Il Mistero della Fiducia dei Mercati

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L’idea che i media hanno propagandato circa i mercati ha un qualcosa di bizzarro. Innanzitutto, ci si riferisce a essi solo, appunto, con il nome di “mercati” senza specificare cosa essi siano realmente, quali figure si nascondano dietro o quali enti/istituzioni ne facciano parte. Tutto ciò non fa che accrescere l’aura di mistero intorno a questo protagonista della scena internazionale. I mercati, inoltre, vengono ritratti continuamente come enti suscettibili, addirittura sensibili, pronti a scatenare ondate speculative ad ogni caduta di foglia. E’ a tutti gli effetti lo spettro agitato dal Governo Monti, l’arma con cui il professore è riuscito a fare accettare imponenti misure di austerity.

La fiducia dei mercati. Cosa sono i mercati e, soprattutto, come si fa a conquistare la loro fiducia? Dietro alla dicitura “mercati”, in vero, si celano varie figure: trader di professione, certo, ma anche fondi di investimenti nazionali e di altri paesi, fondi pensionistici, istituti di credito, semplici privati e così via. Una pluralità di persone e istituzioni. Il fatto che siano suscettibili e sensibili è in parte vero, ma bisogna specificare “a cosa”. Lo sono, innanzitutto, alle agenzie di rating, istituti che “recensiscono” la capacità dell’ente emettente del titoli di debito a restituire la somma richiesta. Molte di loro hanno dimostrato la loro fallibilità, addirittura sono state accusate di malafede, ma è innegabile: sono uno dei pochi strumenti che “i mercati”, e quindi gli investitori, hanno per orientarsi nel mare di titoli di debito nel quale è possibile investire il proprio denaro. Per questo, e non per un improvviso moto di fiducia, vengono ascoltati.

E allora per calmierare “i mercati”, e quindi per non fare schizzare in alto gli interessi sul debito, è necessario, purtroppo, fare quel che dicono loro. A ben vedere, però, non è nulla di raggiungibile o paradossale o violento. Se si vanno a leggere le dichiarazioni delle agenzie di rating, tutto ciò che viene richiesto è crescita economica e stabilità politica. Dell’austerity c’è una traccia minima, ma non è considerata una priorità. In estrema sintesi: è più importante, per uno Stato, crescere economicamente che tenere i conti in ordine.

La agenzie di rating sono importanti, non c’è dubbio, ma ciò non toglie che i governi, convenzionali e non, abbiano voce in capitolo a prescindere da esse. I governi nazionali possono fare molto, e anche i centri decisionali a livello comunitario. In parte si è visto in questo anno di sofferenza finanziaria. Strepitoso è stato il successo di BTP Italia, iniziativa che promuove l’acquisto di titoli di Stato da parte dei cittadini, che ha contribuito a far scendere il tasso di interesse sul debito. Ottimi sono stati i risultati conseguiti dal presidente della BCE, Mario Draghi: il banchiere italiano ha messo in campo un mix di iniziative comunicative e iniziative finanziarie atte ad abbassare il tasso di interesse sul debito. Ha dapprima rassicurato l’opinione pubblica, e quindi i mercati, dichiarando che si sarebbe fatto qualsiasi cosa per evitare il crack dell’euro (e quindi ha rassicurato sulla bontà degli investimenti sul debito) e poi ha riempito di liquidità le banche dei paesi in sofferenza. Questo fiume di denaro, prestato ad un tasso reale praticamente nullo, ha permesso ai beneficiari di comprare il debito dei propri paesi a un tasso di interesse più basso. Certamente, l’idea che le banche ricevano denaro per poi NON investirlo in prestiti alle imprese ha fatto storcere il naso, ma tant’è: gli interessi sul debito sono calati.

Ecco spiegato il mistero della fiducia dei mercati: conta molto più quello che accade a livello macroeconomico e a livello transnazionale, i Berlusconi di turno possono causare turbolenze di uno o due giorni, ma non causano grossi guai.

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