Mercato auto in crescita da gennaio: diesel sempre più in crisi, l’elettrico ancora un incognita

Mercato Auto

Ottime notizie per il mercato automobilistico nel nostro Paese. Il trend è positivo da gennaio, confermato nel mese scorso. A settembre, infatti, sono state quasi 167mila le nuove autovetture registrate, con un incremento pari all’8,13% rispetto a settembre 2016. Se si guarda da gennaio a settembre, le autovetture immatricolate hanno superato quota un milione e mezzo. Rispettate dunque le previsioni per il mercato automobilistico italiano per l’anno 2017. Che prevede un numero di immatricolazioni totali pari a 2 milioni. Mancano 3 mesi alla fine dell’anno e forse non si toccherà tale quota, ma di sicuro ci si avvicinerà di molto. Sono i dati diramati dal Centro Studi Promotor

Occorre sottolineare che il mercato italiano dell’auto cresce molto di più rispetto ai mercati degli altri Paesi del vecchio continente. Tuttavia, ci troviamo anche di fronte ad un assestamento della crescita, che nel corso dei due anni precedenti a questo in corso, è stata intorno al 16 percento. Trattasi comunque di un rallentamento fisiologico influenzato pure da una dinamica degli acquisti, da parte dei privati, che rimane cauta rispetto ai canali commerciali delle società. Comunque, il settore automobilistico sta contribuendo molto alla ripresa del Prodotto interno lordo italiano.

Mercato auto in Italia: il quadro casa per casa

Se si guarda ai dati relativi alle singole case automobilistiche, si nota come la nostra (anche ormai per modo di dire, visto che la sede legale non è in Italia e nel nome ci è finito pure quello del colosso americano) Fiat Chrysler cresca meno rispetto al mercato, vale a dire del 5,19 percento nel settembre 2017 rispetto a settembre 2016. Si assesta nelle vendite Alfa Romeo, che cresce del 13,89% rispetto a settembre 2016, mentre nei mesi precedenti le vendite erano cresciute anche del doppio. Ritrova un nuovo slancio nelle immatricolazioni la Jeep che fa segnare un +44,26% rispetto a settembre 2016. Nel complesso il gruppo FIAT ha fatto registrare immatricolazioni pari a 32.828 autovetture, con un più 2,71%.

Se si guarda alle case automobilistiche europee, si nota come Volkswagen cresca del 7,1%, con Audi che si fa notare con oltre 6.500 immatricolazioni e migliorando di mezzo punto la propria quota nel mercato automobilistico italiano; Opel invece resta stabile. Quanto alle francesi, Renault è cresciuta del 24,89% (con Dacia a +15,05) mentre il brand Peugeot è cresciuto del 12,22 percento e Citroen del 18,45%. Ford cala di un punto percentuale, le vendite del colosso Bmw sono aumentate dell’1,21% mentre Mercedes del 7,10%. Ottimo il settembre 2017 per Nissan, che cresce del 57,53%. Mentre la giapponese Toyota del 7,67%.

Mercato auto: come vanno le cose nell’Unione europea

E come vanno le cose in seno all’Ue per il mercato automobilistico? Abbiamo già accennato al fatto che sta rallentando. Le colpe vanno individuate nel calo delle immatricolazioni in Gran Bretagna e di un assestamento del mercato in Germania. Nei mesi scorsi, nella fattispecie luglio e agosto, Acea rende noto che il numero di immatricolazioni è aumentato rispettivamente del 2,7% (2,6% se si prendono in considerazione anche gli Stati dell’Efta) e del 5,6% (che diventa 5,5% se si considerano Svizzera, Norvegia e Irlanda). Se si guarda al periodo agosto 2016-agosto 2017 la crescita è stata del 4,5%. Una leggera flessione, se si considera che per il periodo agosto 2015-agosto 2016 la crescita era stata del 6,8 percento.

FCA ha fatto registrare il miglior risultato fra i primi 5 gruppi del Vecchio continente, con una crescita del 9,5% nei primi mesi dell’anno con Alfa Romeo con un ottimo +39,4%. Leggera flessione invece per Jeep, che registra solo un 2,5%. Buoni i risultati del gruppo giapponese Toyota, che supera le 493mila immatricolazioni, il 14,8% in più rispetto all’anno precedente. In crescita il marchio Seat, con un +15,4% mentre l’intero Gruppo Volkswagen fa registrare un +2,6%. Bene il risultato delle francesi, con PSA Group in crescita dell’8,5% nei primi 8 mesi dell’anno, anche perché include dal primo agosto i dati delle immatricolazioni Opel/Vauxhall. Renault supera il milione di auto vendute nei primi otto mesi dell’anno e cresce del 7,5%.

