Mario Draghi in chiusura al FMI: inflazione al 2% entro il 2018

Dalla sede del Fondo Monetario internazionale di Washington, Mario Draghi ha annunciato che la Banca centrale europea potrebbe finalmente arrivare al fatidico 2% come livello di inflazione entro la fine del 2018 e l’inizio del 2019.

Come si pensa di raggiungere questo obiettivo?

Come già ribadito precedentemente, il presidente della BCE, sostiene di non aver nessun problema a continuare ad adottare manovre di politica economica a favore dei Governi per lasciargli il dovuto tempo a disposizione per rimettersi in sesto. A che cosa si fa riferimento più nello specifico? A lasciare i tassi invariati sulle operazioni di rifinanziamento, d’accordo con la Yellen, presidente della Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti. Tempistiche che però non potranno durare per sempre, infatti Mario Draghi stesso auspica, ma soprattutto esorta i governi dell’euro zona ad accelerare la ripresa con provvedimenti rivoti al bilancio statale e a riforme strutturali.

Quando assisteremo alle prime modifiche nelle politiche monetarie della BCE?

La Bce renderà note le sue nuove previsioni macroeconomiche a dicembre, momento in cui avrebbe anche la possibilità di andare a modificare il Qe, ma come già preannunciato e specificato anche in momenti differenti, sembra che Mario Draghi abbia intenzione di lasciare tutto invariato almeno fino a marzo. “Flessibilità” in questo caso, risulta il migliore aggettivo per descrivere le politiche economiche europee.Mario Draghi

Un’ulteriore esortazione, che potrebbe essere intesa anche come un vero e proprio ammonimento è quella fatta nei confronti della Germania, sollecitata ad operare con un focus specifico sull’incremento delle produttività. Questo perché ha a disposizione un maggior margine di manovra per interventi economici volti a favorire la ripresa dei restanti paesi europei. Mentre invece Paesi con un debito superiore, come l’Italia, che non possono districarsi in interventi simili, sono stato esortati a prendere provvedimenti diversi.
Tagli alle spese, aumenti degli investimenti pubblici e più che mai, una riduzione delle tasse, soprattutto quelle sul lavoro, per un rilancio dell’economia del Paese.

Che sia la volta buona?

Sicuramente la politica monetaria di Mario Draghi ha prodotto i suoi frutti: una crescita del 1,3% e una maggior inflazione, 1,4%. Non ci resta che sperare che il governo italiano ascolti questi suggerimenti e si attivi con i dovuti provvedimenti, soprattutto sulla riduzione delle imposte sul lavoro che andrebbero a rilanciare l’intera economia del paese, dalle realtà più micro a quelle più macro.