Il missile nordcoreano affonda le borse, euro nuovo record su dollaro

Una mattina di paura quella vissuta dai giapponesi martedì 29 agosto, risvegliati di buon ora da sirene e messaggi radio e tv sul lancio di un missile da parte della Nord Corea – sempre ordinato dal dittatore Kim Jong-un che ogni volta sembra stia giocando ai videogame – il quale sorvolato il loro Paese. Il Governo li ha esortati a trovare riparo in sotterranei o rifugi molto solidi. Uno scenario che non vivevano da decenni, forse dalla drammatica Seconda Guerra mondiale conclusasi proprio con due bombe atomiche da parte degli americani sulle città di Hiroshima e Nagasaki.

Anche le Borse ovviamente sono apparse molto agitate, con l’euro che ha raggiunto un nuovo record sul dollaro. Impennata anche del petrolio. Nelle ultime ore i mercati si sono calmati, ma quanto accaduto martedì non può non destare preoccupazione sulle ripercussioni che una guerra in Corea o contro il Giappone, potrebbe comportare per il mercato finanziario e per gli equilibri politici internazionali.

Del resto, i principali storici alleati della Corea del Nord sono Cina e Russia, mentre la Corea del Sud è spalleggiata dagli Stati Uniti e dal mondo occidentale. Vediamo cosa è successo, le conseguenze sulle borse, perché la Corea è divisa e chi è il controverso Kim Jong-un.

Il missile nordcoreano che ha sorvolato il Giappone

L’orologio scoccava le 6.02 quando gli abitanti di Hokkaido e di tutto il Giappone settentrionale, hanno ricevuto l’allarme rosso rilevato dal sistema satellitare J-Alert. In pratica, dall’area di Sunan, a est della capitale, Pyongyang ha lanciato alle 5.58 ora giapponese un missile balistico, probabilmente intermedio, di tipo Hwasong 12. Il missile ha volato per oltre 2.700 chilometri, per un tempo di 14 minuti a una altitudine massima di circa 550 km. Ha sorvolato l’Hokkaido, finendo poi nell’Oceano Pacifico. A poco più di mille chilometri a est di capo Erimo. L’avviso alla popolazione giapponese è stato dato alle 6.14, esortandoli altresì a denunciare alla polizia qualsiasi cosa di sospetto, evitando di avvicinarsi e chiamando i vigili del fuoco.

E’ stato disposto anche il fermo di alcune corse di treni, mentre il traffico aereo nipponico è rimasto regolare. E’ stato invece evitato l’intercettamento del missile nordcoreano, dato che il Ministero della difesa giapponese ha constatato che il missile non avrebbe toccato il suolo del Paese. Ma a prescindere da ciò, quello di martedì 29 agosto è stato senza dubbio il più minaccioso da quando il Presidente americano Donald Trump ha minacciato seriamente la Corea del Nord, la quale ha controminacciato il Paese americano affermando di attaccare la base americana di Guam nel Pacifico. A stizzire il Paese nordcoreano anche le evidenti manovre militari congiunte annuali organizzate tra gli Stati Uniti e la Sud Corea. Acerrima nemica dell’altra sponda coreana, che ritiene che quello lanciato martedì è il primo disegnato per trasportare una testata nucleare.

Le reazioni internazionali

Partiamo dalla diretta interessata: il Giappone. Il premier Shinzo Abe ha bollato il lancio del missile come la maggiore minaccia di sempre da parte della Corea del Nord. Solleticando altresì, insieme ad Usa e Corea del Sud, un Consiglio di sicurezza dell’Onu urgente in quanto la Corea del Nord ha violato ancora una volta le risoluzioni delle Nazioni Unite. Il Premier ha altresì ricevuto la telefonata del Presidente americano Donald Trump, il quale ha assicurato che gli Stati Uniti sono vicini al suo Paese al 100%, impegnandosi così nel difenderli.

Peraltro, Donald Trump aveva teso la mano al giovane dittatore Nord Coreano Kim Jong-un, affermando che forse pagava proprio la sua inesperienza ed era pronto a collaborare con lui. Ma ora che sta mostrando ogni sprezzo per le relazioni internazionali ed isolando sempre di più lo Stato che guida, il tycoon statunitense ha affermato senza mezzi termini che «Tutte le opzioni sono sul tavolo» in quanto il Paese orientale «ha dimostrato disprezzo per i sui vicini, l’Onu, per il minimo standard di comportamento internazionale accettabile». Trump, come di consueto a mezzo Twitter, ritiene che il dialogo si sia dimostrato di fatto inutile.

