MiFID, un questionario per non sbagliare investimento

Il questionario MiFID è obbligatorio dal 2007: gli operatori finanziari devono sottoporlo ai risparmiatori per trovare l’investimento giusto. Ecco cos’è.

In poco tempo, quasi 800 milioni di euro di quindici mila investitori italiani, per lo più piccoli risparmiatori, sono evaporati nel nulla, coinvolti nell’azzeramento dei titoli subordinati di quattro istituti bancari – Popolare dell’Etruria, Marche, CariFerrara e CariChieti – sull’orlo del fallimento.
Scelte di investimento sbagliate da parte di risparmiatori che, abbagliati dalla possibilità di rendimenti elevati, non hanno ben chiaro il livello di perdite che sono disposti a subire. In molti casi, tuttavia, vi è anche una scarsa o nulla informazione da parte degli operatori finanziari che offrono servizi di investimento senza ragguagliare adeguatamente dei rischi.
Eppure, gli strumenti a tutela del risparmio ci sarebbero: dal 2007 è stata recepita anche in Italia la direttiva europea MiFID (Markets in Financial Instruments Directive, del 2004), che postula l’obbligatorietà da parte di tutti gli intermediari finanziari di sottoporre un questionario ai clienti a caccia di investimenti.
Già nel 2012 uno studio della Consob aveva messo in guardia circa la scarsa accuratezza con la quale tali questionari nel 90% dei casi venivano fatti compilare, spesso trattati alla stregua di meri orpelli burocratici. Essi, tuttavia, se proposti in maniera rigorosa avrebbero potuto tutelare il risparmio di molti italiani.
Ecco a cosa servono e cosa contengono i questionari MiFID.

Il risparmio necessita di buoni consigli

La direttiva MiFID parte del presupposto che i comuni investitori di solito non hanno gli strumenti per conoscere e valutare il mercato finanziario, e che quindi necessitino di informazioni sempre trasparenti da parte dei consulenti che propongono investimenti. Non tutti i prodotti finanziari, infatti, sono adatti a tutti i clienti, e spetta esclusivamente agli operatori trovare l’investimento giusto, dal punto di vista del ritorno economico aspettato e del rischio ad esso collegato, per ciascuno di essi.
La direttiva MiFID impone agli intermediari – ossia a tutti quegli operatori che forniscono consulenza in materia di investimenti, che curano la vendita di prodotti finanziari e ne seguono la gestione per conto dei clienti – di agire sulla base di tre principi fondamentali:
– operare in maniera onesta, equa e professionale senza approfittare della posizione di forza derivante dall’essere esperti del settore;
– fornire informazioni chiare, complete, appropriate e non ingannevoli, per permettere ai risparmiatori di compiere scelte consapevoli;
– offrire prodotti finanziari che tengano conto del profilo e delle esigenze particolari del risparmiatore.

Questionario MiFID: la tua storia finanziaria allo scoperto

In base alla direttiva MiFID, prima di consigliare prodotti finanziari quali azioni, obbligazioni, derivati e quote di fondi di investimento, gli intermediari devono far compilare ai clienti un particolare questionario. Una lunga serie di domande sulla situazione personale in termini di consistenza patrimoniale e capacità reddituale, che sonda altresì il grado di esperienza finanziaria, la conoscenza dei mercati e la propensione al rischio di ogni possibile investitore. Ad esempio, queste sono le domande contenute nel questionario della BCC di Civitanova Marche e Montecosaro:
– Età;
– Professione;
– Livello di istruzione;
– È aggiornato sull’andamento dei mercati finanziari?
– Con quale frequenza opera sul dossier titoli?
– In che tipologia di prodotti di tipo finanziario investe o ha investito?
– Quali tipologia di servizi finanziari conosce?
– Quali tipologia di prodotti finanziari conosce?
– Quale è la sua fonte di reddito?
– Quale è la sua capacità reddituale annua netta?
– Quale è la sua consistenza patrimoniale in termini di prodotti finanziari, immobili e liquidità?
– Quanto riesce a risparmiare del suo reddito annuo netto?
– Quale percentuale dei suoi risparmi investe in prodotti finanziari?
– A quanto ammontano i suoi investimenti in beni immobili?
– A quanto ammontano i suoi debiti a medio-lungo termine (oltre 3 anni)?
– Quale è l’obiettivo dei suoi investimenti?
– Quale è il periodo di tempo per il quale desidera conservare l’investimento?
– Quale è la sua reazione ai movimenti negativi di mercato?

MiFID: l’identikit dell’investitore

Sulla base delle informazioni emerse dal questionario MiFID, l’intermediario dovrà valutare in autonomia e con obiettività la motivazione e la capacità di investimento del cliente, la sua conoscenza delle nozioni e degli strumenti finanziari, ed eventualmente proporre il prodotto o il servizio adeguato ai suoi obiettivi.
Il questionario classifica gli investitori in clienti “al dettaglio” (Retail) o “professionali”. Rientrano nella prima categoria  la gran parte delle persone fisiche che hanno una conoscenza ed esperienza finanziaria limitata ed hanno quindi bisogno di qualcuno che prenda decisioni per loro conto. In questi casi il livello di protezione deve essere massimo, lasciando fuori dalle proposte i prodotti finanziari più a rischio.
Per i clienti professionali (banche, governi, fondi pensionistici, grandi società e specifiche persone fisiche con un ampio portafoglio di titoli) la scelta di prodotti è più ampia, ma in linea generale si ricevono meno informazioni e avvertenze, poiché di prevede che il cliente sia in grado di prendere in autonomia le proprie decisioni di investimento, valutando ed assumendosi i rischi connessi.