Matteo Renzi: le misure Economiche saranno efficaci?

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Presentate in pompa magna in un conferenza stampa epocale, per stile comunicativo e contenuto, le misure economiche proposte dal Governo Renzi hanno fin dall’inizio ispirato un acceso dibattito. Sono molti gli spunti che stanno coinvolgendo analisti e think tank italiani.

Il primo punto del dibattito riguarda la fattibilità. Il presidente del Consiglio ha parlato di riforme e di interventi legislativi a vario titoli e questi, se presi nel loro insieme, valgono qualche decina di miliardi. Tutti noi abbiamo in mente la difficoltà, praticamente ostativa, con cui qualche mese fa l’ormai defunto Governo Letta è riuscito a racimolare 500 milioni per evitare il pagamento della seconda rata dell’Imu prima casa. Dove intende Renzi trovare tutto questo denaro? La domanda assume un’importanza cruciale soprattutto alla luce dell’intenzione di non sforare il tetto del 3% del rapporto deficit-Pil. Il sindaco di Firenze ha risposto a questo quesito citando i tagli alla spesa, ma l’argomento suscita ancora qualche perplessità.

Il secondo punto, forse quello più importante, riguarda l’efficacia delle misure presentate. Il nucleo della proposta renziana risiede nel taglio del cuneo fiscale. Con cuneo fiscale si intende la differenza tra il salario del lavoratore e le risorse che l’impresa deve impiegare per mantenerlo. Il taglio previsto gioverà al lavoratore e non all’azienda, a tal punto che – si stima – la busta paga di chi non supera i 1500 euro mensili sarà più pesante di 80-90 euro. Tale decisione è facilmente spiegabile: Renzi vuole monetizzare i 10 miliardi necessari alla riduzione del cuneo.

Ad ogni modo, un intervento di questo tipo è senza dubbio utile, soprattutto in prospettiva “aumento dei consumi”. Va da sé che se un cittadino del ceto medio-basso si ritrova a fine mese qualche decina di euro in più, spenderà questo denaro anziché conservarlo. La Cgia di Mestre, considerato un istituto generalmente “pessimista” e raramente filo-governativo, ha stimato un aumento dei consumi nell’ordine dei 9 miliardi all’anno. Un bel risultato.

Ciò non toglie che le risorse impiegate nel taglio del cuneo fiscale potrebbero essere utilizzati in maniera ancora più efficace. Un’alternativa è stata proposta dalla Confindustra e in particolare dal presidente Giorgio Squinzi. L’alto dirigente ha plaudito la scelta di ridurre il cuneo ma ha manifestato qualche perplessità sulla “direzione” dello stesso. Secondo lui, infatti,andrebbe diretto alle aziende e non al lavoratore. In quest’ultimo caso (quelli prospettato da Renzi) a giovarne sarebbero soprattutto i consumi ma nel primo caso a giovarne sarebbero sia le imprese sia i cittadini. Se le aziende pagano meno tasse, infatti, hanno più risorse per creare occupazione e, questo è ovvio, un posto di lavoro (e un reddito più o meno certo) pone basi molto solide per un aumento dei consumi.

Squinzi ha posto la questione in maniera abbastanza polemica: “Sarebbe interessante chiedere agli italiani se vogliono un lavoro o qualche decina di euro in più in tasca. Il costo del lavoro il fattore che più ci penalizza rispetto alle economie avanzate. Più di 35 punti di svantaggio competitivo rispetto alla Germania sono un abisso che non possiamo pensare di colmare facendo leva sulla nostra creatività e fantasia”.

Foto originale by thierry ehrmann

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