Come scegliere il miglior conto deposito

Gli interessi dei conti correnti, lo sappiamo, sono a zero. Anzi, il più delle volte siamo noi a dover pagare gli istituti di credito affinché custodiscano i nostri risparmi. A seguito delle recenti decisioni della Banca Centrale Europea con l’allargamento del Quantitative Easing e con l’ulteriore taglio degli interessi sui depositi, risultano in calo anche i tassi sui prodotti ritenuti sicuri sotto tutti i punti di vista. I conti deposito rientrano in questo novero e, infatti, non garantiscono più guadagni appetibili come qualche anno fa.

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La scelta del miglior Conto deposito 2016: l’inflazione

Nonostante questa premessa conviene comunque monitorare il mercato visto che non si possono escludere offerte temporanee anche discretamente vantaggiose, soprattutto se messe a confronto con la stragrande maggioranza delle proposte. Prima di iniziare a guardarsi in giro è bene soffermarsi su un concetto cardine: l’investimento in un prodotto finanziario di deposito risulta conveniente solo se permette di proteggere i propri risparmi dall’inflazione. Nel caso in cui l’inflazione fosse più alta del tasso interesse netto, invece, comporterebbe solo una perdita di denaro.
Questi ultimi anni caratterizzati dalla crisi economica, dalla riduzione dei consumi delle famiglie, dalla contrazione dei prezzi e, usando una formula onnicomprensiva, dalla deflazione, hanno portato all’intervento massiccio della BCE. L’obiettivo del Presidente Mario Draghi e dell’intero board direttivo è, infatti, quello di stimolare i consumi, di incoraggiare l’erogazione del credito alle famiglie ed alle imprese, sotto forma di mutui e prestiti, nonché quello di far aumentare l’inflazione. In prospettiva, per quanto riguarda il prossimo futuro, si dovrebbe quindi puntare ad avere un tasso crescente; ovviamente tutto ciò dipenderà da quali risultati verranno raggiunti grazie alla politica monetaria comunitaria.
Questa disanima della situazione non solo italiana ma dell’eurozona in generale ci serve per comprendere in quali condizioni storiche ci troviamo. Condizioni che hanno naturalmente delle forti ripercussioni sugli investimenti finanziari. Solo la conoscenza e l’approfondimento delle varie dinamiche macroeconomiche possono, infatti, consentire di pianificare le mosse future, compiere passi ponderati e fare le scelte più oculate possibili.

I fattori da considerare per scegliere il miglior conto deposito 2016

I conti di deposito sono dei prodotti finanziari molto più tranquilli, più sicuri, rispetto all’acquisto di azioni e di obbligazioni. Occorre tuttavia porre la massima attenzione su alcuni specifici fattori prima di effettuare la propria scelta e non lasciarsi prendere dalla frenesia di agire a qualunque costo. La calma e l’analisi comparata sono, infatti, i nostri più validi alleati per non doversi pentire in seguito.
Il primo elemento da valutare sembrerebbe essere il tasso di interesse corrisposto. Sicuramente un dato importante per esprimere un giudizio sul proprio futuro investimento, ma non l’unico. Vediamo insieme quali sono tutti gli altri aspetti.

Innanzitutto il principale fattore da non sottovalutare assolutamente è la scelta dell’Istituto bancario, a volte non sempre così popolare agli occhi dei risparmiatori (es: Rendimax di Banca IFIS). Pur in presenza del Fondo Interbancario di Tutela Depositi che garantisce i capitali fino a 100mila euro, la sicurezza dell’istituto di credito è uno degli aspetti che deve essere analizzato molto accuratamente, soprattutto in questo momento storico. Le recenti crisi bancarie, le minacce di fallimenti, i salvataggi da parte del governo, hanno focalizzato l’attenzione dei consumatori che hanno il dovere e il diritto di essere informati correttamente. Al fine di valutare consapevolmente la solidità bancaria bisogna essere quindi in grado di leggere il coefficiente di solidità patrimoniale Cet1, Common Equity Tier 1, ovvero il parametro di riferimento scelto della BCE per giudicare l’adeguatezza minima del capitale dell’istituto in caso di congiunture sfavorevoli. Più elevato è il valore del Cet 1, più grande è la solidità della banca. Qualora questo valore si attestasse sotto la soglia fissata dalla Banca Centrale Europea (8%) l’istituto di credito sarebbe chiamato a mettere in atto operazioni di rafforzamento patrimoniale. Un altro dato utile per analizzare la sicurezza dell’istituto è il rating (ovvero la valutazione delle agenzie internazionali specializzate), sui proventi che la banca riesce a conseguire (la cosiddetta capacità di produrre utili) e sulla validità del suo modello distributivo. Nel caso questi elementi fossero poco rassicuranti, sarebbe meglio guardarsi in giro e cercare una soluzione alternativa.

