Murdoch jr e le sfide del futuro

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James Murdoch, figlio del magnate australiano dei media Rudolph e CEO della 21st Century Fox ha parlato alla manifestazione di Firenze “Quotidiano di classe” sul futuro dei media su internet, scommettendo sull’informazione attraverso le nuove generazioni di smart phone. Per Murdoch il futuro è già qui ed è digitale.

Irruente e futurista, il rampollo di casa Murdoch si è confrontato per più di un’ora con gli studenti e con Andrea Ceccherini teatro Odeon, rispondendo alle domande di Luciano Fontana, direttore del Corsera, e Maria Concetta Mattei del Tg2. Presenti 1000 studenti da tutta Italia, pieni di domande e curiosità su quello che sarà il futuro dell’informazione e del gruppo australiano, leader nel settore dei media.

E Murdoch ha risposto senza remore, scommettendo su internet. Secondo James, non sarà sufficiente essere un grande media o un grande quotidiano in futuro per vincere la battaglia dell’informazione ed essere considerati autorevoli.

Murdoch vede un settore ancora bloccato nella sua veste passata mentre internet avanza e molti nuovi fenomeni mediatici cresciuti su internet riescono ad ottenere la fiducia dei lettori lasciandogli la scelta sulla notizia, al contrario di quanto accade con i giornali e i telegiornali.

Pasolini ne aveva parlato quaranta anni fa e oggi il mondo dell’informazione sta cambiando, e questo cambierà necessariamente anche le forme economiche dei mass-media, con i social e i blogs che otterranno posizioni di rilievo e potranno avere anche formule di finanziamento vincenti.

I giornalisti dal loro canto dovranno essere attenti, perché internet potrà smentirli e sostituirli.

Murdoch ha parlato anche del mercato italiano dei media, in cui il gruppo è fortemente presente anche se quest’anno, come sottolineato da uno studente, ha perso i diritti Tv per la Champions League. La promessa dell’australiano è quella di riprendersela ed offrire prodotti innovativi.

Sul mercato italiano, ricorda, il gruppo ha già proposto la nuova piattaforma, Netflix. L’Italia, quando Sky vi approdò, era un mercato difficile e fermo da vent’anni, ma il gruppo vi ha scommesso per avviare l’era digitale.