Mezzogiorno in risalita, i dati confortanti

Domande disoccupazione 2015 in calo

Sin dall’Unità d’Italia, il  viene considerato una “zavorra” del Paese. Zona geografica italiana dalle tante risorse ma mal sfruttate. E dal gap mai ridotto con il Nord. Basta guardare i dati sulla disoccupazione, soprattutto giovanile e femminile.

Eppure, secondo alcuni storici, il Regno delle due sicilie era molto ricco e all’avanguardia in molti settori, anche più del Nord. E il Regno Sabaudo, a rischio fallimento, abbia voluto “l’invasione” del Mezzogiorno.

Verità? Illazioni? Chissà. Comunque, i dati diramati dallo studio Check Up Mezzogiorno, condotto da Confindustria di concerto con Srm (Centro studi del Gruppo Intesa Sanpaolo), dedicato all’economia e alla società meridionale, offre motivi di speranza. Secondo il report, infatti, dopo che il 2015 ha visto crescere le regioni del Sud più della media nazionale, il 2016 ha confermato questa tendenza. Seppur parliamo sempre di una crescita moderata. La quale, secondo le previsioni, dovrebbe proseguire anche nella prima parte del 2017. Più precisamente, il Pil è continuato a crescere moderatamente anche nel 2016 di un +0,9%, mentre nel 2015 è cresciuto di un +1%.

Purtroppo però lo studio ci dice anche che quattro indicatori su cinque, quindi tranne l’export, sono ancora al di sotto dei livelli pre-crisi. Vediamo meglio i dati e le ragioni della timida crescita del Sud.

I fattori di crescita del Mezzogiorno

Ecco i tre principali indicatori che vanno parlare di una risalita del Sud

1.1. In aumento numero imprese

I dati delle imprese attive sono più che positivi. Nel primo trimestre del 2016, il numero delle imprese attive è cresciuto di 8mila unità. Segnando un +0,5% rispetto al 2016. Mentre nel resto del Paese, siamo addirittura di fronte ad un calo. Pari allo 0,3 per cento. Tra le forme d’impresa che crescono di più, occorre annoverare le società di capitali, cresciute di 16 mila unità sempre nei primi tre mesi di quest’anno rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. E perfino del doppio rispetto a quanto avvenuto nel Centro-Nord. Secondo gli autori del rapporto, come detto Confindustria e Srm, ciò è un chiaro indicatore di quanto il tessuto produttivo meridionale si stia irrobustendo.

Tante nuove start-up

Altro segnale di crescita e innovazione del Mezzogiorno arriva dalle nuove start up venutesi a creare in quest’area che dal punto di vista socioeconomico viene definita “depressa”. Rispetto al primo trimestre del 2016, sono cresciute di un terzo nello stesso periodo di quest’anno. Più del Centro-Nord, dove la crescita è stata di un quarto. Aumentano anche i dati sulle imprese collocate sul web, cresciute di mille unità nel primo semestre del 2017, e sempre di più rispetto a quanto avviene per il Centro-Nord.

Fatturato imprese in aumento

In aumento pure il fatturato delle imprese meridionali, sia delle grandi che delle piccole. Queste ultime umentate di un timido +0,6%. Del resto, le piccole imprese sono fondamentali per il Sud, definibili vera “spina dorsale” del sistema produttivo nazionale. Ma nel solo Meridione rappresentano nove aziende su dieci. Ottimo come dicevamo il rendimento dell’export, soprattutto per le imprese manifatturiere: nel primo trimestre del 2017 è stato pari ad oltre 10 miliardi al Sud, registrando un +12,7% se confrontato ai primi tre mesi del 2016. Anche qui, il trend è più positivo rispetto al resto del Paese, che invece si ferma a +9,7% nello stesso periodo. Dati resi positivi grazie al forte recupero di questi settori: raffinazione (+68,9%), chimica (+35,1%), vendita macchinari (+10,1%) e farmaceutica (+8,1%).

Disoccupazione: il grande tallone d’Achille del Sud

Purtroppo però, il grande tallone d’Achille per il Mezzogiorno è sempre la disoccupazione. Che per quanto concerne i giovani, come detto, supera il 50%. Secondo il Presidente di Confindustria Vincenzo Boccia, presente nel corso della presentazione dello studio Check up Mezzogiorno, urge proprio un grande piano per i giovani, che sia intergenerazionale, al fine di permetterne l’ingresso nelle fabbriche.

Poi tuona contro il sistema politico ed economico italiano: «Non si può continuare a parlarne senza fare niente. Basta chiacchiere, servono i fatti!». Poi ritiene che dire che ai giovani sarà data la pensione è offensivo. La prima cosa da fare, secondo Boccia, è «il taglio del cuneo fiscale per 3 anni per i nuovi assunti». Il quale, sottolinea, in fin dei conti costerebbe un terzo del progetto pensioni di cui si sta parlando da diversi giorni. Poi ritiene, senza mezzi termini, che l’annosa questione giovani, soprattutto al Sud, potrebbe diventare un vero e proprio “detonatore” del futuro. Conclude, amareggiato, che se la strada che si vuole perseguire è quella di dare le pensioni ad altri e solo un contentino ai giovani, allora è quella sbagliata.

Insomma, e conclude, serve un nuovo patto sociale nel quale le generazioni passate dovrebbero essere più generose, giacché è giusto che comincino a pensare anche ai loro figli. In fondo, è risaputo da anni che i problemi economici e sociali delle ultime generazioni sono frutto dei gravi errori del passato.

