Migliori azioni italiane da comprare nel 2026: la classifica aggiornata

Scopri le 10 migliori azioni italiane da comprare nel 2026: classifica aggiornata con dati, settori e target price degli analisti.

Il 2025 ha sorpreso tutti a Piazza Affari. Il FTSE MIB ha chiuso sopra quota 44.000 punti, con un balzo di oltre 10.000 punti da gennaio. Telecom Italia e Banca Popolare di Sondrio hanno registrato rialzi a tripla cifra. Un anno che pochi avrebbero azzeccato nelle previsioni di dodici mesi prima.

Ora, se stai cercando le migliori azioni italiane da comprare nel 2026, il problema è proprio questo: tanti titoli hanno già corso troppo. Il PIL italiano viaggia tra lo 0,5% e lo 0,7% di crescita attesa, la BCE taglia i tassi e questo peserà sui margini delle banche nei prossimi mesi. Il mercato del lavoro regge, l’inflazione si è calmata, ma la crescita economica resta tra le più deboli dell’eurozona.

C’è poi un limite strutturale del FTSE MIB che va detto: l’indice dipende troppo dalle banche. Per mettere insieme un portafoglio che non sia sbilanciato, devi guardare anche energia, difesa, lusso, industria. Quello che trovi in questa guida sono 10 titoli selezionati con quattro criteri precisi: fondamentali di bilancio, continuità dei dividendi, P/E e giudizio degli analisti. Non i titoli più chiacchierati, ma quelli che mostrano il rapporto migliore tra prezzo e prospettive.

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Come scegliere le migliori azioni italiane: i 4 criteri di selezione

La classifica non è messa insieme a caso. Ho usato quattro filtri per distinguere i titoli con valore dai titoli che salgono per inerzia.

Prima diamo un’occhiata all’andamento dell’indice FTSE Mib:

FTSE MIB
1M
3M
6M
YTD
1A
3A
5A
Caricamento dati…

Il primo filtro sono i fondamentali: ricavi che crescono, utile netto positivo, bilancio pulito. Un’azienda che genera profitti ha più chance di far salire il titolo nel tempo.

Il secondo è la regolarità dei dividendi. Chi paga la cedola ogni anno, puntualmente, dà al tuo portafoglio un reddito prevedibile, e questo conta molto quando i mercati scendono.

Terzo filtro: il P/E, cioè quante volte il prezzo dell’azione contiene gli utili. Un P/E basso può indicare un titolo sottovalutato; uno molto alto dice che stai pagando caro la crescita futura, e quella crescita potrebbe non arrivare.

Quarto: il dividend yield, il rendimento percentuale della cedola rispetto al prezzo. Al 5%, su 1.000€ investiti incassi 50€ l’anno.

Approfondimento Migliori azioni italiane da dividendo 2026: la classifica per yield Leggi l'approfondimento →

Con questi parametri ho ricavato 10 titoli distribuiti su almeno tre settori.

La classifica delle 10 migliori azioni italiane da comprare nel 2026

Nella tabella qui sotto trovi i migliori titoli con alcuni numeri: settore, dividend yield, P/E, target price degli analisti, upside potenziale. Le analisi dettagliate sono nelle sezioni che seguono, divise per comparto.

Titolo (Ticker)

Settore

Div. Yield

P/E Ratio

Target Price

Upside

Intesa Sanpaolo (ISP)

Bancario

5,20%

11,13

€6,80

+10%

UniCredit (UCG)

Bancario

3,50%

7,20

€52,00

+12%

BPER Banca (BPE)

Bancario

3,20%

11,10

€12,00

+7%

Enel (ENEL)

Utility

5,46%

14,69

€10,50

+13%

Eni (ENI)

Energia

4,50%

12,80

€16,00

+8%


Saipem (SPM)


Oil Services

7,01%

14,50

€3,01

+33%


Leonardo (LDO)


