Mercati: perché di recente sono così altalenanti?

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Periodo strano questo. Per l’Italia ma soprattutto per il mondo. Strano soprattutto per quanto riguarda la borsa. Troppi alti e troppi bassi in questo inizio marzo. I titoli azionari italiani sono balzati alle stelle poi tornarti alle stalle, ripetendo infine il balzo poco tempo dopo. Persino lo spread ha ingannato gli addetti con un paio di finte degne del miglior Messi. Cosa sta succedendo? Perché il mercato è sull’altalena?

Alessandro Plateroti, economista e capo della redazione finanza ne Il Sole 24 ore, ha esposto una sua personale – e originalissima – interpretazione. Secondo lui il mercato vive di spinte e…Di gravità. Alcuni avvenimenti diffondono l’euforia tra gli investitori. Quando l’effetto di tale avvenimenti, che nel frattempo hanno fatto crescere speranze e illusioni, si esaurisce allora entra in gioco “la forza di gravità”, rappresentata da una consapevolezza, lucida e rassegnata, sulla reale situazione delle cose.

Proprio questo è successo nelle ultime settimane. La spinta è stata fornita per un po’ di tempo dalle dichiarazioni della Federal Reserve e dalla Bank of Japan: “a breve immetteremmo tanta liquidità nel sistema”; ciò vuol dire risorse per le imprese e in generale per l’economia reale ma vuol dire, anche, ossigeno per la borsa. L’effetto è svanito quando è tornata, prepotente e non fraintendibile, la percezione di quanto male le cose stessero andando negli Stati Uniti e in Europa. Il colosso americano si è riscoperto debole alla voce industria e “meno forte di quanto si pensasse” sul fronte dell’occupazione. Hanno suonato la sveglia Standard & Poors e la stessa Fed che, rendendosi conto della deriva inflazionistica e finanziaria (tanta liquidità si traduce in debito), ha frenato sulla possibilità di irrorare nuovamente l’economia reale con la stampa di altra moneta.

E cosa c’entra l’Europa? Il Vecchio Continente c’entra sempre. Tutti gli indici, come è legittimo che sia in un mondo globalizzato, sono stati influenzati dai dati di borsa provenienti dagli Stati Uniti. La spinta illusoria è stata rappresentata proprio dalla fiducia proveniente da oltreoceano, mentre il risveglio – e relativo tonfo – è stato opera della Banca Centrale Europea e, soprattutto, dal suo leader Mario Draghi. L’Europa non migliora, l’Europa affronterà ancora un anno di sofferenze almeno e così via. L’Italia, infine, ha fatto registrare i giudizi peggiori: la stima del Pil è stata rivista al ribasso (da -0,5 a -1% del Pil), i dati sull’industria si sono rivelati imbarazzanti (con un crollo che non si vedeva da vent’anni , la disoccupazione cresce e crescerà fino a “mangiare” mille posti di lavoro al giorno da qui al 2014. E allora giù la borsa, e di tanto (-3% il 22 febbraio).

Il mercato, questo sconosciuto. Sconosciuto nemmeno tanto poi, visto che la logica che la muova è semplice, seppur paradossale. Come sottolinea Plateroti, a una spinta verso l’alto di intensità x, corrisponde prima o poi un tonfo di intensità uguale. Basta svegliarsi, e si cade.

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