Cosa succede ai mutui se l’Euribor diventa negativo

Le manovre della Bce degli ultimi mesi presentano un carattere di eccezionalità che va oltre l’ambito dei prezzi e del credit crunch. Si tratta infatti di un argomento che interessa da vicino anche una categoria particolare di contribuenti: i mutui a tasso variabile.

In estrema sintesi, i tassi di riferimento al minimo storico e molto vicini allo zero stanno provocando un crollo degli indici a essi collegati. Tra questi spicca l’Euribor, che è il principale parametro che influenza il calcolo della rata del mutuo.

La domanda che chi è in possesso di un mutuo a tasso variabile dovrebbe porsi è la seguente: cosa succederebbe se l’euribor diventasse negativo? Nella storia dell’Unione Europea non è mai accaduto. In teoria, matematicamente non ci sarebbero dubbi di sorta. Quasi tutti i contratti prevedono un calcolo molto banale: allo spread ricavato attraverso il tasso fisso si aggiunge l’euribor. E’ proprio qui che l’algebra interviene in aiuto dei contribuenti. Come insegnano alle scuole medie, se un addendo è negativo, la somma si trasforma in sottrazione. Dunque, allo spread si sottrarrebbe l’euribor (ossia il suo valore al netto del segno algebrico).

Il problema, in questo caso delle banche, è che in caso di una ulteriore discesa negativa, la rata diventerebbe ancora più conveniente e i contratti, almeno la maggior parte di loro, non sono dotati di un “meccanismo di sicurezza” tale da stabilire una soglia minima. Non c’è dubbio che gli istituti impareranno la lezione e inseriranno in futuro clausole di questo tipo, ma per ora non è così frequente. D’altronde nessuno si aspettava che Draghi arrivasse a tagliare i tassi di riferimento fino allo 0,05%. Senza contare il fatto che alcuni indici, in grado comunque di influire sull’euribor, siano già sottozero. Ad esempio, la tassa sui depositi è attualmente a -0,2%. Ciò vuol dire che le banche per “parcheggiare” liquidità alla Bce sono ora costrette addirittura a pagare.

La prospettiva di tassi Euribor negativi è probabile, ma fino a un certo punto. Un’indicazione in questo senso è data, molto banalmente, dal trend che ha coinvolto lo stesso euribor. Ovviamente, ai fini del calcolo del mutuo va considerato l’indice a un mese, che è sceso fino allo 0,007%. Molto vicino allo zero quindi. Chi ha invece raggiunto e persino oltrepassato lo zero è l’euribor a una settimana, che si attesta a -0,006%. L’euribor a tre mesi invece viaggia in territorio positivo, seppur leggero (0,04%),

Le conseguenze in caso di indice a un mese negativo, come anticipato poco sopra, dovrebbero coincidere con un relativo decremento della rata. Il problema è che ogni contratto è una storia a sé e non è escluso che alcuni contratti prevedano una soglia – che comunque violerebbe il principio di variabilità. Persino Il Sole 24 Ore fa spallucce e non riesce a dare una risposta. Anzi, secondo la famosa testata di economia, l’unica possibilità per il contribuente mutuario di conoscere il suo destino è… Chiederlo.

Proprio così: andare a chiedere delucidazioni alla propria banca. E, ovviamente, rileggere da cima a fondo il contratto. La necessità è quella di non farsi abbindolare. In prospettiva, almeno secondo la legge e il buon senso, è probabile un risparmio sostanzioso con cadenza mensile.