Manteniamo un ‘esercito’ di persone: 20 miliardi l’anno

L’Esercito Italiano costa 20 miliardi di euro l’anno: quasi il doppio rispetto a quanto spende, ad esempio, Israele per finanziare le sue impegnatissime forze armate. Risorse utilizzate in gran parte per la difesa e la sicurezza del territorio e dei cittadini, ma non senza paradossi e privilegi. Basti pensare che tra gli effettivi dell’Esercito circa una persona su dieci ha il grado di ufficiale, e che abbiamo un maresciallo ogni due soldati di truppa.
Se si esclude il corpo dei Carabinieri, che da solo assorbe circa 6 miliardi della spesa complessiva destinata al Ministero della Difesa, e le Forze Armate terrestri dell’Esercito, per il cui approntamento e impiego se ne spendono quasi 5, la voce di bilancio che più incide sulle casse dello Stato è quella relativa al Segretariato Generale della Difesa per la pianificazione generale delle forze armate: per il 2016 è prevista una spesa di oltre 3 miliardi, compresi gli approvvigionamenti militari. Per mantenere l’Aeronautica spendiamo quasi 2 miliardi e mezzo e per la Marina altri 2 miliardi.

La spending review non tocca le Forze Armate

La crisi economica e la spending review stanno minando il welfare italiano diminuendo le risorse a disposizione della sanità, dell’istruzione e per le pensioni, mentre aumenta la disoccupazione e peggiorano le condizioni di lavoro. Il budget destinato alle spese militari, però, non viene intaccato. Dalle analisi di Altraeconomia, basate sui dati Istat, emerge che negli ultimi venti anni la spesa pubblica destinata alle Forze Armate è aumentata del 23%, assestandosi su una cifra sempre intorno ai 20 miliardi annui.
A dispetto della riorganizzazione voluta nel 2012 dall’ex ministro della Difesa Di Paola, che puntava ad avere meno uomini ma più addestrati e con mezzi migliori, le spese per il personale sono ancora quelle che più incidono sul bilancio delle Forze Armate. La quasi totalità dei quasi 5 miliardi destinati all’Esercito, ad esempio, finisce in stipendi e assegni al personale, mentre per la ricerca e l’innovazione tecnologica nel settore della Difesa la spesa non arriva a 50 milioni l’anno.

Un Esercito di comandanti

Esercito di quarantenni. Credits: raffaelesergi1977, flickrA determinare gli alti costi del personale militare italiano è, in buona parte, la sua composizione in sia in termini anagrafici che di grado. Secondo recenti stime, l’organico complessivo dell’Esercito conta poco più di 180 mila unità, di cui 23 mila con il grado di ufficiale, 72 mila con il grado di sottoufficiale e appena 83 mila soldati semplici di truppa. In totale l’Esercito “vanta” 500 generali e ben 57 mila marescialli. Inoltre, i nostri militari sono sempre più anziani e sempre meno addestrati.

Giovani addio: in guerra i quarantenni

Il capo di stato maggiore della Difesa, Generale Graziano, in una recente audizione parlamentare ha lanciato l’allarme, esprimendo l’esigenza di un ringiovanimento delle Forze Armate, legato alla necessità di garantire uno strumento militare efficace. L’età media del personale militare è intorno ai 39 anni ma è destinata a salire a 46 anni nell’arco di una decina di anni, rischiando di inficiare le capacità operative delle Forze Armate.
La situazione non sembra destinata a migliorare anche perché la riorganizzazione dell’Esercito varata nel 2012, che prevede una riduzione dei militari in servizio da 180 mila a 150 mila unità, è effettuata principalmente tagliando i nuovi arruolamenti, e quindi impedendo a forze giovani di indossare la divisa.

Veterani a vita

I reparti dell’Esercito che più accusano il peso dell’età sono quelli da combattimento oggi impegnati nelle operazioni militari all’estero, composti prevalentemente da veterani di oltre 35 anni con già diverse missioni alle spalle. Una situazione originata dall’elevato numero di militari arruolati dal 2005, quando si decretò la fine del servizio di leva per passare a un esercito di professionisti. Vista anche la poco rosea situazione del mondo del lavoro “civile”, la gran parte delle assunzioni sono diventate permanenti determinando il progressivo invecchiamento dell’Esercito. Fonte: amministrazione trasparente: il bilancio di previsione 2016 del Ministero della Difesa