La Profezia del New York Times: per l’Italia altri dieci anni di recessione

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Una previsione da far accapponare la pelle. A lanciarla non è qualche sgangherato economista new age o, peggio ancora, qualche politicante da strapazzo, piuttosto un’importante firma del New York Times. Il suo nome sé Kenneth Rogoff.

Sulla credibilità di Rogoff non si possono nutrire dubbi. Statunitense, professore all’Harward University, editorialista del New York Times da una decina di anni. La dose maggiore di credibilità, però, proviene dal quel che ha detto e da quel che fatto. Fu uno dei pochi ad annunciare la seconda recessione prima che le avvisaglie spuntassero all’orizzonte. Era il 2010, l’anno della ripresa dopo la tempesta esplosa nel 2008, quando Rogoff predisse che l’Occidente doveva prepararsi a tre anni di recessione. Beh, c’ha azzeccato. Rogoff è stato anche uno dei pochi a criticare fermamente le politiche di austerity quando queste riscuotevano consenso tra i governi e tra l’elite dei paesi europei. E’ stato uno dei pochi a dichiarare – candidamente – che le politiche di rigore avrebbero affossato le economie degli stati. Beh, c’ha azzeccato anche in questo caso, visto che Monti, paladino dell’austerity si è trovato costretto – proprio pochi giorni fa – a chiedere al Consiglio Europeo di poter fare un po’ di deficit per far ripartire l’economia.

Insomma, Rogoff non è certo infallibile, ma è innegabile che in questo momento rappresenti una garanzia più solida di altre. E cos’ha previsto Rogoff per l’Italia? Niente di buono. L’Italia, in buone parole, potrebbe sprofondare in un dieci anni di recessione. Le avvisaglie dell’imminente “decennio nero” ci sono tutte, nonostante siano in molti a dichiarare che la recessione frenerà entro la fine dell’anno. Tuttavia bisogna ricordare che un anno fa il giro di boa era stato annunciato per il 2012. E’ possibile evitare di cadere in un baratro lungo dieci anni? Secondo Rogoff si può, ma bisogna fare presto. Bisogna, in estrema sintesi, spendere, investire, dare ossigeno alle imprese. Questo è il vero problema dell’Italia: le imprese che muoiono, che lasciano per strada un sacco di persone, che quindi non possono spendere e non possono consumare, con grande danno per le imprese rimaste in vita. Insomma, un circolo senza fine che si consuma sulla pelle degli italiani. Keynes è destinato a ritornare sulla scena anche nella prospettiva di Rogoff, seppur con qualche modifica dovuta al mutamento dei tempi.

Rogoff chiude il suo inquietante editoriale parlando della politica in Italia. Il problema – e ormai lo abbiamo capito pure noi italiani – non è scegliere tra Grillo, Berlusconi e Bersani. Il problema è far ripartire l’economia, a ogni costo. All’estero i giornali parlano dei “due clown e del grande sconfitto”. Nelle stanze che contano, però, a tenere banco è la crisi economica dell’Italia, non quella politica.