Molto preoccupata è ovviamente la vicina Corea del sud, che di fatto in queste ore ha prima lanciato otto bombe ai confini con l’odiato vicino e ha avviato come detto una massiccia esercitazione via area con gli Stati Uniti. Del resto, il Paese è convinto che il regime comunista di Pyongyang è pronto a effettuare il suo sesto test nucleare. Ad illustrare i piani dei nordcoreani il vice ministro della difesa Suh Choo-suk in un’audizione parlamentare dedicata agli eventi di martedì scorso. Diramando poi un resoconto dell’agenzia Yonhap. Insomma, i sudcoreani sono convinti che il bislacco presidente della Repubblica popolare della Corea del Nord non si fermi qui.

La Cina, considerata la principale partner del paese nordcoreano, ha da un lato criticato il lancio del missile balistico, ma dall’altro ha invitato tutte le parti ad un maggior «autocontrollo». Ritenendo altresì che inasprire i rapporti nei confronti della Corea del Nord non risolverà il problema. Esortando le parti ad un maggior dialogo. Il Paese cinese sembra dunque non voler ammettere troppo le colpe del Paese guidato da Kim Jong-un, il quale riceve peraltro sostegni economici fin dalla sua nascita dal paese cinese. Per motivi ideologici e geopolitici. Anche per non dare ragione al suo nemico storico: il Giappone. Figurarsi agli Stati Uniti, anche perché Trump fin dalla sua campagna elettorale ha usato toni molto accesi nei confronti della Cina.

L’altra potenza vicina storicamente alla Corea del Nord, la Russia, si è espressa per bocca del vice ministro degli Esteri russo Serghei Ryabkov. Il quale ritiene che sono inutili nuove sanzioni contro il Paese e che soluzioni militari pure non risolverebbero il problema. Su ciò dovrebbe esprimersi l’Onu e bisognerebbe perseguire con le sanzioni già previste dagli Stati Uniti.

L’Italia invece si espressa con le parole del suo Ministro degli esteri: Angelino Alfano, che ha condannato fermamente il lancio del missile. esprime «la più ferma condanna per il lancio effettuato stanotte». Emmanuel Macron, da poco eletto Presidente della Francia, ha bollato il lancio missilistico come un atto «irresponsabile». Ritenendo che questi continui test e gli investimenti in tecnologie pericolose, «destano grande e crescente preoccupazione». Destabilizzando altresì l’equilibrio di quell’area geografica.

L’unione europea pure condanna fermamente il comportamento di Pyongyang e con l’Alto rappresentante Federica Mogherini sollecita un incontro urgente del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Ritenendo essenziale l’unità della comunità internazionale e la stretta collaborazione con i partner chiave e con l’Onu.

Il missile coreano ha affondato le Borse

Se fortunatamente il missile lanciato da un divertito Kim Jong-un non ha colpito il Giappone, di sicuro ha affondato le Borse nella giornata di martedì 29 agosto 2017. Partendo dai listini europei, in pratica hanno chiuso tutti in calo: Milano a -1,46%, Londra a -0,87%, Francoforte a -1,46% e Parigi a -0,94%. Molto male il Giappone, borsa chiusa prima per la questione fuso orario. L’indice Nikkei ha fatto registrare un meno 0,45%, che ha subito un appesantimento dovuto al rafforzamento dello Yen.

Considerata da sempre una valuta rifugio per eccellenza. Complessivamente, la Borsa di Tokyo ha fatto registrare il minimo da quattro mes. Wall Street, invece, con i listini europei chiusi, è oscillata attorno alla parità: il Dow Jones è salito dello 0,09%, l’S&P500 ha invece perso lo 0,12%, mentre il Nasdaq è cresciuto dello 0,16%.

