto il gap incolmabile tra le due realtà.