Angela Merkel contro Mario Draghi: chi ha ragione?

Una battaglia sanguinosa, per quanto combattuta esclusivamente a parole, sta avvenendo in Europa. E’ la battaglia dei rigoristi contro i flessibilisti. A capitanare la prima fazione, manco a dirlo, c’è la Merkel e tutto il carrozzone di economisti e politici filo-tedeschi. A guidare la seconda, un po’ a sorpresa, c’è Mario Draghi.

Draghi contro Merkel. Tutto ciò è strano: il presidente della Bce rappresenta un pezzo delle istituzioni, quindi in teoria dovrebbe essere apolitico. Eppure il momento è così critico da rendere impossibile non prendere una posizione.

La situazione è questa: il numero uno della Banca Centrale Europea sta lottando strenuamente per sconfiggere la deflazione, ma lo sta facendo con misure non convenzionali, al limite del rispetto verso i trattati europei. La Germania, ufficialmente per una questione di principio, è contraria: se lo spirito dei trattati è in contraddizione con le misure “draghiane”, quelle misure sono sbagliate.

Detta così, che è poi la versione ufficiale, sembra che nessuno abbia ragione e nessuno abbia torto. Semplicemente, Draghi segue il buon senso e i tedeschi seguono le regole.

La verità dietro gli annunci dei giornali è diversa. Ciò è risaputo, mentre un po’ di mistero aleggia intorno alle reali motivazioni dei due schieramenti e alla strategia che stanno adottando per raggiungere i propri obiettivi. La via più facile è quella del complottismo, che infatti è percorsa da vari soggetti politici.

Luigi Zingales, economista di fama internazionale ed ex figura di spicco di Fare per Fermare il declino, ha risposto a questi interrogativi in un editoriale pubblicato su Il Sole 24 Ore. La prospettiva dalla quale analizza i fatti è liberista, ma Zingales è famoso anche per le sue analisi oggettive, dunque è possibile considerare le sue opinioni prive di qualsiasi pregiudizio ideologico.

Luigi Zingales ha tenuto innanzitutto a precisare che gli ultimi provvedimenti di Draghi sono inutili. Questo perché, se è vero che lo scopo è inondare di liquidità il mercato, è già nel sistema economico il potenziale di liquidità generabile dagli strumenti finanziari presi in considerazione. Prendiamo la cartolarizzazione ad esempio: le banche avrebbero già il denaro derivante dai prestiti concessi alle imprese. Solamente, la Bce fa da garante a future insolvenze. Ne consegue che le banche si avvantaggeranno solo della differenza tra il valore dei contratti e l’eventuale haircut al quale sarebbero stati costretti.

Per il resto, Zingales crede che formalmente e nella sostanza la Germania abbia ragione. E’ vero che Draghi sta praticamente violando i trattati. Questi impediscono alla Bce di monetizzare il debito sia pubblico che privato. Se la Bce offre alle banche si prende carico del credito “marcio” in man alle banche e offre loro credito “sano”, sta nei fatti trasformano una parte del debito in liquidità.

La Merkel fa bene a lamentarsi dunque. In verità, però, non dovrebbe farlo per una questione morale. I tedeschi, infatti, non stanno lamentandosi per una questione di principio – anche se la scusa è quella – ma perché vogliono lo stallo in Europa. Criticare Draghi vuol dire impedirgli anche solo di pensare al Quantitative Easing, evitando così che i paesi in difficoltà possano uscire dalla crisi. Lo status quo fa bene alla Germania perché la pone in una situazione favorevole dal punto di vista dell’export.