Mutui: Euribor a 3 Mesi Negativo Ecco Cosa Cambia Per i Consumatori

Qualche giorno fa è accaduto un fatto storico. L’Euribor a tre mesi è diventato negativo. L’eccezionalità sta innanzitutto nel fatto che un risultato di questo genere è inedito, almeno da quando è in piedi la Bce. Basti pensare che nel 2008, poco prima che la crisi giungesse anche nel Vecchio Continente, l’Euribor a tre mesi si attestavaa al 4%. Un elemento di eccezionalità risiede anche nel legame che il tasso in questione ha con i mutui a tasso variabile.

Eccezionale, ma per nulla sorprendente. Il calo è dovuto alle mosse di Mario Draghi, che ha basato la politica monetaria della Bce su un obiettivo: l’allentamento della stretta al credito. Per farlo, si è reso necessario il varo del Quantitative Easing, che ha abbassato i tassi a tutti i livelli. Si tratta di un’arma così potente da aver provocato effetti di una certa intensità ancora prima che venisse realmente messa in atto. E’ bastato l’annuncio, infatti, a fare precipitare sotto lo zero il tasso Euribor a un mese. E in un mese di vita è riuscito a rendere negativo quello a tre mesi. A fine aprile il dato rivelava un -0,001%.

La domanda da porsi è: cosa cambia per i cittadini? La virata sul negativo è troppo recente per rispondere con certezza. E’ possibile però andare oltre le speculazioni se si intende indagare l’effetto dei calo dei tassi in genere. Lo scenario macro, infatti, suggerisce a partire dalla fine del 2014 una ripresa del credito privato. Si parla di aumenti a doppia cifra anno su anno. Questo dato, però, presenta tinte fosche perché è al suo interno molto disomogeneo. Ad andare veramente forte, infatti, sono i mutui – anche grazie a strumenti alternativi come le surroghe. Ancora in calo i finanziamenti alle imprese, che forse costituiscono la voce più importante.

Almeno in linea teorica, però, le rate dovrebbero abbassarsi a livelli veramente convenienti. Semplificando tassi variabili sono infatti frutto di una somma tra uno spread e un Euribor. E’ ovvio che più scendono i tassi minore è la rata. Tutto bene, dunque? Forse non c’è molto di che essere ottimisti e non per una questione di numeri ma di propensione al rischio.

Gli interventi della Bce non stanno piacendo ai banchieri. Il motivo? Il Qe abbassa i tassi, quindi abbassa i rendimenti. Le banche sono quindi costrette a prestare denaro perché con i prestiti interbancari o – peggio ancora – con il parcheggio di liquidità presso la Bce – non ci sono profitti. Ma prestare denaro a famiglie e imprese vuol dire prendersi dei rischi. Le banche potrebbero quindi rifarsi sul consumatore finale aumentando lo spread e i costi di gestione, vanificando così le mosse di Draghi.

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Giuseppe Briganti, 1987. Nato a Reggio Calabria, blogger, laureato in Scienze della Comunicazione e Comunicazione Istituzionale e d’Impresa, sempre con il massimo dei voti. Appassionato di politica, economia, narrativa, ho cominciato a scrivere quando ho realizzato che pensare non mi bastava. Concepisco la scrittura come dialogo, battaglia tra idee e visioni del mondo. Consapevole che una verità unica ed eterna non esiste, mi piace persuadere il prossimo e, quando un’idea altrui mi conquista, farmi persuadere. Nella mia vita professionale ho scritto di qualsiasi argomento, ma trovo particolare piacere a scrivere di economia. Sono un attivista politico e ho collaborato durante la campagna elettorale con il candidato sindaco di Reggio Calabria per il centrosinistra.

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