Difesa

1,20%

22,70

€69,00

+30%


Ferrari (RACE)


Lusso/Auto

0,94%

35,81

€380,00

+19%


Generali (G)


Assicurativo

4,00%

13,90

€35,60

+1%

Clicca sui singoli titoli per consultare la scheda aggiornata con dati, ricavi e fondamentali

Settore bancario: le azioni italiane più solide

Le banche italiane hanno chiuso il 2025 con bilanci più robusti, cedole in aumento e fusioni in corso. Il punto debole? La BCE taglia i tassi, e il margine di interesse si comprimerà. Chi compensa con commissioni e gestione del risparmio reggerà meglio.

Approfondimento Come investire in Borsa: la guida completa per iniziare Leggi l'approfondimento →

Intesa Sanpaolo (ISP)

Prima banca italiana, capitalizzazione oltre 100 miliardi. Il titolo è passato da 2,40€ a 6,20€ in tre anni.

ISP.MI MIL
€6,70 EUR
-0,19% oggi
Market Cap
Volume
36 M
P/E Ratio
Variazione
€0,01
Oggi
-0,2%
3M
+14,0%
1 Sett.
-0,4%
Andamento prezzo

Dietro ci sono utili in crescita e una politica di distribuzione generosa: nel 2026 Intesa staccherà dividendi per 6,5 miliardi e partirà con un buyback da 2,3 miliardi. I clienti sono 7,6 milioni, gli sportelli circa 900.

Il P/E a 11,13 dice che la valutazione non è esagerata. Gli analisti vedono il titolo a 6,80€, un 10% sopra il prezzo corrente. Il punto debole è noto: con i tassi che scendono, il margine di interesse si assottiglia. Ma finché la macchina dei dividendi gira, Intesa resta una scelta difendibile.

UniCredit (UCG)

Seconda banca italiana per dimensioni, 94 miliardi di capitalizzazione. A differenza di Intesa, UniCredit ha un’anima internazionale: Germania con HypoVereinsbank, poi Austria e l’Est Europa. Il buyback aggressivo ha sostenuto il prezzo nel 2025.

UCG.MI MIL
€82,58 EUR
-2,24% oggi
Market Cap
Volume
6 M
P/E Ratio
Variazione
€1,89
Oggi
-2,2%
3M
+13,3%
1 Sett.
+1,0%
Andamento prezzo
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Quello che può muovere il titolo nel 2026 è l’acquisizione di Banco BPM. Se si concretizza, nasce il primo gruppo bancario per attivi in Italia. Il P/E intorno a 7,2 racconta una valutazione bassa. Il problema arriva dalla Germania, dove la crescita arranca, e dall’esposizione ai mercati dell’Est. Dividend yield al 3,5%.

BPER Banca (BPE)

BPER ha cavalcato il risiko bancario meglio di chiunque altro: +90% in un anno, market cap a 22,5 miliardi. Ha preso la Banca Popolare di Sondrio e i numeri le danno ragione: Barclays stima un utile netto di 2,385 miliardi nel 2026, con un utile per azione di 1,10€.

Target price a 12€ (+7%), P/E a 11,1. La sfida adesso è digerire le acquisizioni senza far lievitare i costi. La rete di filiali nel Centro-Nord e la digitalizzazione dei servizi sono due carte buone. Ma il settore bancario in fase di consolidamento chiede esecuzione, non solo annunci.

Settore energia e utility: rendimento e stabilità

Utility ed energia sono il rifugio di chi investe pensando ai prossimi anni. Cedole puntuali, oscillazioni contenute, ricavi in parte garantiti dalla regolazione. Nel 2026 il comparto sta spendendo molto: reti, impianti rinnovabili, infrastrutture. Soldi che escono oggi per generare valore domani.

Enel (ENEL)

Enel capitalizza 102 miliardi ed è la prima utility italiana. Il piano 2025-2027 promette un dividendo minimo di 0,46€ per azione, con un payout che può arrivare al 70%. Il rendimento attuale della cedola è al 5,46%, tra i più generosi del comparto in Europa.

