Mutui Subprime: come hanno scatenato la Crisi Economica

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La crisi che tutt’oggi attanaglia famiglie e imprese in Europa è un prodotto degli Stati Uniti. Il Vecchio Continente ha importato la crisi dall’America e non si è ancora ripresa. Il contagio è avvenuto per tutta una serie di motivi strutturali, non ultima la consistente relazione di interdipendenza tra le economie nazionali, frutto del processo di globalizzazione.

Ragionare su come sconfiggere la crisi, però, richiede una certa consapevolezza sulle sue origini. Occorre conoscere la scintilla che ha provocato l’esplosione. In questo caso, quella scintilla prende il nome dei mutui subprime. La crisi è iniziata da lì, poi ha coinvolto il sistema finanziario e infine è giunta all’economia reale. E ancora non se n’è andata.

Siamo a metà del 2006. I mutui subprime sono diffusissimi negli Stati Uniti. Si tratta di mutui che le banche concedono anche a chi non se lo può permettere, ai sospetti di insolvenza, a patto però che questi ultimi accettino interessi alti. Sono prestiti rischiosissimi ma molto diffusi in quanto sostenuti da due coperture: uno, il concetto di “too big to fail”, ossia la percezione delle banche di non poter fallire (e di avere lo Stato a compensare le perdite); due, l’espansione clamorosa del mercato immobiliare, che diffuse l’illusione di poter guadagnare all’infinito.

L’importanza dei subprime può essere compresa solo se si considera la relazione di dipendenza con una parte ingente del sistema finanziario americano. Questo particolare tipo di prestiti, infatti, veniva continuamente utilizzato per la formazione di derivati, e di derivati di derivati. In breve, molti titoli dipendevano dai mutui subprime, e questi titoli servivano per finanziare anche l’economia reale.

A un certo punto, la bolla esplose. Avvenne quando i primi debitori si dichiararono insolventi e quando la Fed, per frenare la speculazione, alzò i tassi di riferimento fino al 5%. Da lì in poi, fu tutto un effetto domino. Può essere riassunto così.

– Gli interessi si alzano a dismisura per effetto della decisione della Fed.

– Il numero degli insolventi aumenta vertiginosamente. Si contano quasi due milioni di immobili coinvolti nel pignoramento.

– Le banche crollano perché non riescono a recuperare i crediti. Leggendaria la chiusura di Lehman Brothers (agosto 2007), che nel frattempo aveva registrato perdite per 2,8 miliardi di dollari.

– La paura che serpeggiava già da qualche mese in borsa ora diventa panico. Molti indici crollano, gli utili si trasformano in perdite, cominciano le sofferenze finanziare a livello globale.

– Il sistema della cartolarizzazione (leggi derivati) fa il resto. Se i mutui subprime sono la base del finanziamento di molte attività, e i mutui subprime perdono tutto il loro valore, allora anche il sistema del finanziamento va in tilt.

– I problemi giungono in Europa, e per effetto della sfiducia (e del relativo crollo in borsa) e per effetto della moria di finanziamenti (vedi cartolarizzazione). I rubinetti delle banche iniziano a chiudersi, le imprese iniziano a fallire. Ovunque. Inizia la recessione.

Il resto è storia di questi giorni. La crisi economica che diventa crisi del debito, la crisi del debito che impone misure di austerity, che peggiorano la crisi economica. Insomma, un bel circolo vizioso.

Se non altro, tutto ciò sta servendo a una ridiscussione del capitalismo finanziario (e soprattutto delle sue regole) e delle capacità di reazione delle teorie neo-liberiste, che oggi stanno finalmente cedendo il passo al vecchio Keynes.