Draghi si prepara all’acquisto di bond

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Mario Draghi sta preparando il terreno per uno degli interventi più radicali nella storia della Banca Centrale Europea. Il presidente della banca centrale ha infatti palesato un piano d’intervento di acquisto di bond su larga scala se le prospettive d’inflazione dovessero peggiorare.

L’obiettivo non sarebbe quello di difendere la posizione attuale, quanto aumentare significativamente il grado di accomodamento monetario” ha detto il banchiere in capo alla BCE nel discorso del 24 aprile ad Amsterdam, aggiungendo successivamente un rinforzo al celebre ‘whatever it takes’: “il Consiglio direttivo è impegnato, unanimemente, all’ utilizzo di strumenti sia convenzionali che non convenzionali per affrontare con efficacia i rischi di un periodo troppo prolungato di bassa inflazione”.

Le parole di Draghi diventano ora più che mai concrete previsioni di un’azione vicina ai programmi di quantitative easing operati in passato dalla Federal Reserve degli Stati Uniti e dalla Banca Centrale inglese. In questa ottica rimangono cruciali i dati che verranno forniti la prossima settimana sul guadagno dei prezzi al consumo per determinare se è avvenuta una crescita di pari passo con la ripresa economica o se l’area-euro è ancora in bilico, sempre più vicina alla deflazione.

L’inflazione tra i 18 paesi ha infatti rallentato allo 0,5% il mese scorso, ben al di sotto degli obiettivi della BCE del 2%. Draghi ha dunque commentato che un qualsiasi programma di acquisto di asset “deve certamente prendere in considerazione l’eterogeneità, la frammentazione chiamiamola così, del nostro sistema nell’euro – zona, ai fini di un efficace programma d’acquisto”. Un colpo al cerchio e uno alla botte, di pari passo con l’annuncio dell’eccesso di liquidità nel sistema finanziario europeo sceso a 92,9 miliardi (il minimo da dicembre 2011), il presidente della banca centrale ha ravvisato un cauto ottimismo esprimendo la possibilità di intervenire con misure convenzionali in caso di una stretta monetaria ingiustificata dalla forza dell’euro, incluso il taglio dei tassi d’interesse (tassi che rimangono allo 0,25% da novembre insieme a quelli sui depositi allo 0% da luglio 2012) per risolvere eventuali tensioni sui mercati monetari nel breve periodo.

La BCE fatti alla mano programma meeting una volta al mese, più di ogni altra banca centrale e questo – come fa notare lo stesso Draghi nel suo discorso e altri economisti a lui vicini – porta il pubblico e il mercato ad aspettarsi azioni concrete e aggiunge quindi pressioni considerevoli a decisioni che oramai non possono essere più rimandate, che si applichi un piano di acquisto di bond o si decida per una strada alternativa.