Microeconomia e Macroeconomia: quali differenze?

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Nelle pagine economiche e finanziarie dei quotidiani compaiono spesso i termini “microeconomia” e – soprattutto – “macroeconomia“. Termini che appaiono in riferimento alle analisi e alle osservazioni sull’andamento dell’inflazione o delle esportazioni, o ancora sul risparmio e sugli investimenti, o ulteriormente sulle scelte del consumatore nell’ipotesi di incremento della pressione fiscale. Ma cosa vogliono dire queste parole? Quali sono le differenze tra i due concetti?

Andiamo con ordine, e cerchiamo di individuare cosa significhi “macroeconomia“, per poter poi cercare di individuare le divergenze con la microeconomia. Con tali auspici, possiamo certamente definire la macroeconomia come un ramo dell’economia politica che studia il sistema economico nel suo complesso. La microeconomia studia invece i comportamenti dei singoli operatori economici, prescindendo pertanto da un livello aggregato.

Tradotto in termini più concreti, la macroeconomia è lo studio di quelle variabili economiche che influenzano il raggiungimento di un equilibrio aggregato: costituiscono pertanto elemento fondamentali all’interno di un’osservazione macroeconomica il Pil, i dati sui consumi e sugli investimenti, le esportazioni e le importazioni, l’inflazione, la disoccupazione, e così via.

La microeconomia è, di contro, quel ramo della teoria economica che studia il comportamento dei singoli operatori economici. Per certi versi, e con una evidente semplificazione, è quindi possibile ricordare come la macroeconomia sia influenzata dalla sommatoria delle grandezze microeconomiche, e pertanto dai comportamenti microeconomici dei singoli operatori economici, come i consumatori. Una semplificazione che potrebbe far storcere il naso ai puristi dell’economia, ma che forse potrebbe aiutarvi per comprendere i collegamenti sussistenti tra micro e macro.

Ad ogni modo, il confine tra la macroeconomia e la microeconomia oggi non è più ben distinto come un tempo, e i due comparti si sono gradualmente interconnessi con il passare dei decenni, con la prima che si dimostra molto più attenta ai mercati rispetto a quanto non avvenisse in passato.

Possono dunque costituire elementi di oggetto microeconomico il comportamento del consumatore in presenza di scarsità di risorse, l’analisi della produttività marginale, l’efficienza della concorrenza perfetta, le situazioni di monopolio, duopolio e oligopolio, e così via. L’analisi verrà effettuata sulla base della formulazione di teorie economiche più o meno consolidate, e che potranno essere utilizzate come “chiavi” per poter interpretare quanto accade nell’economia.

Nelle prossime settimane esamineremo più nel dettaglio alcune delle principali voci macroeconomiche e microeconomiche, andando a comprendere in che modo poter calcolare i vari indicatori, e in che modo poter interpretare i valori ottenuti.

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Classe 1982, laureato in economia, specializzato in marketing internazionale, collabora con alcuni dei principali network editoriali italiani. Appassionato di finanza, presta servizi di consulenza editoriale dal 2002.

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