Perchè in 10 mesi si decide il destino economico dell’Italia

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I prossimi 10 mesi sono cruciali per il destino del nostro Paese. In tale contesto temporale, il governo Letta farebbe bene a tenersi molto caro il vertice comunitario, visto e considerato che proprio l’Unione Europea – insieme alla Banca Centrale Europea – costituirà un supporto fondamentale alla definitiva ripresa dello Stivale.

Ma andiamo con ordine: gli occhi di tutti sono posti alla fine del mese di maggio: entro il 29, infatti, la Commissione Ue dovrà decidere sulla possibile chiusura della procedura per deficit eccessivo che fu avviata contro l’Italia nel 2009. La soglia massima consentita è fissata nel 3 per cento e – considerato lo sforamento – l’apertura della conseguente procedura sta costando molte risorse al Paese. Anche se non vi è alcuna certezza, la propensione di Bruxelles sembra essere quella di chiudere la procedura, liberando così l’Italia dalla morsa restrittiva dell’iniziativa in corso da quasi quattro anni.

Archiviata la procedura sul deficit, occorrerà trattenere il fiato fino al mese di giugno. Il prossimo mese si dovrebbe infatti decidere il “recinto” di applicazione della tobin tax: dalla tassa sulle transazioni finanziarie, dall’inclusione o esclusione di alcuni strumenti finanziari (l’Italia vorrebbe escludere i titoli di Stato) e dalla sua entità (il nostro Paese vorrebbe spingere per una misura dello 0,1%) potrebbe dipendere una buona sorte per il nostro Paese. Sempre da giugno, inoltre, partiranno i dibattiti più intesi per scorporare gli investimenti produttivi dal calcolo del deficit, e si chiuderanno i negoziati per la riforma della politica agricola comunitaria.

Più in là, ma comunque entro la fine dell’anno, dovrà essere raggiunto un accordo tra Europarlamento e Consiglio sulle prospettive di bilancio comunitario per i prossimi 7 anni, e dovrà essere formalizzata la riforma delle politiche di coesione. Due iniziative in ambito europeo, nelle quali l’Italia vuole giocare un ruolo decisivo, al fine di garantirsi le opportune doti.

Infine, tra la seconda parte di quest’anno e la primavera del 2014, l’Italia dovrà svolgere il proprio ruolo di “buona” influenza in materia di vigilanza bancaria: è ben chiaro che il nostro Paese vorrebbe avere una vigilanza bancaria operativa già entro il 2014. Lo scoglio più importante è costituito ancora una volta dall’esecutivo tedesco, che non sembra molto malleabile in ottica di introduzione di una garanzia unica sui depositi.

Dalla buona riuscita degli step di cui sopra potrebbe dipendere, o meno, il successo della ripresa italiana. Le premesse sembrano essere positive, ma le incertezze aleggiano minacciose sui negoziati internazionali.