Mario Draghi: il Quantitative Easing non basta più

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha partecipato alle “Giornate della cultura” a Francoforte e nel discorso introduttivo ha parlato di Quantitative Easing. Ebbene secondo il numero uno della BCE questo non basta più ed è necessario studiare qualcos’altro per cambiare l’Europa.

Necessario riesaminare la politica monetaria

Come prima cosa, Draghi ha sottolineato come il direttivo della Bce, durante la prossima riunione fissata per dicembre, “dovrà riesaminare la politica monetaria” per mantenerla accomodante. Inoltre ha ribadito che la politica di acquisto degli asset “procede in modo equilibrato” e che sta avendo un impatto positivo sui costi e sull’accessibilità del credito per le imprese e i risparmiatori, ma è necessario valutare la situazione globale: “il programma attuato finora è stato senza dubbio efficace ma dobbiamo valutare se, con l’indebolirsi dell’economia mondiale, sia anche efficace nel contrastare le spinte avverse che potrebbero ostacolare un ritorno alla stabilità dei prezzi del medio termine”. In altre parole, si capisce che, se le economie che hanno trainato la ripresa mondiale dovessero rallentare ulteriormente e più del previsto, l’iniezione di liquidità del Quantitative Easing potrebbe non essere sufficiente per riportare l’inflazione attorno al 2%.

Nuove regole e nuovo assetto istituzionale

Il presidente dell’istituto di Francoforte ha preso poi in esame diversi aspetti che uniscono e insieme dividono gli stati dell’Eurozona. Ha parlato della fragilità della congiuntura e del dovere di dare una risposta ai troppi disoccupati, soprattutto tra i giovani. Cosa che potrebbe lasciare uno spiraglio per gli stati come Francia ed Italia che chiedono un allentamento dei vincoli di bilancio.
Ha parlato infine di assetto istituzionale, affermando che “abbiamo bisogno di un nuovo patto che impedisca il riemergere delle sfide appena affrontate. È una conclusione non nuova, già raggiunta nell’estate del 2012 quando il Consiglio europeo diede mandato ai presidenti del Consiglio stesso, della Commissione, dell’Eurogruppo, a me stesso e successivamente al Parlamento europeo, di disegnare un percorso credibile che completasse la nostra unione monetaria”. Conclude dicendo che è arrivato il momento che la riflessione “si tramuti senza ritardi ingiustificati in un processo istituzionale in grado di conseguire risultati concreti”.

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