Mario Draghi: Ecco cosa rischia l’Europa in caso di nuova crisi

Mario Draghi, numero uno della Bce, ha esposto nella prefazione al rapporto annuale della Banca Centrale Europea una sua riflessione circa i possibile scenari futuri. Non aleggia molto ottimismo a Francoforte. Anzi, è grande la paura per una nuova crisi.

Anche perché il banchiere italiano, riferendosi esattamente a un eventuale “nuovo shock” ha espresso dubbi e preoccupazioni. E se è spaventato lui, che detiene – certo in concorso con altri – uno dei massimi poter in Europa, c’è veramente da temere. La sua riflessione ha abbracciato tutti i problemi che attanagliano il Vecchio Continente; ha detto la sua circa i rimedi che andrebbero adottati.

Mario Draghi

Mario Draghi news pessime sul fronte europeo

Cos’ha rilevato di tanto sconcertante Mario Draghi? Semplicemente, si è dimostrato pessimista. E’ già questa una notizia, dal momento che il mandato del banchiere italiano è stato sempre caratterizzato per la capacità di vedere oltre i problemi, di offrire uno scenario positivo, nella speranza di guidare i mercato lontano dal vortice della speculazione. Investitori, analisti, operatori economici e governanti guardano a Mario Draghi come un’ancora di salvezza quando il “mare” dell’ambiente economico è in tempesta. Il fatto che il vecchio timoniere scruti sconsolato il futuro non lascia presagire nulla di buono.

Le prospettive per l’economia mondiale sono circondate da incertezza. Dobbiamo fronteggiare persistenti forze disinflazionistiche. Si pongono interrogativi riguardo alla direzione in cui andrà l’Europa e alla sua capacità di tenuta a fronte di nuovi shock” ha affermato nella prefazione.

La speranza è che queste parole suonino più come un avvertimento che come una campana a morto. Il Continente è pieno di soggetti, politici e non, che parlando della spaccatura dell’Unione Europea. Se arriva persino Draghi a predire sventure…

Mario Draghi Bce all’erta, ma non basta

Questa fosca previsione è stata accompagnata da una lucida riflessione circa i problemi che attanagliano l’Europa. Niente di nuovo sotto al sole, sia chiaro. A tenere banco è la crescita bassa, ben lontana dal favorire un pieno recupero della recessione degli ultimi anni. A destare preoccupazione, però, è soprattutto lo spettro della deflazione, a malapena ostacolato dalla politica monetaria ultra-espansiva di Mario Draghi. Ugualmente grave è la questione della disoccupazione giovanile, potenziale terreno di scontro sociale e destabilizzazione endemica. La paura di Mario Draghi, purtroppo giustificata, è che un’intera generazione vada perduta, nonostante sia “la più istruita della storia”.

Mario Draghi ha anche suggerito qualche soluzione. La ricetta è la stessa che ha propagandato in questi anni, sebbene si segnali un accento maggiore sul concetto di crescita. Nello specifico ha consiglio ai governi sì di proseguire con le politiche di bilancio, ma in un modo che favoriscano la crescita. Analogamente, ha suggerito un intervento sul cuneo fiscale.

Ipotizzando che queste misure venissero prese nell’immediato dai governi… Cosa cambierebbe? In verità, ben poco. Non che Mario Draghi sarebbero consigliare iniziative diverse: i trattati e gli accordi in seno all’UE sono chiari, e orientamenti in senso contrario sarebbe suonati come una rottura netta quanto inopportuna con l’assetto attuale.

Ad ogni modo, l’indicazione di procedere parallelamente con le politiche di bilancio o di crescita è contraddittoria. Delle due, l’una. Se si taglia la spesa pubblica, che giocoforza è anche produttiva e non solo “sprecata” (che è difficile da rintracciare e non fa massa), si impoverisce il Paese, si riduce il potere d’acquisto dei cittadini, costretti a pagare per servizi che prima erano loro garantiti.

Anche il consiglio sul cuneo fiscale appare inadeguato. Intervenire sul costo del lavoro è sacrosanto, ma non basta e non aiuta a stimolare la crescita. Tutt’al più favorisce i consumi, che incidono abbastanza ma non eccessivamente sul Pil. Di contro, non scalfiscono minimamente la disoccupazione.