ENEL.MI MIL
€8,74 EUR
-0,01% oggi
Market Cap
Volume
25 M
P/E Ratio
Variazione
€0,00
Oggi
0,0%
3M
-10,8%
1 Sett.
-3,6%
Andamento prezzo

Il P/E a 14,69 non è basso, ma nemmeno caro per una utility. Enel mette soldi nel solare, nell’eolico e nella rete di distribuzione. Non sono mosse che fanno saltare il titolo in Borsa, ma costruiscono ricavi regolari nel tempo. Chi cerca un flusso di dividendi prevedibile per il prossimo decennio, con Enel sa cosa aspettarsi.

Eni (ENI)

Eni lavora in più di 60 paesi e ha messo nero su bianco l’obiettivo di arrivare a emissioni nette zero entro il 2050. Il dividend yield è al 4,50%, il P/E a 12,80. Il gas naturale liquefatto è il pezzo forte del gruppo, insieme agli investimenti nella cattura del carbonio.

ENI
ENI.MI MIL
€24,43 EUR
+1,75% oggi
Market Cap
Volume
10 M
P/E Ratio
Variazione
+€0,42
Oggi
+1,8%
3M
+8,5%
1 Sett.
+4,1%
Andamento prezzo
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Rispetto a Enel, Eni oscilla di più: i margini dipendono dal prezzo del petrolio e del gas, e nel 2026 la geopolitica può far ballare le quotazioni in entrambe le direzioni. Chi compra Eni lo sa, e lo accetta in cambio di un dividendo solido e di un’esposizione geografica ampia.

Saipem (SPM)

Saipem è la puntata più rischiosa della lista. Il titolo ha perso il 7% nel 2025 mentre il resto del mercato saliva. Eppure il dividend yield al 7,01% e il giudizio degli analisti (10 buy, 3 hold, target a 3,01€, +33%) raccontano un’altra storia.

Il motore del 2026 è il progetto NFPS: una commessa da 5 miliardi in partnership con la cinese COEC. Se arriva la conferma, il titolo può rimbalzare con forza. C’è anche la partita Subsea 7, la fusione che l’antitrust deve ancora giudicare. La capitalizzazione è piccola (4,55 miliardi), il P/E di 14,5 nella media. Rischio alto, ma se le cose vanno bene il rendimento ripaga.

Difesa, lusso e industria: i titoli ad alta crescita

Oltre banche e utility, il FTSE MIB offre titoli che si muovono per conto proprio. La spesa militare europea, la domanda di beni di lusso in Cina e negli Stati Uniti, il ritorno della produzione industriale in Europa: sono temi che non dipendono dai tassi BCE.

Leonardo (LDO)

Leonardo è il titolo che ha fatto più strada tra quelli della difesa in Europa. Nel 2025 il prezzo è salito dell’89%, la capitalizzazione ha toccato 36 miliardi, e il portafoglio ordini garantisce visibilità sui ricavi per gli anni a venire. Il gruppo lavora in aerospazio, difesa, elettronica e cybersicurezza, con operazioni in più di 150 paesi.

LDO.MI MIL
€49,89 EUR
+1,26% oggi
Market Cap
Volume
2 M
P/E Ratio
Variazione
+€0,62
Oggi
+1,3%
3M
-5,2%
1 Sett.
-2,4%
Andamento prezzo

Il P/E a 22,7 è il secondo più alto della classifica, ma gli analisti non battono ciglio: 11 buy, 7 hold, nessun sell, target a 69€ con un margine di rialzo del 30%. La cedola è bassa (1,2%) perché qui si compra per la crescita, non per il dividendo. Il rischio va detto: se le tensioni geopolitiche si allentano, i bilanci della difesa in Europa possono calare. Per ora, però, la direzione è opposta.

