La guida fiscale per marketer e blogger

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Negli ultimi 10 anni c’è stato un aumento esponenziale di persone che guadagnano tramite internet e in particolare dei cosiddetti marketer, ossia coloro che guadagnano dalla vendita di servizi o prodotti online e che quindi hanno lanciato un vero e proprio business. Come funziona però a livello legale questa questione? Com’è possibile denunciare in maniera fiscalmente corretta gli introiti e quindi i redditi che si andranno a generare grazie ad internet? Quando si viene considerati liberi professionisti e si ha quindi bisogno di aprire la Partita Iva? A queste e a molte altre domande si sente spesso rispondere con la classica frase: “tanto finché non arrivi a fare più 5000 euro all’anno puoi stare tranquillo.” E’ davvero così? Questi sono alcuni dei punti che va a toccare questo articolo. marketer

La guida fiscale per il marketer

Quello che approfondiremo in questo articolo è quell’attività che genera delle rendite fatta da marketer e che quindi ha a che fare con un proprio sito web o blog a seconda della tipologia con cui si lavora o per chi magari è entrato nel mondo delle affiliazioni con l’ormai noto: affiliate marketing.

Senza fare nessuna distinzione, qualunque sia il tuo blog, se ti porta dei guadagni, questi andranno dichiarati e quindi tassati per le imposte dirette. In questo settore pochi hanno una chiara visione su cosa sia corretto fare o meno e ci si basa per lo più sul passaparola e quindi sull’amico dell’amico che ha guadagnato X ed ha agito in una determinata maniera. A tal proposito va sottolineato come a livello legislativo non esista, in Italia, una regolamentazione che spieghi come andare a dimostrare le proprie entrate grazie al mondo online, quindi bisogna sapere esattamente come dichiarare al Fisco i propri guadagni da internet.

La Partita Iva per il Marketer

La domanda che più si sente sul web tra i marketer è “ma devo aprire per forza la Partita Iva?” oppure “ma se mi mantengo sotto i 5000 euro annui, devo aprirla ugualmente?”. La realtà è una: se si tratta di piccole “prestazioni occasionali” e quasi fortuite, allora non è strettamente necessario, ma qualora l’attività venga esercitata abitualmente, allora risulta obbligatorio aprire la Partita Iva. Scendendo più nello specifico, fare affiliate marketing o avere dei banner sul proprio sito/blog viene considerato un’attività continuativa, anche perché se ci pensate bene, il banner rimane in esposizione per sempre 24h una volta che viene inserito, motivo per cui, per questa attività è obbligatorio avere una Partita Iva. Tuttavia, va sottolineato come ogni caso per ogni singolo marketer va analizzato individualmente e quindi la stessa Partita Iva, non scatta necessariamente in relazione al fatturato. Non c’è ancora un parametro oggettivo universale che regolamenti questo mondo. Prima di decidere quindi se andare ad inserire dei banners, ad esempio grazie a Google AdSense, bisogna effettuare le dovute valutazioni, soprattutto perché aprire una Partita Iva ha dei costi e ha anche dei costi di gestione, per cui se i guadagni futuri saranno davvero esigui, non risulta molto conveniente inoltrarsi in questo mondo.

Tasse per il marketer

Qualora si decida di aprire la Partita Iva, la prima cosa da fare sarà quella di aderire al regime forfettario, un regime fiscale agevolato e vantaggioso che consente di essere esonerati dagli adempimenti Iva, Irap e dalla compilazione degli studi di settore. Aprendo la Partita Iva bisognerà anche presentare ogni anno la dichiarazione dei redditi, dove ci saranno delle imposte pari al 5% del reddito netto, per i primi 5 anni e poi la cifra aumenterà fino al 15% con l’aggiunta dei versamenti per l’Inps.
Un altro dei problemi che ci sarà poi per ogni marketer sarà quest’ultimo dei contributi fissi Inps, che saranno obbligatori da versare indipendentemente dal volume di affari. Grazie al regime forfettario però si potrà ottenere una riduzione del 35% di questi contributi fissi. Per poter effettuare l’adesione al cosiddetto regime contributivo agevolato bisognerà inviare all’inps una comunicazione durante l’iscrizione o per chi è già iscritto, dovrà comunicare il tutto entro il 28 febbraio.

Google Adsense

Per quanto riguarda gli introiti generati grazie a Google AdSense, bisognerà fatturarli senza alcuna indecisione e secondo le normative fiscali in vigore dal 1 gennaio 2013, bisognerà utilizzare il “reverse charge” ossia, in parole povere, l’iva dovrà essere assolta dal soggetto destinatario che in questo caso risultata proprio Google Adsense. Questo regime fa sì che Google riceva la fattura in Irlanda ma senza Iva, poiché quest’ultima verrà gestita da Google stessa nel paese in cui è residente, ossia l’Irlanda stessa. La fattura deve essere spedita (ovviamente anche tramite email) a Google e dovrà avere nell’intestazione l’entità contraente, tra le sottonotate, verificabile nella pagina termini e condizioni del proprio account Adsense:

  • Google Ireland Ltd
  • Google Ireland
  • Google Advertising (Shanghai) Company Limited
  • Google Asia Pacific Pte. Ltd.

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