Mario Draghi smuove l’Europa: nuove misure per rilanciare l’economia

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Mario Draghi ha deciso di non aspettare oltre e aggredire la crisi in maniera proattiva, varando nuove manovre contro il rischio della deflazione e applicando sostanziali riforme per stimolare la crescita dell’economia reale. Il presidente della Banca Centrale Europea ha dimostrato attraverso le decisioni pronunciate nella conferenza del 5 giugno di non essere affatto rassegnato alla crisi che il Continente sta vivendo, e di poter fare di tutto (ma non di più) per scoraggiare il pericolo deflattivo.

Come era lecito attendersi, i listini europei come quelli d’oltreoceano hanno risposto positivamente alle parole del capo economista riportando ottimi guadagni; anche lo spread ha partecipato all’euforia generale chiudendo in forte ribasso. Ma cos’ha detto Draghi di così importante da mandare in fibrillazione l’intera Europa  e il resto del mondo? Ecco di seguito le importanti misure che, tutti si augurano, riusciranno a stimolare la crescita e ricacciare indietro lo spettro della deflazione e non solo.

Taglio dei tassi

La BCE si impegna a tagliare i tassi sul costo del denaro dall’attuale 0,25% allo 0,15% e i tassi sui depositi marginali allo 0,4%. Ma la manovra più concreta è stata sicuramente quella operata sul tasso d’interesse dei depositi, che è stato portato a -0,1%. L’idea che sta dietro questa azione è che se le banche non sono ricompensate nel “posteggiare” le loro riserve presso la Banca Centrale, ma anzi devono pagare per farlo, allora saranno più propense a concedere prestiti alle famiglie e alle imprese per cercare situazioni redditizie.

Fine della sterilizzazione dei titoli Smp

Sin dal 2010 con il Securities Market Program (Smp) la BCE ha drenato con cadenza settimanale la liquidità immessa nel sistema economico proveniente dall’acquisto di titoli di Stato. A fronte delle dichiarazioni avvenute nella conferenza però, la stessa Banca Centrale ha deciso di cessare la sterilizzazione dei titoli garantendo in questo modo un’immissione nel sistema di 175 miliardi di euro.

Prestiti Targeted LTRO

Draghi ha presentato un nuovo piano di finanziamento alle banche che dovrà essere usato specificatamente a favore delle famiglie e delle imprese. Tuttavia tali prestiti, che sono volti agli istituti privati non finanziari, escludo i mutui per l’acquisto delle case. “Il totale combinato consentito inizialmente è di 400 miliardi di euro. Altri due “TLTRO” saranno condotti a settembre e dicembre 2014” ha commentato Draghi spiegando il piano. Il pacchetto di nuove misure mira a riportare l’inflazione ad un livello sostenibile del 2%.

Acquisti a titolo definitivo degli Asset Backed Securities (ABS)

Il consiglio direttivo sta lavorando per “intensificare i lavori preparatori relativi ad acquisti a titolo definitivo nel mercato ABS per migliorare il funzionamento del meccanismo di trasmissione della politica monetaria, favorendo nuovi flussi di credito all’economia.” Gli Asset Backed Securities sono in sostanza prestiti contenuti in un unico titolo che hanno il comportamento di un’obbligazione e che vengono rimborsati dai debitori ai creditori. Draghi con questa mossa intende migliorare le condizioni di finanziamento delle piccole imprese e mandare un segnale di totale apertura a un piano di Quantitative Easing, giacché questi stessi titoli sono quelli che furono acquistati a suo tempo della Federal Reserve americana (autrice per prima del piano di QE) per tamponare la colossale crisi finanziaria scoppiata nel 2008.

Il processo avviato da Draghi dunque apre una possibilità concreta di rilancio dell’economia reale. Prestando soldi in maniera agevolata alle banche e vincolando queste a prestiti facilitati verso famiglie ed imprese, la BCE potrebbe impegnarsi successivamente a riacquistare il debito generato dalle banche sotto forma di ABS e mantenere cosi il mercato liquido ed evitare tensioni. La Banca Centrale Europea tuttavia, come molti si aspettavano, non ha dichiarato l’avviamento di un piano totale di acquisto di titoli di stato (QE) ma ha fatto intendere che l’opzione è valida ed è, ora più che mai, presente tra le “strategie non-convenzionali”.

Se basteranno o meno le soluzioni presentate nella conferenza di Francoforte, questo sarà possibile stimarlo solo nei prossimi mesi. Bisogna aspettarsi allora, nuove strategie dalla Banca Centrale? L’ultima parola spetta a Mario Draghi, il quale nelle battute conclusive del meeting ha detto, “Abbiamo finito? La risposta è no.”