Bmw mette a segno un +1,7%, con il brand Bmw in crescita del 3,8% ad agosto e del 4% a luglio; mentre Daimler, grazie al +9,6% delle immatricolazioni a marchio Mercedes, fa registrare un +7,9%.

Nel complesso, nei primi otto mesi di quest’anno, nell’Unione europea sono state vendute oltre 10 milioni e 200 mila auto. Se il ritmo resta questo, sempre secondo Centro Studi Promotor, le auto totali immatricolare nell’area Ue dovrebbero essere 15.300.217. Ma siamo sempre sotto il livello precedente alla crisi del 2008, quando le immatricolazioni nel 2007 toccarono quota 15.573.611. Quindi, nell’arco di 10 anni, ci troveremo dinanzi a un -1,76%. Come detto, le cause sono da individuare nel dato meno segnato dal Regno Unito – dove a pesare è stata la tassazione sulle emissioni di CO2 – e il pesante rallentamento delle immatricolazioni in Germania. Che hanno fatto registrare solo un +1,5% in luglio, +3,5% in agosto e +2,9% nel periodo gennaio-agosto. Per considerare quanto queste due zone dell’Europa pesino sul mercato automobilistico europeo, basta solo dire che occupano un terzo del suo totale. Molto bene invece l’Italia con un +9,1%), davanti a Spagna (+6,9%) e Francia (+4,2%). A pesare sul trend positivo gli ecoincentivi prorogati anche quest’anno.

Diesel sempre più giù, meglio la benzina

Diesel sempre più in crisi. Secondo i dati diramati da Acea – associazione europea dei costruttori di automobili – per la prima volta dal 2009, nella Ue a 15 Stati membri (vale a dire Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Irlanda, Italia, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Spagna, Svezia, Regno Unito) le immatricolazioni di auto a benzina hanno superato quelle delle auto a diesel. Un dato inimmaginabile, visto che in passato si riteneva il diesel il futuro e che avrebbe soppiantato la benzina.

La vendita di automobili alimentate a gasolio, da gennaio a giugno 2017, sono state del 46,3%, mentre nello stesso periodo dello scorso anno erano state di poco più della metà (il 50,2 percento). Tradotto in dati numerici, si tratta di oltre 150mila auto diesel in meno, quindi 3,49 milioni di auto a diesel vendute nel 2017 contro i 3,64 del 2016. Viceversa, le auto a benzina hanno segnato un +330mila unità, arrivando a 3.65 milioni.

Cosa pesa su questa crisi del diesel? Molto sta pensando il dieselgate Volkswagen di due anni fa. Ma anche le normative europee sulle emissioni sempre più severe soprattutto nei confronti dei motori di piccola cilindrata. Inoltre, alcune istituzioni europee stanno facendo circolare l’idea che il Diesel abbia ormai gli anni contati, come sta facendo lo stato francese o quello inglese. Inoltre, le rispettive capitali Londra e Parigi, vogliono perfino mettere al bando i motori a gasolio (e in prospettiva tutti quelli a combustione interna) entro il 2040. Quindi, gli inglesi e i francesi che devono acquistare un auto oggi, difficilmente scelgono una auto a diesel, sapendo che rischiano di doverla cambiare contro la propria volontà. Pertanto, fattori come l’effetto annuncio, le minacce di inasprimento fiscale per le vetture, l’aumento dei prezzi alla pompa, stanno influenzando pesantemente le immatricolazioni delle auto a diesel.

A pesare anche la questione costi: per le auto di piccola cilindrata, ormai il diesel non conviene più a causa degli alti costi dei sistemi di trattamento allo scarico necessari per rispettare le normative più recenti. Quindi, si vendono soprattutto auto a benzina per le utilitarie e le city car.

Tutto ciò però va in controtendenza rispetto alle caratteristiche positive del diesel. Infatti, garantisce ottime prestazioni del motore (molto adatto per chi guida prevalentemente su strade extraurbane) e produce minori emissioni specifiche di CO2. Mentre viene incolpato per le maggiori emissioni di ossido di azoto (NOX), che è proprio quello negativamente protagonista dello scandalo dieselgate e responsabile delle polveri sottili. A cui i governi stanno dichiarando guerra da un po’.

