Mercati finanziari: scenari e prospettive 2016

I mercati finanziari sono in costante evoluzione e non è sempre facile leggere i segnali provenienti da più comparti e da ogni angolo del globo. Gli analisti e gli investitori sono quindi alla continua ricerca di spunti e di appigli per valutare i trend ed anticipare ciò che succederà nel prossimo futuro, al fine ovviamente di monetizzare le proprie stime. In questa sede vogliamo dare il nostro contributo offrendovi una panoramica sui mercati attuali e sulle prospettive a breve-medio termine.

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Europa, attesa per la riunione della Bce

Nel Vecchio Continente i dati macroeconomici usciti nelle ultime settimane non sono affatto incoraggianti e fanno temere una frenata per quanto riguarda l’espansione economica dell’Eurozona. Abbiamo potuto notare, infatti, un rallentamento dei dati Pmi e dei dati sull’occupazione, nonché un calo generalizzato dei prezzi. La Francia, in particolar modo, si trova in una condizione di contrazione e, così come Italia e Spagna, ha visto una riduzione dei prezzi di vendita di beni e servizi. Partendo da questi presupposti si attende con trepidazione la riunione di giovedì della Banca Centrale Europea. Gli analisti scommettono su un ulteriore taglio dei tassi di deposito a -0,40% e un incremento di 10 miliardi del Quantitative Easing (per un totale di 70 miliardi di euro). D’altronde Mario Draghi ha più volte ripetuto di voler fare tutto ciò che è in suo potere per dare una scossa all’economia continentale. Non si può escludere quindi alcuna mossa, magari anche a sorpresa. Mancano solo due giorni e la nostra curiosità verrà accontentata.

Regno Unito, clima di incertezza

Preoccupano il rallentamento della crescita economica (in particolar modo il comparto dei servizi), la volatilità dei mercati globali e la Brexit, ovvero l’eventuale uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea. Quest’ultimo punto imperverserà fino al 23 giugno, data del referendum, e fa nascere ogni giorno nuove incertezze. Una situazione sicuramente nuova per questa nazione che è stata nell’ultimo quinquennio un baluardo di stabilità in un Vecchio Continente governato dalla fluttuazione e dalla precarietà. Diminuzione della disoccupazione, boom del mercato immobiliare, risalita della sterlina, tutto faceva pensare ad un aumento dei tassi di interesse da parte della Bank of England. Ma sono bastate le parole di Boris Johnson, sindaco di Londra, in favore della Brexit a far crollare la divisa britannica e a portare nuove perplessità sui mercati finanziari. Sullo sfondo rimane il sogno degli euroscettici: far diventare la Gran Bretagna, la nuova Singapore, un agglomerato di servizi commerciali e finanziari capace di fare affari con tutto il mondo senza essere frenato dall’UE. Per il momento quindi la crescita dei tassi di interesse rimane lontana.

Stati Uniti d’America, forza lavoro in continua crescita

I dati macroeconomici provenienti dagli USA per quanto riguarda il mondo del lavoro sono assolutamente confortanti. Il numero degli occupati è in continuo aumento e il beneficio in termini di fiducia comincia ad essere generale. Le spese delle famiglie sono in aumento e la crescita economica è riscontrabile leggendo diversi dati. Fa eccezione solamente il comparto manifatturiero. Tutto ciò non può che riflettersi sulle decisioni di politica monetaria della Federal Reserve, il cui board direttivo si riunirà il 15-16 marzo per valutare le condizioni attuali dell’inflazione e dell’occupazione, i due obiettivi cardine della banca centrale a stelle e strisce. Gli economisti non prevedono grandi stravolgimenti per questa settimana ma in prospettiva questi fattori avranno sicuramente il loro peso. Janet Yellen e i membri della FED metteranno sui piatti della bilancia economica mondiale la forza americana e la debolezza di numerosi Stati esteri e, con grande probabilità, lasceranno i tassi allo 0,25-0,50%.

Cina, debolezza e piani di crescita

L’economia del Dragone appare sofferente. Gli ultimi Pmi hanno fatto registrare una situazione in rapido deterioramento, con un grosso divario tra le imprese statali che si sono giovate di investimenti governativi e le imprese private che invece si ritrovano a continuo rischio deflazione. Il primo ministro cinese Li Keqiang sabato, in apertura del Congresso nazionale del Popolo, ha presentato alla nazione il nuovo piano economico quinquennale: l’obiettivo di crescita media si attesta sul 6,5-7% da qui al 2020 e si stima una crescita nel deficit fiscale al 3% del Pil per il 2016. Le Borse lunedì hanno reagito positivamente, ma già oggi sono usciti i nuovi dati macroeconomici riguardanti il commercio estero e sono molto preoccupanti: – 20,6%. Non resta che attendere i dati sull’inflazione per avere un quadro della situazione più completo.

Giappone e Brasile in frenata

Due Stati così lontani eppure per tanti versi così simili. Entrambi stanno vivendo un periodo molto difficile dal punto di vista macroeconomico. Nel Paese del Sol Levante il Pmi servizi è ai livelli minimi da sette mesi e la Bank of Japan si è detta pronta a tagliare nuovamente i tassi di interesse. In Brasile, il Pil lo scorso anno ha fatto segnare il rallentamento più importante da vent’anni a questa parte, mentre l’inflazione continua a salire; gli analisti si attendono un aumento dei tassi entro la fine dell’anno.