L’agenzia di rating Moody’s ha paura di Beppe Grillo e del M5S

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Tra le protagoniste della crisi di questi anni un posto di rilievo lo occupano le agenzie di rating. Con le loro critiche, i loro allarmismi e, soprattutto, le richieste di austerity fomentano la grande paura per lo spread, certo più soffocante l’anno scorso di quanto non lo sia ora, ma comunque ancora presente. La più attiva, e che spesso precede le altre (S&P e Fitch), è Moody’s. A sorpresa, ha “parlato” dell’outlook europeo qualche settimana prima di quanto ci si aspettasse.

Il suo ultimo comunicato è tra i più strani fin qui rilasciati e lo è per due motivi: in primis, ha un taglio molto politico; in secondo luogo, è ottimista nei confronti dell’Italia. Ovviamente è un ottimismo che la gente comune potrebbe giudicare “degenerato”, poiché procede non dalla speranza di un domani migliore, bensì dalla certezza di un presente disastroso. Il concetto di “disastro”, sia chiaro, viene tradizionalmente recepito dalle agenzie di rating come l’esatto opposto del suo significato reale. L’austerity è un flagello per i cittadini, ma per Moody’s e compagne è un ideale a cui tendere; l’aumento della pressione fiscale è un male insostenibile per noi, un lieto evento per loro; e lo stesso vale per questa classe politica.

L’Italia, secondo Moody’s, è oggi un paese da promuovere. Per la prima volta da tre anni, è stato assegnato un outlook favorevole, a tal punto da giustificare un ritocco delle stime al rialzo. Se nella scorsa rilevazione, l’agenzia prevedeva per il 2013 un calo del Pil compreso tra il 2,5 e l’1,5%, oggi ne prevede uno tra 2 e l’1; se prima prevedeva per il 2014 una crescita compresa tra lo 0 e lo 0,5 (quindi stagnazione in ogni caso), oggi ne prevede una tra lo 0,5 e l’1.

Queste “felici” considerazioni fanno il paio con le dichiarazioni espresse da Bankitalia, le quali ricalcano le stime di Moody’s e aggiungono qualche particolare che riguarda l’economia reale. Buone notizie, in sintesi, arrivano dai “sondaggi che indicano un arresto del calo dell’attività produttiva”. Potrebbe essere un arresto fisiologico, determinato da un “troppo scendere” piuttosto che da una reale ripresa, ma tant’è: al massimo istituto bancario basta per essere ottimisti. Ottimismo in ogni caso smorzato quando si parla degli affari che realmente interessano i cittadini. Il tasso di disoccupazione per esempio: è destinato a salire nel 2014 al 12,5, quindi di qualche decimale, che comunque vuol dire decine di migliaia di posti di lavoro persi. E allora ci si può chiedere che senso ha gioire per l’azzeramento del deficit strutturale e per qualche decimo di crescita, quando altri italiani sono destinati a rimanere a spasso.

Per Moody’s i problemi sono altri. All’agenzia di rating, clamorosamente, fa paura Grillo. Una delle intellighenzie mondiali, capace di mettere sotto scacco interi paesi con la minaccia dello spread, ha paura di un comico. O meglio, del suo movimento. Il timore dell’agenzia di rating è che possa salire al potere e interrompere le politiche di austerity. Insomma, ha paura che in Italia, una volta tanto, si prenda una decisione giusta. Moody’s, addirittura, pensa che a causa delle alte probabilità che i pentastellati vincano le elezioni, l’Italia possa uscire dall’euro nel medio termine.

Tutto ciò è chiaro in questo stralcio: “Le possibilità che un partito politico guadagni il potere sulla base di una piattaforma che preveda un’uscita dall’euro rimangono non trascurabili, alla luce dei continui rischi politici in Paesi come, tra gli altri, Italia e Grecia. C’è circa una possibilità su tre che, nel medio termine, un Paese abbandoni l’area euro

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