Mediaset Vivendi: Accordo per scambio azionario e Premium

Le trattative tra Mediaset e la francese Vivendi sembrano essere arrivate alla conclusione. Oggi ci dovrebbe infatti essere l’incontro cruciale dopo quelli già avvenuti ieri; incontro che potrebbe portare alla firma di un accordo storico.

Secondo le ultime indiscrezioni, l’annuncio dell’accordo dovrebbe arrivare tra oggi e domani. Intesa raggiunta grazie al prezioso apporto di Tarak Ben Ammar, imprenditore e uomo di fiducia della famiglia Berlusconi. Ma vediamo quali sono i punti clou della partnership industriale.

Mediaset Vivendi I punti della trattativa

Innanzitutto la pay tv Mediaset Premium dovrebbe essere ceduta a Vivendi con uno scambio azionario di una quota del 3,5% delle due imprese. L’operazione complessiva si aggira intorno agli 800 milioni di euro e prevede che ai francesi andranno i diritti del calcio, le redazioni e i 300 dipendenti di Mediaset Premium Spa.

Gli otto canali tematici (come ad esempio Mya, Steel e Joy) rientrano invece sotto il controllo di Rti: quindi Mediaset seguiterà a produrre i contenuti di queste reti che verranno ospitati da Premium.

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Accordo in vista tra Mediaset e Vivendi per l’acquisizione di Mediaset Premium

Il divario di valore fra le azioni Mediaset (quotizzate 150 milioni di euro) e quelle Vivendi (giudicate 880 milioni di euro) sarebbe coperta da Premium, che vale 730 milioni di euro.
Inoltre sarebbe in ballo anche la cessione della quota di Premium in possesso della spagnola Telefonica (pari all’11%) e l’entrata di Pier Silvio Berlusconi nel Consiglio d’Amministrazione della holding transalpina.

L’ACCORDO E LE PROSPETTIVE FUTURE

Il mercato finanziario, nelle parole degli analisti e degli investitori, non appare al momento favorevolmente colpito dall’accordo, in quanto la media company del tycoon bretone Vincent Bolloré sta già lavorando per un rilancio di Canal+. L’acquisto di Mediaset Premium però, nelle intenzioni dei manager francesi, rientra in un progetto molto più vasto che mira alla creazione di una Netflix dell’Europa meridionale, con il contributo della partecipata Telecom Italia e della spagnola Telefonica. Inoltre Berlusconi e Bolloré puntano a fondare un grande network europeo che riesca a competere ad armi pari con i grandi rivali diretti, primo fra tutti Sky.