Michele Boldrin, il Liberismo e le sue bugie

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Il 23 maggio è andato in scena su La7 un interessante scontro tra Michele Boldrin, economista di stampo liberista, e Maurizio Landini, segretario della Fiom. La discussione si è incardinata attorno a vari argomenti. Ad accendere gli animi è stata però una riformulazione della presentatrice, la quale ha interrogato Boldrin sull’inefficacia delle politiche liberiste.

Queste dominano in Europa da parecchi anni, come anche in Italia, ma la crisi anziché risolversi, è peggiorata. L’economista ha difeso la sua fazione e ha dichiarato, con argomentazioni all’apparenza ineccepibili, che la colpa non è del liberismo perchè, semplicemente, una politica liberista in Italia non c’è e non c’è mai stata. “In Italia il liberismo? Di quale liberismo parla? Liberismo vuol dire meno tasse, taglio alla spesa pubblica, liberalizzazioni. In Italia non c’è mai stato niente di tutto questo. Negli ultimi anni le tasse sono aumentate, è aumentata la spesa pubblica, è aumentato l’intervento dello Stato in economia con interventi quale la Cassa Integrazione Guadagni“.

Per inciso: Boldrin ha criticato la strumento della Cig perché, secondo lui, dà ai lavorati l’illusione che avranno quel posto di lavoro che in verità hanno perso per sempre. Secondo Boldrin bisognerebbe condannarli alla mancanza totale di reddito e lasciarli “liberi” di cercare un nuovo lavoro.

Boldrin c’ha provato, è vero. Ma non c’è riuscito. Non è riuscito a sembrare convincente. Ha dimenticato, infatti, di citare tra le ricette liberiste le politiche di bilancio. Sono quelle che hanno affamato mezza Europa e sono quelle il simbolo del liberismo al tempo della crisi, un simbolo di fallimento. Boldrin, nel tentativo di nascondere le macchie di sangue con il velo dell’innocenza, non le ha citate. La verità è però sotto gli occhi di tutti. I liberisti, eredi del pensiero di Friedman, credono che non vi può essere crescita (sana s’intende) se non si azzera il deficit e se non si abbassa il debito sotto il 90% del rapporto con il Pil. Una convinzione bocciata dai keynesiani e abbracciata dal buon senso, visto che i fatti parlano chiaro. Una convinzione ridicolizzata da Krugman, che ha fatto conoscere al mondo le falle, anzi i crateri, presenti nei vari paper dei liberista Regoff, bibbia per l’elite Ue.

Boldrin chiacchiera molto e ha chiacchierato molto anche durante la trasmissione di La7. Chiacchierando troppo, ci si tradisce e alla fine si è tradito anche lui. Quello che ha cercato di ignorare si è riproposto sporadicamente sotto forma di incisi, di frasi pronunciate a metà e così via. Si è tradito, rivelando l’ossessione liberista per il bilancio – e dunque il suo ruolo nell’acuirsi della crisi – quando ha criticato Landini dicendo “Le tue soluzioni non stanno in piedi. I conti non tornano!“. Nemmeno in Giappone i conti tornano, eppure l’Abenomics nipponica sta dando i suoi frutti. Anzi, si basa proprio sul deficit spending, proprio sul fatto che i conti possano non tornare, non subito almeno.

Boldrin, infine, ha gettato la maschera con cui ha cercato di presentarsi durante tutta la trasmissione, una maschera da “liberista buono”, vicino ai lavoratori, partecipe alla loro sofferenze – ha persino parlato della sua esperienza da operaio. L’ha gettata quando ha rivelato, con lo stesso tono di uno che parla di rose e margherite, che “la precarietà è una bella cosa“.

Foto originale by Niccolò Caranti