Mps, il piano di ristrutturazione “lacrime e sangue” e cosa accade a risparmiatori ed azionisti

“Conti, perché non sei solo un conto”. Diceva il grande Luciano Pavarotti in un famoso spot anni ’90. Anni ruggenti per Monte dei Paschi di Siena, fatti di crescita senza freni. Ma, visto come è andata a finire, anche spropositata. E così Mps è giunta alla resa dei conti, in tutti i sensi. Banca senese nata nel 1500, tra le prime al Mondo e oggi praticamente fallita per gli abusi del passato. Una Banca, che, come vedremo, teneva in piedi il sistema economico non solo della città di Siena, ma anche della Toscana tutta ed era radicata in tutta Italia. Inevitabile un piano di ristrutturazione “lacrime e sangue” previsto per i prossimi quattro anni (2017-2021). Vediamo di seguito in cosa consiste, cosa accade a risparmiatori ed azionisti e la gloriosa storia di questa Banca.

Monte dei Paschi di Siena: il piano di ristrutturazione

Per quanto concerne gli esuberi in Monte dei Paschi di Siena, se ne contano 5500. In una buona parte – 4800 – saranno destinati al fondo di solidarietà. Per quanto concerne le filiali, dovranno esserne chiuse 600. Passando così dalle attuali duemila a 1400 del 2021. Si punta a superiore 1,2 miliardi di euro entro il 2021, con un Roe pari al 10,7%. Il piano di ristrutturazione include pure la cessione al fondo Atlante 2 delle tranche junior e mezzanine delle sofferenze, ad un prezzo pari al 21% del loro valore lordo. Stiamo parlando del 95% delle tranche equity e mezzanine della cartolarizzazione. Nel complesso, le sofferenze lorde da dismettere di Mps sono di 28,6 miliardi lordi, di cui la quasi totalità (26,1 miliardi) attraverso la cartolarizzazione; a cui vanno sommati 2,5 miliardi formati da crediti unsecured mediante procedure apposite.

Sarà infine rafforzata la posizione patrimoniale e di liquidità della banca senese, con un obiettivo entro il 2021 che include un “Cet1” maggiore del 14%, un “loan to Deposit Ratio” inferiore al 90% e un “Liquidity Coverage Ratio” superiore al 150%. Contemporaneamente, ci sarà una significativa diminuzione del costo del funding.

 

Quattro sono gli obiettivi del piano di ristrutturazione Mps:

  • piena valorizzazione della clientela retail e small business, tramite un nuovo modello di business più semplice e profondamente digitalizzato;
  • un modello operativo completamente rinnovato, con un occhio stabile sull’efficienza, al fine di raggiungere un obiettivo di cost/income ratio inferiore al 51% nel 2021, nonché una ricollocazione delle attività commerciali delle risorse impegnate in attività amministrative;
  • miglioramento della gestione del rischio di credito.

Entusiasta si è mostrato l’amministratore delegato di Monte dei Paschi di Siena, Marco Morelli, nel corso della conferenza stampa di presentazione del piano di ristrutturazione agli analisti. Ammette che si tratterà di un processo lento, che non porterà a cambiamenti tangibili nell’immediato e paragona la situazione recente di Mps al ricovero in un Pronto soccorso. Poiché ha dovuto affrontare emergenze ogni cinque minuti. Morelli ricorda che è la prima volta che si procede a una ricapitalizzazione precauzionale e ciò spiega la lungaggine del procedimento.

Poi, dichiara che entro la fine di questo mese il Governo approverà il decreto attuativo al fine di iniettare nuovo capitale appannaggio della Banca senese, ma anche in favore del ristoro e della conversione forzosa dei bond subordinati. Annuncia che sarà poi finalizzata la ricapitalizzazione precauzionale e il burden sharing. Infine, apre uno spiraglio anche al ritorno della Banca in Borsa, annunciando di stare negoziando con Consob i tempi e i modi.