Ferrari (RACE)

Ferrari ha il P/E più alto della lista (35,81) e la cedola più magra (0,94%). Su qualsiasi altro titolo, questi numeri sarebbero un segnale di allarme. Con Ferrari il discorso cambia.

Le supersportive hanno liste d’attesa pluriennali. Nessun cliente chiede lo sconto. Il Cavallino può alzare i prezzi e nessuno va via. Il 2025 è stato pesante per il titolo (-22,72%): chi aveva comprato caro ha venduto. Ma quel calo ha creato un prezzo di ingresso più ragionevole. Il target degli analisti a 380€ dà un margine del 19%. Per chi vuole lusso globale con margini fuori scala, Ferrari resta una scelta con pochi paragoni.

Generali (G)

Generali è la parte tranquilla del portafoglio. Capitalizzazione sopra 53 miliardi, +27% nel 2025, P/E a 13,9, dividend yield al 4%. Il ramo Vita genera oltre il 45% dell’utile operativo, una quota che secondo UBS supera quella dei concorrenti diretti.

Il margine di rialzo secondo gli analisti è minimo, appena l’1%. Ma chi compra Generali cerca altro: stabilità, dividendo puntuale, poca volatilità. Sfumata la fusione con Natixis per il rischio golden power, il Leone di Trieste lavora sulla crescita interna. Un buon contrappeso ai titoli più movimentati della classifica.

Dividend Yield vs P/E Ratio dei 10 titoli selezionati. Fonte: elaborazione webeconomia.it su dati di mercato (luglio 2026)

Come comprare azioni italiane: i migliori broker con accesso a Borsa Italiana

Sai quali titoli vuoi. Ti manca l’intermediario. Puoi passare dalla banca di sempre, oppure usare un broker online che costa meno. Su operazioni piccole o frequenti, la differenza di commissioni pesa.

Prima di aprire un conto, verifica tre cose: quanto paghi per ogni ordine su Borsa Italiana, se il broker ha una licenza europea (CONSOB, BaFin, CySEC garantiscono protezione fino a 20.000€ con il fondo di garanzia), e se vende azioni vere o solo CFD. I CFD non pagano dividendi e hanno costi di mantenimento giornalieri. Per investire a lungo termine con le cedole, servono le azioni reali.

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Fonte: siti ufficiali dei broker, dati aggiornati al 2026. Commissioni indicative.

Strategie di investimento per azioni italiane nel 2026

I 10 titoli si prestano a strategie diverse. La scelta dipende da cosa cerchi: reddito periodico o crescita del capitale.

Se punti ai dividendi, metti insieme Enel, Intesa, MPS, Generali, Eni. Il rendimento medio supera il 5%. Sono titoli che non regalano adrenalina ma pagano la cedola con regolarità. Quando il mercato scende, quel flusso di cassa ammortizza le perdite in conto capitale.

Se punti alla crescita, guarda Leonardo (+30% di upside), Saipem (+33%), Ferrari (+19%), BPER (+7%), UniCredit (+12%). I dividendi contano meno, il guadagno atteso viene dal prezzo. Servono stomaco e un orizzonte di almeno 12-18 mesi.

Puoi anche mescolare: Intesa ed Enel per la cedola, Leonardo e Ferrari per la crescita, Generali per frenare le oscillazioni. L’unica regola ferma: non mettere tutto sulle banche. Il FTSE MIB è già sbilanciato su quel settore. Il tuo portafoglio non deve esserlo altrettanto.

Composizione portafoglio tipo: conservativo vs dinamico

Composizione portafoglio tipo: conservativo vs dinamico. Fonte: elaborazione webeconomia.it (luglio 2026)

Approfondimento Come creare un portafoglio investimenti nel 2026 Leggi l'approfondimento →

Rischi da considerare prima di investire in azioni italiane

⚠️ Attenzione

Ogni azione può perdere valore. Meglio saperlo prima.