Il vero protagonista è stato invece l’Euro, con un nuovo apprezzamento. Ha dapprima sfondato la fatidica soglia di cambio di 1,2 sul dollaro, per poi attestarsi a quota 1,2035. Mentre il giorno prima si era fermato a 1,1970. Un livello toccato solo nel gennaio 2015. A fronte di questi dati, Jackson Hole ha amesso che non sono state messe sul campo delle strategie future, e occorrerà attendere le prossime riunioni della Banca centrale europea e della Fed. Così come ha detto Patrice Gautry, Chief Economist di Union Bancaire Privée – UBP. Naturalmente, riguardo l’apprezzamento dell’euro sul dollaro, il missile ordinato da Piongyang è responsabile solo in parte. Infatti, sempre secondo Gautry, l’euro potrebbe toccare nuovamente nuovi massimi contro il dollaro. Soprattutto alla luce della confusione che aleggia nel dibattito sul tetto del debito pubblico statunitense (debt ceiling).

Naturalmente, il rafforzamento dell’Euro sul Dollaro porta con sé vantaggi e svantaggi. Tra i primi occorre annoverare il fatto che i viaggi in terra americana ci costino meno. Ad esempio, 100 euro di shopping ci varrebbe 120 dollari. Poi ci sono le bollette meno care, poiché il petrolio importato ci costa meno; si calcola che tra quest’anno e l’anno prossimo dovremmo risparmiare 3 miliardi di dollari. In genere, con l’euro forte sul dollaro si hanno anche tassi più bassi e ciò è una buona notizia per chi paga il Mutuo o ottiene prestiti. Di contro, tra gli svantaggi abbiamo in primis una flessione dell’export, dato che l’euro vale di più e quindi tutto costa di più. Ciò comporta anche una riduzione degli utili e l’inflazione, peraltro ancora lontana dai livelli sperati dalla Banca centrale europea, che non diminuisce.

Nella giornata di martedì, lo spread invece si è mantenuto stabile. Il differenziale ha infatti aperto a 172 punti, con il rendimento del decennale italiano al 2,07%. Il Tesoro ha venduto Buoni ordinari del tesoro a sei mesi per sei miliardi di euro, registrando una crescita del tasso di interesse dal -0,356% da -0,0358% rispetto alle emissioni di luglio. La domanda è stata di 10,313 miliardi di euro, pari a 1,72 volte l’offerta. In crescita anche i consumi in Germania, con la fiducia dei consumatori arrivata al 10,9 a settembre dal 10,8 di agosto e quindi oltre le prospettive. Trattasi del quinto rialzo consecutivo e del livello massimo da 16 anni. Negli Usa invece la fiducia dei consumatori è salita ad agosto di 122,9 punti e si tratta del secondo miglior dato di quest’anno.

Ma altro protagonista di martedì è stato il petrolio. Il quale in queste ore sta provando a rialzare la testa dopo il drastico calo delle quotazioni dovuto non al missile nordcoreano ma all’uragano Harvey. Il quale, con la sua virulenza, ha lasciato fermi molti impianti texani che non hanno quindi proseguito con le trivellazioni. L’Oro nero Wti con consegna a ottobre ha toccato quota 46,55 dollari al barile, rispetto al 46,57 del giorno precedente. Mentre il Brent è scambiato a 51,57 dollari. Infine, è salito anche l’oro, scambiato a 1319 dollari l’oncia, in rialzo dello 0,72%.

Perché la Corea è divisa in due Stati

La Corea è una penisola che parte dalla Manciuria e si protende fino al Giappone. La penisola coreana è divisa in due grandi Stati: la Repubblica Democratica Popolare di Corea, meglio conosciuta come Corea del Nord; e la Repubblica di Corea, meglio nota come Corea del Sud. Benché provengano da una comune storia millenaria e parlino la stessa lingua, i due Stati coreani sono nettamente diversi dal punto di vista politico ed economico. La Corea del Nord ha abbracciato un tipo di dittatura comunista e filocinese, mentre la Corea del sud è una democrazia capitalista e filostatunitense. Una divisione iniziata dopo la fine della Seconda guerra mondiale che ha dato vita alla Guerra di Corea, con le due fazioni che da allora continuano a minacciarsi reciprocamente, senza però mai farsi una vera e propria guerra. Sebbene, di tanto in tanto, come in queste ore, ci si sia avvicinati parecchio. L’un Stato vorrebbe sopraffare l’altro per gestire l’intero territorio peninsulare, appoggiato come visto da due superpotenze. Un po’ come avvenne in Vietnam, anche se tra Usa e Russia e con lo Stato che alla fine è rimasto unito.