Ristrutturazione Mps: cosa accade agli azionisti

Cosa accade agli azionisti per effetto della ristrutturazione? Saranno diluiti, e quindi azzerati, per effetto della «condivisione degli oneri» (chiamata in gergo «burden sharing»). Uno strumento tramite il quale la direttiva sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi (nota con l’acronimo Brrd), dona allo Stato la chance di erogare denaro in una banca solvibile, purché si rispettino determinati criteri (chiamata in gergo “ricapitalizzazione precauzionale”). Per effetto di ciò, i contributi statali possono essere concessi solo in previsione dell’eventuale fabbisogno di capitale il quale sorgerebbe qualora peggiorassero le condizioni economiche. Non facendo scattare la procedura di risoluzione della banca, che invece farebbe sorgere il bail-in. Coinvolgendo pertanto pure gli obbligazionisti senior e i correntisti che superano i 100 mila euro.

Nel caso vi fosse aumento di capitale da 8,1 miliardi, coloro che detengono obbligazioni subordinate e gli azionisti forniranno un contributo pari a 4,3 miliardi di euro. Questa somma scaturirebbe dalla conversione delle obbligazioni subordinate in azioni e dalla diluizione degli azionisti esistenti tramite il meccanismo di condivisione degli oneri. Come previsto dalla normativa sugli aiuti di Stato dell’Ue. Il capitale restante, pari a 5,4 miliardi di euro (di cui 1,5 miliardi a favore degli obbligazionisti subordinati retail vittime di vendita fraudolenta), sarà erogato dallo Stato in cambio di azioni di Monte dei Paschi di Siena, acquistate a prezzo ridotto.

Piano ristrutturazione Mps: quali differenze tra obbligazionisti junior, senior e retail

Per quanto concerne gli obbligazionisti junior istituzionali, essi saranno trattati in maniera analoga agli azionisti. Il loro investimento sarà infatti azzerato come accade per gli azionisti, seguendo il principio del burden sharing. Gli obbligazionisti senior, invece, sono esclusi dal burden sharing.

Infine, per quanto concerne gli obbligazionisti retail, il decreto «salva-risparmio» approvato lo scorso dicembre, prevede un indennizzo totale in favore dei piccoli risparmiatori, aventi in portafoglio le obbligazioni subordinate che saranno convertite in azioni. Quindi accadrà che le obbligazioni saranno convertite in azioni della banca, mentre queste ultime verranno scambiate con obbligazioni ordinarie. Ciò significa che saranno maggiormente protette, con un valore pari all’investimento iniziale.

Chi decide come avvengono i rimborsi

Sarà il consiglio di amministrazione della Banca senese a decidere come avverranno i rimborsi, basandosi sulla valutazione dei rischi legali. L’indennizzo è stato programmato per “sanare” il misselling, termine con cui si identifica il fenomeno della vendita fraudolenta di titoli rischiosi a investitori che non hanno le conoscenze in materia adeguate. Questo meccanismo consente così anche di evitare una pioggia di azioni legali contro Monte dei Paschi di Siena.

Come sempre…pagherà Pantalone

Già. Perché i rimborsi saranno finanziati dallo Stato, attraverso l’acquisto di azioni sorte dalla trasformazione delle obbligazioni subordinate per un valore fino a 1,5 miliardi. Così facendo, i detentori di obbligazioni subordinate al dettaglio, vittime di vendita scorretta e che rientrano in determinati criteri di ammissibilità, potranno richiedere un risarcimento. Il quale consiste in uno scambio delle loro azioni convertite in obbligazioni privilegiate Mps. Un risarcimento che, è stato ribadito in questi giorni, deve essere distinto dalla condivisione degli oneri come stabilito dalla normativa sugli aiuti di Stato dell’Ue.

Tempistica per rimborsi

Si procederà all’offerta dal prossimo autunno, successivamente alla ricapitalizzazione precauzionale e all’avvio del piano industriale. Le azioni e le varie obbligazioni torneranno in Borsa presumibilmente a settembre, successivamente ai due decreti del Mef e delle autorizzazioni della Consob.

