Mercato digitale e privacy: perdite per 25 miliardi

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L’Unione Europea ha varato un nuovo regolamento sulla protezione dei dati digitali e l’Italia è in ritardo nella sfida digitale e questa starebbe provocando perdite per 25 miliardi di euro e la mancata assunzione di 200mila persone. Ad affermarlo il presidente di Confindustria Digitale Elio Catania, al 5° Privacy Day Forum dove si è discusso in particolare dei profili professionali nel settore della privacy.

Il primo semestre del 2015 ha registrato una crescita del 1,5% nel settore che vede l’impegno di 75mila aziende e l’impiego di 456mila persone, ma l’Italia rischia di perdere importanti sfide in questo mercato a causa dei suoi ritardi nelle applicazioni e nei profili qualificati in particolare nella privacy.

Se vogliamo che il comparto digitale spinga il resto dell’economia italiana allora vi è l’esigenza, secondo Catania, di crescere gli addetti alla protezione dei dati, componente fondamentale per garantire il settore e creare centinaia di migliaia di nuovi occupati. La sicurezza delle aziende fornitrici di servizi digitali deve essere al primo posto, vista la delicatezza del tema in un comparto che basa molto sui dati.

L’Italia avrebbe tutto da guadagnare in questo senso e secondo una ricerca della Federprivacy su oltre 1.000 aziende riguardo alle figure professionali da inserire con il nuovo Regolamento Europeo sulla protezione dei dati, i risultati dicono che il 19,7% di esse percepisce il bisogno di assumere un responsabile della privacy, mentre il 28,8% sostiene che questo ruolo sarà il più richiesto.

La Ricerca viene presentata oggi al Privacy Day Forum dal presidente della Commissione Servizi di UNI, l’Ente di normazione nazionale, Stefano Bonetto e sarà certamente la parte interessante della giornata visto l’interesse che le aziende nutrono per l’argomento.E questo si evolve con l’evolversi dell’era digitale, che porterà in breve tempo ad una rivoluzione sia tra i provati che nella pubblica amministrazione per quel che riguarda la gestione dei dati. Basti pensare alla mole burocratica dello stato che sta lentamente passando dalla carta al computer, migliorando i processi produttivi e organizzativi, oltre che ai rapporti con le aziende private, oggi gestibili in via informatica.