Anticamente, la Corea era divisa in tre regni, che poi furono unificati in un unico regno di Silla verso l’anno 660. Lo Stato di Silla, a sua volta, fu poi conquistato dal regno di Goryeo nel 936 e dal nome di Koryo deriva il nome moderno della Corea. Attualmente, il territorio che faceva parte del regno di Goguryeo fa amministrativamente parte della Cina. Ma storia e cultura sono legate alla Corea. Nel 1897 il re Gojong fu proclamato primo imperatore dell’Impero coreano fino al 1910, quando fu conquistato dal vicino Impero giapponese. La Corea tornò indipendente nel 1945, ma il suo territorio fu spartito dalle grandi potenze: dall’Unione sovietica a Nord e dagli Usa a Sud. Un po’ come avvenne per la Germania, nel 1948 nacquero due sistemi socio-economici e politici diametralmente opposti.

Nel 1950 però i due Stati entrarono in guerra, la cosiddetta Guerra di Corea, con la Corea del Nord che invase la Corea del Sud. L’invasione comportò una veloce risposta da parte della neonata ONU, la quale deliberò una risoluzione che portò gli Stati Uniti, affiancati da altri 17 Paesi, ad intervenire militarmente per liberare il paese occupato e rovesciare il governo comunista nordcoreano. Alla fine del conflitto, che durò tre anni, ci furono circa 2 800 000 tra morti, feriti e dispersi. Metà dei quali civili. Proprio questa guerra spinge gli Usa ad intensificare il suo impegno verso i paesi comunisti, concedendo finanziamenti agli stati amici o firmando trattati per farsi nuovi alleati.

Il territorio fu così diviso nelle due parti ancora oggi esistenti, benché la guerra Fredda sia ormai finita da quasi un ventennio e quasi tutte le dittature si siano estinte. La Corea del Nord ha abbracciato l’ideologia comunista, con un sistema economico di tipo nazionalista e una società chiusa al mondo esterno e pronunciatamente di tipo miliatare. Ciò ha portato anche il Paese ad una forte arretratezza economica, basata di fatto su agricoltura e pastorizia, mentre i trasporti pubblici sono molto carenti, anche a causa della carenza di petrolio ed energia elettrica. Le aree del Paese più estreme sono ancora molto arretrate, con un pronunciato analfabetismo. Il sistema scolastico è sì gratuito, ma anche molto limitato a ciò che impone il regime. Il crollo dell’Unione sovietica, che forgiava il regime di Piongyang ha poi reso questo paese ancora più isolato ed economicamente debole. Mentre l’atteggiamento ostile del giovane dittatore Kim Jong-un sta facendo il resto. La Corea del sud vive invece un’economia molto più florida, basata sul liberismo filo-occidentale. Non a caso, due colossi della telefonia mobile quali Samsung e Lg vengono proprio da lì.

Kim Jong-un, bufale o verità?

Lo vediamo di tanto divertirsi dopo il lancio di un missile. Come stesse giocando alla Play Station. Su di lui poi aleggiano tante storie, chissà quanto vere. Del resto, il sistema comunicativo chiuso della Corea del Nord non concede molto spazio ad approfondimenti. Kim Jong-un, dittatore dal sapore novecentesco, è nato l’8 gennaio 1984 e ha preso il posto del padre alla guida del Paese il 18 dicembre 2011. Continuando così una dinastia partita nel 1945. Perfino sulla sua data di nascita ci sono dubbi, dato che sarebbe nato due anni prima e avrebbe falsificato quindi l’anno di nascita. Ma questa è solo una delle tante dicerie su di lui. Si dice ad esempio di aver fatto uccidere barbaramente alti funzionari dello Stato solo per essersi addormentati durante un suo discorso o per aver riso alle sue spalle. Avrebbe ordinato l’uccisione dello zio a colpi di cannone. Imporrebbe a tutti i maschi del Paese di tagliarsi i capelli come i suoi.

Vieterebbe nel Paese ogni forma di musica che non sia nordcoreana; addirittura avrebbe fatto picchiare una donna in casa propria perché canticchiava canzoni sudcoreane. Che avrebbe missili nucleari pronti a partire contro le vicine Corea del sud e Giappone, e addirittura capaci di arrivare negli Usa.

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