I metodi per abbassare il Debito Pubblico che nessuno dice

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Il debito è un mostro. Enorme, innanzitutto: abbiamo sfondato quota 2.074 miliardi, cifra equivalente a circa il 130% del Pil.

Assassino. Ma più che altro vampiro: “succhia” ogni anno dalle Casse dello Stato almeno 100 miliardi di euro, destinati al pagamento degli interessi. Tutti soldi che vengono tolti alle famiglie, alle imprese e a tutte quelle attività che, in generale, aiutano una comunità a vivere meglio e a conquistare un tenore di vita accettabile.

Non si può crescere perché c’è il debito. Per finanziare la crescita occorre denaro, e l’Italia è in profondo rosso.

Il debito è un mostro che si può uccidere o, per lo meno, rendere inoffensivo. Ci sono vari metodi, la maggior parte di questi a lungo termine. Metodi keynesiani e non keynesiani. Metodi definiti di destra o definiti di sinistra. Metodi efficace e meno efficaci. Ecco una rapida rassegna.

Privatizzazioni

Vendere il patrimonio dello Stato ai privati. Proprio come un debitore incallito decide di vendere quello che si trova in casa per racimolare qualche soldo, lo Stato può decidere di vendere immobili, aziende e quote di partecipazione per “racimolare” qualche miliardo qua e là. Si parla di 500 miliardi di solo patrimonio immobiliare, ma sul piatto ci sono le Poste Italiane, le Ferrovie, Fincantieri.

Taglio alla spesa

La scatola di Pandora di tutte le armi ammazza-debito. L’Italia spende ogni anno 800 miliardi di euro. Tagliare farebbe bene, ma occorre fare attenzione a cosa si taglia. Tagliare i servizi è la cosa più semplice, sono voci “palesi” e facilmente analizzabili, ma si rischia di distruggere il paese. Tagliare tutte quelle attività superflue, che si sovrappongono alle altre, si può ma è assai più difficile. Difficile è scovare a una a una le voci che possono essere sfoltite. Gli sprechi si insidiano nelle pieghe della spesa “buona”. Lo stesso discorso vale per i famosi privilegi.

Austerity

Non è un vero e proprio metodo, piuttosto una visione del problema e un indirizzo di risoluzione. Si tratta, come gli italiani hanno sperimentato sulla propria pelle, di abbinare a un taglio della spesa un aumento della pressione fiscale. Ebbene, il bilancio non quadra più di tanto perché la crescita ne risulta soffocata e il reddito imponibile (dunque le entrate), ridotte.

Eurobond

Quanto di più vicino al Quantitative Easing americano si possa fare oggi in Europa. Gli Eurobond sono titoli di debito che non vengono emessi da un singolo paese, ma dall’Ue nel suo complesso. Il premio per il rischio, quindi gli interessi, riflettono la condizione di 17 paesi. Questo è un bene: se l’Italia si finanzia sui mercati internazionali, ma come garante c’è anche la Germania, allora il rischio di insolvenza è percepito come minimo. Risultato? I paesi deboli si approvvigionano a un minor costo. In verità si tratta di una misura di contenimento del debito: non lo fa scendere, ma non lo fa nemmeno salire.

Spendere

Keynes docet. Sembra un paradosso ma non lo è. Il debito si forma a partire dalla differenza tra spese e entrate che si plasma di anno in anno. Se le entrate sono basse, il debito sale. Se le entrate sono alte, e si crea il classico avanzo di bilancio, il debito cala. L’unico modo per aumentare le entrate è la crescita – e non l’aumento di tasse, che riduce i redditi imponibili. Per crescere però bisogna investire. Da qui il non-paradosso: si spende in tempi di crisi, si aumenta temporaneamente il debito, si raccolgono i frutti della crescita e si ritorna con gli investimenti e anche con qualcosa in più. Quel qualcosa in più serve proprio a ridurre il debito.

Foto originale by wonderferret