Monte dei Paschi di Siena, una storia gloriosa finita in fumo

Nascita e sviluppi

La storia della Banca Monte dei Paschi di Siena inizia nel 1419, quando i Senesi hanno redatto lo “Statuto dei Paschi”, per regolare tutte le attività inerenti all’agricoltura e alla pastorizia in Maremma. Di qui poi, le Magistrature della Repubblica di Siena nel 1472 fondarono un monte di pietà, chiamato Monte Pio nel 1472. Questo è l’anno di nascita ufficiale della Banca senese, dato che in quell’anno fu approvato il suddetto statuto e da allora l’istituto di credito ha iniziato a operare senza interruzioni. Successivamente, Siena fu annessa al Granducato di Toscana, tramite riforma del 1568. Così le attività dell’istituto si espansero oltre le attività di prestito su pegno senza interessi appannaggio dei ceti meno abbienti. Avviando l’erogazione di credito fondiario ai possidenti agrari. Altro importante passaggio si ha nel 1580, quando Monte Paschi assunse i caratteri della “banca pubblica”, iniziando a svolgere la funzione di esattoria.

Con l’allargamento delle sue attività, fu istituito un secondo Monte nel 1624, specializzato nel credito agrario, denominato Monte non vacabile dei Paschi della città e stato di Siena. Il termine “paschi” si deve al fatto che il Granduca Ferdinando II concesse a garanzia dei debiti le rendite dei pascoli demaniali della Maremma. In realtà, già nel 1629 scoppiò un grave scandalo che coinvolse l’allora camerlengo dell’istituto in carica tra il 1602 e il 1622: Armenio Melari. Quest’ultimo fu accusato dalle autorità cittadine di aver sottratto 40 mila scudi (2 milioni di euro di oggi) dalle casse del Monte, condannandolo all’impiccagione. Altri tempi. In realtà, però, si narra che riuscì a fuggire trovando riparo in un convento. Di lui non si seppe più nulla.

Nel 1783 vi fu l’unificazione dei due monti, assumendo l’attuale nome quasi un secolo dopo: nel 1872. In quel periodo, in concomitanza con l’unità d’Italia, la Banca diffuse filiali in tutto il Paese, avviando così nuove attività, come il credito fondiario. Prima a farla in tutta Italia.

Trasformazione in istituto di credito di diritto pubblico

Durante il periodo fascista, nel 1929, Monte dei Paschi di Siena partecipa alla fusione tra Credito Toscano e Banca di Firenze, dando così vita alla Banca Toscana. Otto anni dopo, per effetto della riforma bancaria, il Monte dei Paschi di Siena viene dichiarato istituto di credito di diritto pubblico. La Banca deve quindi dotarsi di un nuovo Statuto, che, sebbene qualche modifica, resta in vigore fino al 1995. Si ha quindi la compartecipazione ai vertici delle autonomie locali senese e toscana.

Espansione delle attività negli anni ‘90

Tra il 1990 e il 1995, Mps è la prima banca italiana a diversificare la propria attività con le assicurazioni, con il servizio Monte dei Paschi Vita. Invece, mediante Ducato Gestioni, opera nei fondi comuni d’investimento. Nel 1990 controlla il Mediocredito Toscano e la INCA (Istituto Nazionale per il Credito Agrario), con le attività che confluiranno in MPS Banca per l’Impresa e successivamente in MPS Capital Services. Sempre in quegli anni arriva a controllare partecipazioni in banche belghe, svizzere e francesi.

Nascita della Fondazione e approdo in Borsa

Gli anni ’90 segnano altri due momenti cruciali di Mps: la nascita della Fondazione Monte dei Paschi di Siena e la quotazione in Borsa. Per quanto riguarda la prima, essa avvenne nel 1995 tramite decreto del Ministero del Tesoro. Mps si sdoppia in Banca Monte dei Paschi di Siena S.p.A. e appunto Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Quest’ultima è un ente no-profit che ha come scopo assistenza e beneficenza, ed è impegnata in settori come istruzione, ricerca scientifica, sanità e arte, soprattutto nel territorio senese.