Primo problema: il FTSE MIB è troppo esposto alle banche. Se la BCE taglia i tassi più in fretta del previsto, i margini bancari si restringono e l’indice ne soffre.

Secondo: il PIL italiano cresce poco, tra lo 0,5% e lo 0,7%. L’economia è sensibile a quello che succede fuori, dalla recessione tedesca alle tensioni commerciali.

Terzo: sui singoli titoli possono arrivare sorprese negative. Un’indagine giudiziaria (MPS), una fusione che salta (Saipem-Subsea 7), un profit warning. La diversificazione riduce il colpo, ma non lo cancella. E dopo un anno come il 2025, con tanti titoli ai massimi, una correzione non sarebbe una sorpresa.

C’è anche un aspetto pratico: la liquidità. Non tutti i titoli del FTSE MIB si scambiano con gli stessi volumi. Saipem e BPER, in giornate di mercato sottile, possono avere spread più larghi del solito. Per ordini sopra qualche migliaio di euro, meglio usare ordini limite.

Domande frequenti sulle migliori azioni italiane 2026

Quali azioni italiane pagano i dividendi più alti nel 2026?

Monte dei Paschi è in testa con il 9,42% di dividend yield, poi Saipem al 7,01% e Enel al 5,46%. Un rendimento molto alto non è sempre una buona notizia: a volte il mercato lo prezza perché vede rischi sul titolo, come nel caso di MPS.

Conviene investire in azioni italiane o americane nel 2026?

Le italiane costano meno (P/E medio 10-12 contro il 20 e oltre dell’S&P 500) e pagano dividendi più alti. Le americane crescono di più nel tempo. Combinare le due cose funziona: azioni italiane per la cedola, americane per la crescita, e in più diversifichi sul cambio euro/dollaro.

Qual è il modo più economico per comprare azioni italiane?

Degiro, Freedom24 e eToro tengono le commissioni sotto i 2€ per ordine su Borsa Italiana. Fineco chiede 2,95€ ma ha il conto corrente integrato. Oltre alla commissione per singolo ordine, controlla se ci sono costi di custodia, di inattività o di cambio valuta.

Considerazioni finali (personali)

Siamo arrivati alla fine, ti dico quelle che sono le mie conclusioni personali. Il 2025 ha distribuito guadagni generosi. Il 2026 chiede di scegliere meglio. Il FTSE MIB non salirà in blocco come l’anno scorso: ci saranno titoli che continueranno a salire e titoli che correggeranno. Chi investe dovrà fare i conti con questa differenza.

Intesa Sanpaolo, UniCredit, BPER, Monte dei Paschi, Enel, Eni, Saipem, Leonardo, Ferrari, Generali: dieci nomi su quattro settori, ciascuno con un profilo diverso. MPS, Saipem ed Enel per chi vuole la cedola. Leonardo e Ferrari per chi punta sul prezzo. Intesa, Enel e Generali per chi cerca un compromesso.

Il FTSE MIB resta sbilanciato sulle banche, e la classifica lo riflette: quattro bancari su dieci. Per compensare, servono titoli dell’energia, della difesa e del lusso, che si muovono con logiche proprie e ammortizzano le correzioni del comparto finanziario.

Se vuoi partire, servono tre cose. Un conto con un broker regolamentato e con accesso a Borsa Italiana. Una decisione su cosa cerchi: cedole, crescita, o un po’ di entrambe. E la disciplina di cominciare con posizioni piccole, distribuite su più settori, da rivedere ogni tre mesi.

Qui trovi i numeri per decidere, non la raccomandazione di comprare. I mercati azionari possono scendere, e il passato non garantisce il futuro. Ti lascio ai migliori broker per investire in azioni qui sotto:

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Domenico Sacchi

Digital marketing specialist | Blockchain enthusiast | Mi occupo di temi legati alla finanza personale, investimenti e trading sulle criptovalute da oltre 15 anni.

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