Perchè le misure di Mario Draghi non salveranno l’Euro

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La grande paura è la deflazione, la speranza è che le misure di Draghi riescano a invertire il trend e salvare l’euro. Un calo dei prezzi in un contesto recessivo o almeno stagnante è strutturalmente una catastrofe. Il rischio è che l’Europa si avviti in una doppia spirale recessiva-deflattiva, e che i parametri dell’economia reale si inchiodino a dati – pessimi – attuali.

Per sventare questo pericolo Mario Draghi, presidente della Bce, ha introdotto politiche monetarie espansive. Questa informazione, di per sé corretta, è comunque da prendere per le pinze. La verità è che le misure “draghiane” sono sì espansive, ma non sufficientemente espansive.

Una dimostrazione di ciò è stata fornita dal forex nei giorni immediatamente successivi all’annuncio della Bce riguardo alle nuove politiche. Ci si aspettava l’inizio di un trend al ribasso in tutti i cambi che avessero come currency principale l’euro, ma così non è stato. O meglio, lo è stato ma solo per pochissimo tempo. Dopo un iniziale indebolimento, l’euro è ritornato sui livelli soliti.

La sensazione è che l’euro non riesca a svalutarsi, nonostante le misure di Draghi e nonostante una corsa al rialzo che dura ormai da due anni. Perché? La risposta va rintracciata in un’analisi approfondita proprio delle novità introdotte dalle Bce.

La dinamica che, esclusivamente dal punto di vista forex, è intervenuta coincide con l’archiviazione delle aspettative. Semplicemente, gli investitori sapevano che Draghi avrebbe introdotto alcune novità in senso espansivo e hanno cominciato a reagire come se quelle novità fossero già state introdotte. Al momento dell’annuncio di Draghi, poi, non c’era più alcun effetto da sortire. Anzi, la reazione, se possibile, è stata di segno opposto proprio perché le misure sono state giudicate da alcuni un po’ troppo morbide, o addirittura deludenti.

La colpa va attribuita, come accennato sopra, alla morbidezza delle misure di Draghi. A una lettura più approfondita, si notano un gran numero di contraddizioni in grado di inficiare il raggiungimento dell’obiettivo finale: l’indebolimento dell’euro.

Il fattore anti-svalutazione è in verità una grande assenza: il Quantitative Easing. La classica “stampa di moneta”, che tanto bene ha recato all’economia degli Stati Uniti, in Europa non c’è e, a giudicare dalle ultime azioni di Draghi, difficilmente ci sarà in futuro. Sicuramente questa mancanza ha deluso le aspettative dei trader forex e ha impedito che l’euro perdesse terreno nei confronti del dollaro. Molti comunque pensano che il momento del QE arriverà prima o poi, ma verrà adottato come una sorta di scelta obbligata (se la disinflazione degenererà in deflazione).

Anche entrando nel merito dei singoli provvedimenti si notano parecchie storture. Il programma Abs, per esempio, che consiste nell’acquisto di titoli cartolarizzati delle imprese da parte della Bce, è sì imponente ma anche molto lento: partirà solo tra quattro mesi. Troppo tardi e troppo poco, almeno per dare una svolta.

Anche il taglio dei tassi desta qualche perplessità. In genere, lo step è sempre stato di 0,25. Questa volta, solo di 0,15. Se pensiamo che nemmeno lo step solito è riuscito – in passato – a dare lo scossone, evinciamo che nemmeno questa volta questo strumento sortirà effetti sperati. C’è anche da dire che siamo “pericolosamente” vicini allo zero, ma si poteva comunque fare uno sforzo in più.