Per quanto concerne le emissioni di CO2, la succitata Acea ha lanciato un autentico allarme. I costruttori ritengono che un repentino shift di alimentazione renderà più difficile il raggiungimento degli obiettivi ambientali. A metà dello scorso mese, Acea ha chiesto di rimandare di nove anni – ossia dal 2021 al 2030 – il taglio di un quinto delle emissioni di CO2. Additato come principale responsabile degli stravolgimenti climatici in corso (anche se c’è chi non la pensa così, come il nostro scienziato Zichichi o l’attuale contestatissimo Presidente americano Donald Trump). In fondo, c’è anche da considerare il fatto che le alternative a diesel e a benzina non stanno crescendo al punto da essere in grado di compensare la riduzione del diesel. Nel frattempo, la benzina gongola e rialza la testa.

Comunque, le auto green sono in crescita. Sempre stando a quanto dice Acea, le auto con motori alternativi immatricolate da gennaio a giugno 2016 sono oltre 100mila, per un totale di quasi 400mila unità che occupano il 5,5% del mercato. A dominare però è ancora l’ibrido, con all’attivo oltre 73mila vetture vendute, mentre le auto elettriche (includendo anche le ibride ricaricabili) rimangono su un 1,3% del mercato.

In Italia comunque il Diesel è ancora molto apprezzato, occupando il 57 per cento delle auto in circolazione. Aumentano però le auto a GPL e Metano, mentre quelle elettriche sono ancora una cosa per pochi eletti, considerati degli avanguardisti e futuristi.

Futuro auto elettriche: il pensiero di Marchionne

Il futuro delle auto elettriche, specie nel nostro Paese, sembra dunque ancora lontano. Lo lascia intendere anche l’amministratore delegato di FCA, Sergio Marchionne, nel corso della consegna della laurea ad honorem in Ingegneria industriale conferitagli dall’università di Trento, avvenuta al Polo Meccatronica di Rovereto, in collaborazione con Trentino Sviluppo. Marchionne ha lanciato un messaggio agli studenti presenti in stile Steve Jobs, co-fondatore di Apple: “cercate da soli la vostra strada, cambiatela tutte le volte che volete, seguite i vostri sogni”. Fosse facile.

Marchionne, oltre ad incoraggiare i giovani studenti il cui futuro è sempre più una incognita, ha parlato anche del futuro delle auto. La cui unica certezza è sicuramente la tecnologia. Partendo proprio dalla guida autonoma, Marchionne ha rivelato che da circa un anno, gli ingegneri dell’azienda che rappresenta e quelli di Waymo – società di Google dedicata alle vetture autonome – stanno lavorando insieme al fine di integrare la tecnologia a guida autonoma su una flotta di Chrysler Pacifica Hybrid. Marchionne si dice convinto che la guida autonoma sarà una realtà concreta entro i prossimi dieci anni, ma anche sul fatto che i sistemi avanzati di ausilio alla guida avranno un ruolo fondamentale nel preparare legislatori, consumatori e aziende al fatto che il controllo dell’auto passerà per l’auto stessa.

Un primo prototipo di auto elettrica potrebbe arrivare su Maserati il prossimo anno, mentre entro il 2021 potrebbe arrivare il livello “tre” di massa. Più tempo invece ci vorrà per i livelli 4 e 5, vale a dire per le auto a guida autonoma che non prevedono nemmeno la presenza dello sterzo. In questo caso, non dipende dai produttori, ma da una infrastruttura che ancora manca.

Molto più scettico invece l’ad di FCA sulle auto elettriche. Marchionne ha sì detto che i suoi ingegneri stanno lavorando su tutte le forme di auto elettriche, ma non si possono ignorare alcuni elementi importanti. In primis quelli economici. FCA ha già prodotto la sua auto elettrica, la Fiat “500 elettrica”, lanciata in Usa dove le auto a guida autonoma sono già una realtà. Tuttavia, ammette altresì che per ogni 500 elettrica venduta negli Usa l’azienda perde 20mila dollari. Il punto principale riguarda il meccanismo di produzione dell’energia. Occorre infatti tenere presente tutto il ciclo di vita delle auto elettriche, in quanto le emissioni di un’auto elettrica, quando l’energia è prodotta da combustibili fossili, sono gli stessi di un altro tipo di auto. Pertanto, una auto elettrica si presenta come una arma a doppio taglio.

Inevitabile infine una opinione sulla Magneti Marelli, il cui futuro sarà deciso con il nuovo piano industriale di Fca 2018-2022, che verrà presentato entro il primo semestre dell’anno venturo. Per Marchionne la soluzione migliore sarebbe cedere tutte le azioni della società di componentistica.

Per la cronaca, la laurea honoris causa in ingegneria industriale conferita a Marchionne ha come motivazione la eccezionale professionalità, l’impegno ed l’efficacia di Marchionne nel gestire contemporaneamente diverse realtà industriali ai massimi livelli internazionali. E se è lui ad avere dubbi sulla auto elettrica, allora c’è da crederci.

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