Del resto, i dati sono evidenti e confermano un problema atavico per il Sud. La cui succitata crescita di piccole imprese e start-up non può ovviare, dato che possono dar lavoro a poche persone per ogni nuova attività aperta, peraltro in genere a conduzione familiare. Il report Check up Mezzogiorno ribadisce quanto la disoccupazione al Sud resti elevata (21%) ed anzi aumenti anche per effetto dell’incremento di quanti tornano sul mercato del lavoro avendolo perso. Peraltro, molti dei quali over 50 e di difficile ricollocazione.

Altissima poi è la disoccupazione giovanile, che ormai viaggia su un 56,3%, praticamente su un livello doppio rispetto alle regioni del Centro-Nord. Preoccupante poi il fatto che alto resti il numero dei Neet, termine con cui si identificano i giovani che non studiano e non lavorano. Nel Mezzogiorno arrivano a 1 milione e 800 mila, mentre nel resto del Paese sono meno della metà.

L’occupazione al Sud è in aumento in confronto a un anno fa di un +1%, ma con un ritmo decellerato nell’ultimo periodo. Lo studio mosso da Confindustria di concerto con Intesa Sanpaolo ritiene che si tratta di un campanello d’allarme che non può essere snobbato, anche perchè già durante gli anni di crisi c’è stata una dura batosta al sistema e quei numeri sono stati solo parzialmente ripresi. Quindi ogni dato negativo aggiuntivo andrebbe solo a peggiorare la situazione. Il tutto, considerando pure l’incentivo per le assunzioni a tempo indeterminato di cui stanno beneficiando quest’anno le imprese localizzate nelle regioni del Sud. Sebbene esso abbia comunque portato in cascina qualche risultato importante, visto che nei primi cinque mesi del 2017 più di 55 mila i lavoratori in più rispetto al 2016.

Cosa serve al Sud per decollare definitivamente

Il report Check up Mezzogiorno, comunque, non propone solo fotografie deprimenti o notizie che lasciano sperare, bensì anche ricette per far sì che il Sud decolli definitivamente. Ecco alcune proposte:

  • incentivare la nascita di nuove imprese
  • ripristinare un sistema produttivo dove la crisi ha lasciato molte crepe
  • sostenere il consolidamento, l’estensione delle dimensioni, l’innovazione e l’internazionalizzazione delle imprese che già esistono
  • incremento della quantità e della qualità degli investimenti pubblici a un livello che sia concretamente in grado di migliorare i tassi di crescita, aumentando in modo correlato la vitalità delle imprese.

Comunque, non è neanche solo una sonora bocciatura a quanto il Governo sta già facendo. Il report infatti ammette che provvedimenti già in vigore come il credito di imposta, gli iperammortamenti, il decreto Sud (però ancora all’esame del Parlamento) il quale punta a creare nuove imprese da parte di giovani o le cosiddette Zes (Zona Economica Speciale), sono tutti provvedimenti giusti. Tuttavia, si ammette anche la necessità di rafforzare il contesto produttivo meridionale. Al Sud, prosegue il rapporto, serve una politica di coesione più semplice e più efficace. Che sia anche più concentrata, che persegua il rafforzamento e l’innovazione della base produttiva già esistente e che superi il divario di competitività tra i territori.

Vincenzo Boccia, Presidente di Confindustria proprio del Sud

Coincidenza, o forse no, vuole che la timida crescita del Sud sia correlata alla nomina di un Meridionale come Presidente di Confindustria. Trattasi del succitato Vincenzo Boccia, nato a Salerno nel 1964, eletto Presidente il 6 marzo dello scorso anno sul filo del rasoio. Incassando 100 voti su 198 (votazione a scrutinio segreto) superando il rivale Alberto Vacchi come successore dell’uscente Presidente Giorgio Squinzi. L’incarico durerà quattro anni, per effetto del nuovo statuto della confederazione di viale dell’Astronomia. Sposato con due figlie, è laureato in Economia e Commercio ed è amministratore delegato di Arti Grafiche Boccia. Una azienda di famiglia attiva nel settore grafico da più di mezzo secolo, nata da una idea del padre Orazio, e che oggi vanta 160 dipendenti. Con un fatturato di oltre 40 milioni di euro, di cui il 30 per cento incassato all’estero. Infatti, la Arti Grafiche Boccia è una multinazionale a tutti gli effetti, dato che vanta sedi in Francia, Germania, Danimarca e Libano.

Vincenzo Boccia ha avuto un ruolo di rilievo anche nella Piccola Industria. Nel 2003, infatti, ha assunto la carica di presidente regionale della Campania; mentre nel 2005 ne è stato vicepresidente a livello nazionale. Quattro anni dopo ne è diventato poi presidente nazionale e quindi, di diritto, vicepresidente di Confindustria. Inoltre, sempre per mezzo del ruolo di presidente della Piccola Industria, è entrato nella Commissione di riforma presieduta da Carlo Pesenti, il quale ha ridisegnato il nuovo assett organizzativo del sistema. In seguito, ha anche rivestito l’incarico di componente del Comitato per l’Implementazione della Riforma Pesenti. La quale ha avuto il merito di riscrivere lo statuto confederale.

Tornando al suo ruolo in Confindustria, esso risale agli inizi degli anni 90, quando ha partecipato attivamente al Gruppo dei Giovani Imprenditori. Nel 2000, dopo essersi seduto sulla poltrona della presidenza degli under 40 di Salerno ed essere diventato leader regionale dei Giovani della Campania, è stato scelto da Edoardo Garrone come vicepresidente nazionale dei Giovani.

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