Passiamo al capitolo tassazione che è uguale per tutti i prodotti presenti sul mercato. Gli interessi sui conti di deposito sono tassati al 26%, mentre quelli derivanti dai Buoni del Tesoro Poliennali (BTP) e dai Buoni Fruttiferi Postali (BFO) al 12,50% e i libretti postali al 20%.

Detto questo, è fondamentale leggere attentamente e confrontare tra loro alcune peculiari norme contrattuali. Inizialmente è importante decidere che tipo di conto deposito i vuole aprire: vincolato o libero. Nel primo caso, i risparmi risultano immobilizzati per un certo lasso di tempo prestabilito: i tassi di interesse crescono con l’allungarsi di questo periodo. Nel caso del conto deposito libero, invece, il denaro può essere prelevato in qualsiasi momento e non esiste alcun vincolo temporale: in questo caso i tassi di interesse sono generalmente meno vantaggiosi. Collegato a questo elemento, occorre decidere se si desidera operare solo online o in filiale; questa decisione può aprire la porta a soluzioni anche molto diverse tra loro.

Secondariamente è saggio prendere in esame il tasso di interesse. Non ci si deve fermare al tasso di interesse lordo ma chiedere quale sarà il tasso al netto di tasse e di spese di gestione del conto. Inoltre è importante sincerarsi se sia un tasso promozionale (ovvero valido solo un lasso di tempo predeterminato o per i nuovi clienti) o di un tasso a regime (ovvero il tasso effettivo concesso a tutti).

Un ulteriore step prevede la verifica di chi deve pagare l’imposta di bollo pari al 2 per mille dell’ammontare vincolato (ovvero lo 0,20%): molti istituti di credito, al fine di attirare nuova clientela, si propongono di versarla al posto dei depositanti. Come facilmente intuibile, soprattutto in presenza di grandi cifre, non è un fatto per nulla marginale.

Un altro fattore da ponderare è la frequenza della capitalizzazione degli interessi, che può essere trimestrale, semestrale, annuale, e il metodo di corresponsione degli stessi. Gli interessi, infatti, possono essere versati tutti in anticipo, cumulandoli con il capitale iniziale, oppure versati alla scadenza del vincolo; esiste anche una terza opzione per la quale gli interessi vengono sì versati in anticipo ma non vengono assommati al capitale iniziale e quindi non entrano a far parte dell’investimento vincolato. Nel caso in cui ci siano più capitalizzazioni durante l’anno il vantaggio economico risulta lampante: il capitale continua infatti a crescere e a far maturare nuovi profitti con un rendimento finale effettivo maggiore. La stessa cosa accade nell’ipotesi in cui gli interessi vengano erogati in anticipo. Il rendimento effettivo, altro importante elemento da vagliare, è il profitto reale, ovvero gli interessi al netto di imposte e spese (apertura, chiusura, gestione).

Segnaliamo infine che prima di stipulare un contratto di conto deposito devono essere esaminate anche le seguenti voci: valute di accredito di bonifici sul conto (solo da questo momento iniziano a maturare gli interessi); valute di addebito dei bonifici in uscita (a scadenza del deposito); costi per le operazioni effettuate sia online che allo sportello; esistenza o meno di penali di chiusura anticipata per quanto concerne i depositi vincolati (in questo caso di rischierebbe di perdere parte degli interessi maturati).