Il Management Aziendale: come sara’ nei prossimi 50 anni

Non è la prima volta che il mondo del business cerca di prevedere se stesso. C’era riuscito, con una certa precisione, già nei primissimi anni Cinquanta, quando venne riconosciuto dal mondo del menagement che una nuova mentalità era nata con i baby boomer e che questa avrebbe fatto piazza pulita del vecchio modo di fare business.

Oggi, si cerca di replicare l’esattezza di certe previsioni, ovviamente proiettandolo al futuro. Come cambierà il modo di fare azienda nei prossimi decenni? E’ una domanda legittima. Innanzitutto, perché è da sempre ambizione dell’uomo quella di conoscere in anticipo ciò che sarà e, in secondo luogo, perché in un periodo di incertezza come quello che stiamo vivendo oggi pensare al futuro è, dopotutto, un’attività in grado di fare ordine.

La previsione più azzardata – perché si proietta al 2070 – ma forse più razionale – perché si basa in modo ferreo su evidenze del presente – è quella realizzata dal McKinsey Global Institute e riportata da Milano Finanza.

Come anticipato poc’anzi,  le elucubrazioni della McKinsey sono partiti da evidenze odierne. O meglio, da fattori che oggi sono importanti e un domani lo saranno ancora di più.

Il dinamismo dei mercati emergenti

La definizione “emergenti” è ormai obsoleta: sono già emersi. Eppure, stanno continuando a crescere. Certamente, stanno presentando il conto di questa crescita all’Occidente: il prodotto della prosperità economica è la nascita di una classe di professionisti forte non solo di un’economia salda (o in ascesa) ma anche di elementi culturali spesso diversi da quelli europei e americani, ma in grado di fare la differenza. Pensiamo solo allo stokanovismo cinese: se molti dirigenti del futuro saranno cinesi, è prevedibile che imporranno certi ritmi al loro modello di business e, di conseguenza, allo scenario competitivo.

Tecnologia e connettività

Il vecchio modo di intendere la tecnologia, secondo cui era uno strumento per ridurre i costi di produzione, è ormai tramontato. Oggi tecnologia vuol dire soprattutto connettività. Una mentalità che faccia della connettività il suo asse portante apre la strada a parecchie novità, tutte legale al mondo della information technology. Novità  che la ricerca snocciola così: “Si giungerà a una realtà in cui le aziende possono partire e acquisire scala con incredibile velocità, in cui il valore si sposterà voracemente tra vari settori, in cui giovani imprenditori e nuove imprese risulteranno avvantaggiati rispetto alle vecchie grandi imprese, in cui il ciclo di vita delle aziende si sarà notevolmente accorciato, in cui il processo decisionale sarà diventato molto rapido”.

L’intelligenza artificiale

Se da un lato la tecnologia ha ucciso, o sta uccidendo, il lavoro manuale “non creativo”, dall’altro lato una nuova componente – anch’essa tecnologica – rischia di privare l’uomo del suo posto di lavoro: l’intelligenza artificiale. Nel futuro, saranno in crisi anche i lavoratori di concetto. Quali le implicazioni per  il modello di business? E’ semplice: ai  lavoratori, per non essere soppiantati, verrà chiesto un lavoro meno replicabile, anche a livello di idee. Questo farà accrescere l’importanza della creatività, unico aspetto che – almeno per il prossimo immediato futuro – separerà per certo gli uomini dalle macchine.

Sullo sfondo, il bisogno dell’agilità, della fluidità. Chi si fa conquistare dall’inerzia, o dalla paura del nuovo, rischia di essere spazzato via. Un antipasto di questo processo, che diventerà sistemica, è stato fornito dalla questione “smartphone”. Si legge nella ricerca: “Chi è agile sarà premiato. Per esempio, solo pochi dei produttori tradizionali di telefonia mobile sono sopravvissuti alla frattura causati dall’iPhone di Apple. Samsung è riuscita a trasformare quella rivoluzione in una occasione per aumentare le proprie quote di mercato.