Materie prime 2015: i problemi che gli investitori affronteranno

Da più parti, giungono indicazioni circa la necessità di abbandonare, almeno per il 2015, l’investimento nelle materie prime. L’indicazione più importante riguarda il prezzo del petrolio. Era da decenni che non si assisteva a una discesa così repentina. Non che gli altri asset se la siano passati granché bene: tra oro, rame e grano i prezzi si sono contratti in media del 10% nell’arco dei dodici mesi.

Eppure, basare le proprie scelte di investimento solo sulle performance del passato non rappresenta una strategia valida. Dunque, c’è ancora speranza per chi vuole investire – o ha già investito e incontra difficoltà a cambiare – nelle materie prime. Il trucco sta nel farsi trovare preparati. Da questo punto di vista, un contributo importante viene da Massimo Fracaro, giornalista del Corriere della Sera esperto in investimenti e dal suo libro “Come investire nel 2015”.

La domanda che tutti gli investitori nelle materie prime si pongono e si è posta anche il giornalista è: il trend fortemente ribassista è destinato a scendere? Fracaro ammonisce coloro che intendono prevedere l’andamento del prezzo studiando il passato più prossimo. Quest’errore è tra i più tipici (lo commettono anche i fondi di investimento) e tra i più gravi. L’unico modo è analizzare le prospettive della domanda e dell’offerta, e anche cercare di prospettare il futuro al di fuori dell’economia. C’è chi lo ha fatto, più o meno. La voce più autorevole è quella degli esperti dell’Arabia Saudita, i quali pensano che il prezzo si stabilizzerà quest’anno sui 60 dollari.

Potrebbero avvenire, poi, degli eventi in grado di cambiare l’attuale tendenza del petrolio o di accentuarla ulteriormente. Gli investitori, ovviamente, non hanno voce in capitolo ma possono comunque intuire i segnali e agire di conseguenza. L’evento in grado di invertire la rotta, e ispirare un aumento dei prezzi è l’eventuale decisione dell’Arabia Saudita di tagliare la produzione. Fino ad ora si è rifiutata di farlo per il timore di perdere le proprie quote di mercato. L’evento in grado di accentuare il calo, invece (posto che il paese arabo non ritocchi la produzione) è il proseguimento delle difficoltà economiche dei colossi, con conseguente riduzione della domanda.

E l’oro? Ormai, almeno tecnicamente, non è considerabile come un bene rifugio. E’ un asset come tutti gli altri. Ad ogni modo, è molto volatile dunque per i più esperti rappresenta ancora una buona fonte di speculazione. Il 2015 potrebbe riservare qualche sorpresa, come la rivalutazione dell’oro giallo. Sia chiaro, per tutto lo scorso anno si è svalutato e lo sta facendo tutt’ora, ma se si ritornasse a una situazione simile allo shock petrolifero del 1980, l’oro potrebbe rivalutarsi in fretta. Anche in questo caso, si tratta di interpretare i segnali al di fuori dell’economia e della finanza.

Fracaro riporta alcune previsioni di Barron’s (settimanale finanziario americano) sullo stagno. Alla chetichella, al riparo dai riflettori del trading internazionale (o più semplicemente popolare), questo metallo potrebbe conquistare le scene del 2015. Molto banalmente, potrebbe fortemente aumentare il suo prezzo. Perché? I motivi sono quasi banali: Cina e Indonesia, i maggiori esportatori, stanno incontrando delle difficoltà nella sua estrazione. Il tutto mentre nel mondo cresce la domanda di stagno, dal momento che è un materiale sempre più importante nell’elettronica. Domanda su, offerta giù, e il prezzo sale.