Nike crolla del 14% in borsa: dati deludenti e i dazi affondano il ritolo NKE

Chi detiene azioni Nike (NKE), o magari stava pensando di comprarne, oggi ha avuto una brutta sorpresa. Il gigante di Beaverton è sprofondato del 14% nella giornata di oggi, toccando quota 45,13 dollari per azione.

Bisogna tornare indietro fino al 22 ottobre 2014, più di undici anni fa, per ritrovare un livello simile. La capitalizzazione di mercato è scivolata a circa 67,65 miliardi di dollari. A fargli compagnia in fondo alla classifica giornaliera dell’S&P 500, solo Exxon Mobil (XOM) e LyondellBasell (LYB).

Nome Prezzo Var %
NK NIKE, Inc. NKE $45,68 ▼ -1,53%
XO Exxon Mobil Corporation XOM $149,49 ▲ +0,76%
LY LyondellBasell Industries N.V. LYB $72,00 ▲ +0,81%

Ed è proprio qui che la vicenda diventa paradossale. La sera del 31 marzo Nike aveva pubblicato risultati trimestrali per il Q3 dell’anno fiscale 2026 migliori delle attese: un utile per azione di 0,35 dollari contro gli 0,30 dollari del consenso, e ricavi a 11,3 miliardi di dollari, un filo sopra gli 11,23 miliardi previsti.

In aftermarket il titolo aveva addirittura guadagnato il 3,08%, salendo a 51,76 dollari. Poi è arrivata la doccia fredda della guidance, e tutto è cambiato.

Lo scenario delineato dal management per il quarto trimestre parla chiaro: dazi sulle importazioni statunitensi in primo piano e Greater China in contrazione stimata intorno al -20%.

Elliott Hill, il CEO, lo ha ammesso senza giri di parole: il “comeback” dell’azienda sta richiedendo più tempo del previsto. La reazione dei mercati è stata brutale con una raffica di vendite ha trascinato il titolo ai minimi da oltre un decennio.

Nelle prossime sezioni analizziamo i numeri chiave del trimestre, le prospettive per il Q4, il giudizio degli analisti e cosa significa tutto questo per chi investe in Nike.

I risultati Q3: sopra le stime, ma non basta

Andiamo dritti ai numeri. Nel terzo trimestre dell’anno fiscale 2026 Nike ha portato a casa ricavi per 11,3 miliardi di dollari; l’EPS di 0,35 dollari ha battuto il consenso di 0,30 dollari.

Il margine lordo si è fermato al 40,2%, cedendo 130 punti base rispetto all’anno precedente, a pesare sono stati soprattutto i dazi sul mercato nordamericano, con un impatto stimato attorno ai 300 punti base. Le spese SG&A sono salite del 2%, anche a causa di 230 milioni di dollari in oneri di ristrutturazione collegati a riorganizzazioni nella supply chain, nel comparto tecnologico e nella divisione Converse.

Guardando la mappa geografica, il quadro è tutt’altro che uniforme. Il Nord America ha messo a segno un +3%,, mentre Nike Direct ha perso il 5%. L’EMEA è arretrata del 7%, la Cina ha ceduto il 10% e l’area APLA (Asia-Pacifico e America Latina) ha segnato un -2%.

L’unica vera luce accesa? Nike Running, che con un +20% conferma che la strategia di rilancio della categoria performance sta funzionando davvero.

Un capitolo a parte merita Converse: fatturato giù del 35%, a soli 264 milioni di dollari. Lo storico marchio controllato attraversa una crisi profonda e pesa come un macigno sui conti del gruppo.

A questo si aggiunge la scelta, voluta e dichiarata dal management, di tagliare oltre 4 miliardi di dollari di ricavi legati alle calzature classiche, in particolare Air Force 1 e Jordan, per ridurre la sovraesposizione di questi modelli e difendere il valore del brand nel lungo periodo.

La guidance pesa: Cina e i dazi sono il problema

Se il trimestre, tutto sommato, regge, è la guidance per il Q4 dell’anno fiscale 2026 ad aver fatto scattare l’allarme. Nike stima un calo dei ricavi tra il 2% e il 4% su base annua: crescita solo “modesta” in Nord America, Cina in contrazione di circa il 20%, Converse ancora in picchiata.

L’EPS atteso per il Q4 si ferma a 0,19 dollari, troppo poco per un mercato che sperava in qualcosa di più.

Il margine lordo dovrebbe contrarsi di 25-75 punti base su base sequenziale rispetto al Q3, con un impatto dei dazi nordamericani stimato in 250 punti base.

I 230 milioni di dollari in oneri di ristrutturazione cominceranno a dare frutti nell’anno fiscale 2027, ma la crescita più consistente arriverà solo nel 2028. Un orizzonte che a molti investitori è parso francamente troppo lontano..

Il titolo ai minimi da 11 anni: opportunità o trappola?

I numeri non lasciano spazio all’interpretazione: a 45,13 dollari, ben sotto il precedente minimo di 50,95 dollari. Nike ha un P/E ratio di circa 31, con un calo del 17,1% da inizio anno e del 16% nel solo ultimo mese.

La market cap, scesa a circa 67,65 miliardi di dollari, fotografa un livello di sfiducia che il mercato non esprimeva da oltre un decennio.

Ecco la quotazione del titolo Nike in tempo reale:

NKE NYSE
$45,68 USD
-1,53% oggi
Market Cap
$67,5 B
Volume
16 M
P/E Ratio
Variazione
$0,71
Oggi
-1,5%
3M
-29,8%
1 Sett.
+0,5%
Andamento prezzo
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Se stai ragionando su una posizione in Nike, devi considerare due cose. Da una parte i dazi statunitensi, un vento contrario strutturale che non sparirà a breve e che comprime i margini in modo pesante.

La debolezza del mercato cinese, il secondo più importante per il brand, aggiunge un’ulteriore dose di incertezza. Dall’altra, Nike resta il marchio sportivo più riconoscibile del pianeta, con 43 anni di dividendi crescenti alle spalle, un inventario sotto controllo e una continua innovazione, soprattutto nel setttore running. che sta cominciando a produrre risultati concreti.

C’è poi un catalizzatore che sarebbe imprudente trascurare: la FIFA World Cup, capace di offrire una piattaforma di visibilità formidabile e un potenziale impulso alle vendite nei prossimi trimestri.

Se l’effetto dei dazi si attenuasse, questi livelli di prezzo potrebbero rivelarsi un punto d’ingresso interessante, purché il tuo orizzonte sia di medio-lungo termine.

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Giuseppe Greco

Esperto di mercati finanziari e trading online Laureato in Economia, mi occupo di mercati dal 2014 e scrivo guide per il sito Webeconomia.it