Per quanto riguarda la quotazione in Borsa, essa avviene Il 25 giugno 1999 tramite offerta pubblica, che si rivela un grande successo. Con richieste di acquisto dieci volte superiori l’offerta. Con la quotazione in Borsa, l’attività di Mps si espande ulteriormente tramite lungo il territorio italiano, e nascono la Banca Agricola Mantovana (BAM) e la Banca del Salento. Diventa più forte nei servizi di credito al consumo, nel risparmio e nelle attività parabancarie. Mps riorganizza anche il proprio asset societario, per rispondere così al meglio alla propria nuova natura multiservizio. Nel 2010 la banca senese ha anche superato lo stress test per opera di Supervisors (CEBS). Quindi mostrò solidità patrimoniale.

2011 e inizio dei guai

Se ad inizio 2011, Mps risultò quarta su 15 banche come maggiore capitalizzazione tra quelle quotate in Borsa. Tuttavia, a fine anno, chiuse l’utile di esercizio con una perdita netta di 4,69 miliardi di euro. A pesare molto è stato il succitato acquisto per 10 miliardi di euro di Banca Antonveneta, che ebbe ripercussioni negative anche sulla Fondazione Mps.

Nel 27 giugno 2012 di decide così per un nuovo piano di riassetto del gruppo bancario per il triennio 2012-2015, incentrato sulla riduzione dei costi e sulla razionalizzazione. Il piano prevedeva l’eliminazione di 4.600 posti di lavoro con incorporazione delle controllate, la chiusura di 400 filiali entro il 2015, cessioni di attività, svalutazione degli avviamenti richiesta di liquidità allo Stato Italiano per 3,4 miliardi di euro (i famigerati Monti bond). Il piano viene fortemente osteggiato dai sindacati, con alte partecipazioni agli scioperi (circa l’85% del personale, che comportarono la chiusura di quasi tutti gli sportelli).

Nel giugno 2014 si avvia un aumento di capitale da 5 miliardi di euro che stravolgerà gli assetti azionari. Qualche mese dopo, la banca viene bocciata dagli stress test della Bce. Costretta così a varare un nuovo aumento di capitale da 3 miliardi di euro, con conseguente crollo del titolo Mps del 39,2% nello stesso mese di ottobre e per cinque sedute consecutive.

I tre anni successivi sono fatti di perdite azionarie, continui cambi ai vertici ed interventi statali. A partire dal 20 settembre 2016 è amministratore delegato e direttore generale Marco Morelli. Il resto è storia d’oggi.

Vediamo oggi qual è la quotazione attuale di MPS:

Per quanto riguarda le inchieste giudiziarie, in data 4 aprile 2013 Bankitalia sanziona gli ex vertici del Monte dei Paschi con una multa da 5 milioni di euro. Nel luglio dello stesso anno, il pubblico ministero conclude le indagini sul dissesto che l’acquisizione sovrapprezzo della Banca Antonveneta avrebbe portato al Monte dei Paschi di Siena. Mandando così ben 11 avvisi di garanzia, con vari capi d’imputazione. Oltre il Monte dei Paschi, risulta indagata anche l’americana JPMorgan Chase.

Un altro filone d’inchiesta riguarda i contratti derivati Alexandria e Santorini, sottoscritti con la banca giapponese del Gruppo Nomura e la banca tedesca Deutsche Bank. I dirigenti incriminati si sono serviti dei derivati per coprire alcune perdite accusate in bilancio, spostandole sugli esercizi futuri. Tali contratti sono stati nascosti a tutti gli organi di controllo, tra cui la Banca d’Italia, ma anche al consiglio d’amministrazione stesso della Banca. Per lo stesso motivo, in realtà, la Deutsche Bank era già sotto inchiesta nel proprio Paese.

Un’altra inchiesta coinvolge la cosiddetta «banda del 5 per cento»: ossia quanti, per più dieci anni, hanno rubato il 5% sulle operazioni finanziarie. Infine, un’altra inchiesta ha indagato sui reati fiscali durante la gestione del triennio 2005-2008. Coinvolte undici persone legate al vertice bancario.

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